Google ha ordinato a Intel una grossa quantità di microchip: oltre tre milioni di Tpu – Tensor Processing Unit, una tipologia di microprocessori progettata per eseguire rapidamente i calcoli nei modelli di intelligenza artificiale – nel 2028. È una notizia rilevante perché Intel, un tempo il colosso indiscusso del settore dei semiconduttori, sta cercando di riprendersi da una crisi interna che non le ha permesso né di evolvere le proprie tecnologie produttive né di cavalcare l’onda dell’intelligenza artificiale, che invece ha fatto la fortuna di altri chipmakers.
ANCHE NVIDIA OSSERVA INTEL
Peraltro, la stessa Nvidia – cioè l’azienda nettamente dominante nel mercato dei processori dell’intelligenza artificiale, con una capitalizzazione di circa 5000 miliardi di dollari – sta esaminando la nuova tecnologia manifatturiera di Intel: vuole capire se sia adatta alla costruzione di un nuovo processore che mette insieme quattro chip grafici all’interno di una singola unità.
LA RIPRESA DI INTEL
La ripresa di Intel è evidente anche dall’andamento del suo titolo, che dall’inizio dell’anno è cresciuto di quasi il 169 per cento. Il merito sembrerebbe essere del nuovo amministratore delegato Lip-Bu Tan, in carica dal marzo dell’anno scorso, che dopo una fase di riduzione dei costi – tra corposi licenziamenti e cancellazioni di piani – è riuscito a chiudere dei contratti importanti.
Intel, infatti, fornirà il suo nuovo processo manifatturiero 14A a Tesla, la casa automobilistica di Elon Musk che sta puntando molto sulla guida autonoma e che intende aprire una fabbrica di microchip avanzati in Texas, chiamata Terafab. La società potrebbe anche produrre processori per Apple, che generalmente si affida alla compagnia taiwanese Tsmc per la realizzazione dei systems-on-a-chip presenti negli iPhone e nei Mac.
Intel, inoltre, ha ricevuto investimenti da parte del governo degli Stati Uniti (9 miliardi di dollari), della holding giapponese SoftBank (da 2 miliardi) e della già citata Nvidia (5 miliardi).
CHE SUCCEDE A TSMC?
Come Apple potrebbe affidarsi a Intel anziché a Tsmc per ridurre l’esposizione a Taiwan – la Cina non lo considera un paese a sé stante ma una provincia del proprio territorio e vuole arrivare a controllarlo anche con la forza -, così Google potrebbe fare qualcosa di simile.
La società del gruppo Alphabet, infatti, si è rivolta a Intel perché intende diversificare la propria filiera, estremamente dipendente da Taiwan. Ma anche perché Tsmc sta faticando a stare dietro a tutti gli ordini manifatturieri di microchip, di cui le aziende tecnologiche hanno bisogno per proseguire nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
L’OBIETTIVO DI GOOGLE
Google vuole diventare meno dipendente anche da Nvidia, che attualmente progetta i processori più prestanti e più ricercati dalle società di intelligenza artificiale.
In un’ottica di maggiore autosufficienza e di contenimento dei costi, visti i prezzi dei microchip di Nvidia, Google ha iniziato allora a sviluppare internamente delle alternative proprie: le già citate Tpu, appunto, di cui ad aprile ha presentato due nuove versioni, una dedicata all’addestramento dei modelli linguistici e l’altra all’inferenza.
I DUBBI
Il momento sembra essere insomma favorevole a Intel, ma non mancano i dubbi. Sostituire Tsmc, innanzitutto, è estremamente difficile e al momento non ci sono aziende capaci di garantire gli stessi livelli di qualità tecnologica e di scala produttiva della compagnia taiwanese. Inoltre, un ordine di tre milioni di microchip, per quanto sostanzioso, non è sufficiente a risanare la divisione manifatturiera di Intel, ancora in perdita.







