La conclusione del consiglio federale più lungo della Lega sta in quelle poche, secche, stringate parole di una nota ufficiale che dice: “Matteo Salvini ha ascoltato con attenzione gli interventi nel consiglio federale. È determinato a rafforzare sempre di più la Lega, valorizzando il grande impegno degli amministratori (apprezzati in tutti i territori) all’interno del partito”.
“In tutti i territori” suona come un evidente no al ritorno alla Lega Nord e, aggiornato, al modello Cdu-Csu pompato dai media mainstream che avevano quasi dato per fatta la soluzione, cercando di trasformare la ricerca di un rafforzamento, in un gioco di squadra, della Lega da parte di Salvini in un commissariamento da parte di Luca Zaia sullo stesso Salvini. Viene confermato, quindi, quell’invito da parte del segretario federale a un rilancio di tutto il partito, a partire dal fiore all’occhiello di governatori e amministratori, che Il Tempo di Daniele Capezzone aveva anticipato, dandone una corretta lettura, in cui era centrale il protagonismo del leader leghista.
Lo stesso ex “Doge”, recordman di voti in Veneto, dove oggi è presidente del consiglio regionale, sembra non abbia reclamato al consiglio federale, stavolta chiesto rigorosamente in presenza da Salvini, il suo modello preferito da sempre Cdu-Csu, limitandosi a sottolineare che comunque le ragioni del Nord devono essere più presenti anche nell’agenda di governo.
Il consiglio federale andato avanti per più di tre ore si conclude con un rilancio del segretario sulla necessità di “ripartire da squadra, organizzazione, temi”. “È andata bene, quando si parla di Lega sono sempre felice”, dice ai cronisti il leader leghista, vicepremier, ministro delle Infrastrutture e Trasporti. Si conferma il suo modello di Lega nazionale. Lo stesso Zaia ribadisce che “la Lega è una sola”.
Non mancano, secondo rumors di Montecitorio, momenti di accesa e appassionata discussione, come quando Armando Siri, ex sottosegretario, ex giovane socialista, tra i prescelti di Bettino Craxi, oggi a capo dei dipartimenti Lega, avrebbe accusato i governatori, tra cui anche l’ex presidente del Veneto, di non aver difeso a sufficienza “Matteo”, rifiutando la candidatura alle Europee. Un no che poi, secondo le indiscrezioni, a suo dire, avrebbe “costretto” la Lega, in sofferenza nei sondaggi, a candidare Vannacci. Siri in sostanza avrebbe accusato governatori e ex governatori di non aver fatto sufficiente gioco di squadra a difesa di quella Lega nazionale con la quale Salvini salvò il partito dal precipizio del 3 per cento.
Ma, al di là delle indiscrezioni, è quel gioco di squadra che ora Salvini rilancia da Nord a Sud. E che trova, secondo le indiscrezioni riportate dall’agenzia di stampa Agi, una rivendicazione, che unisce tutta la Lega, per un ritorno di Salvini al Viminale. Bene, si sarebbe detto, la riforma elettorale voluta da FdI, ma la Lega, dopo i risultati ottenuti, ha l’orgoglio e il diritto di rimettere al tempo stesso al centro uno dei suoi temi più identitari: la sicurezza.







