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Perché Sanofi è sotto pressione

Sanofi interrompe in anticipo un trial di fase avanzata su un anticorpo sperimentale per una rara malattia autoimmune, dopo risultati intermedi che ne indicano un’efficacia insufficiente, e il titolo scivola in Borsa tra le preoccupazioni degli analisti sulla pipeline del gruppo. Fatti e commenti

 

Dopo un’analisi intermedia che ha indicato una probabilità insufficiente di efficacia, Sanofi ha deciso di fermare in anticipo una sperimentazione di fase avanzata su un trattamento per una rara patologia autoimmune. La decisione riguarda riliprubart, anticorpo sviluppato per la polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica (CIDP), e riaccende l’attenzione sulla pipeline del gruppo francese, già sotto osservazione per una serie di risultati clinici contrastanti e per la necessità di rafforzare lo sviluppo interno di nuove terapie.

IL PROGRAMMA E LO STOP PREMATURO

Lo studio interrotto rientrava nel programma di fase 3 MOBILIZE, in cui riliprubart veniva valutato in pazienti con CIDP refrattaria ai trattamenti standard. L’analisi condotta da un comitato indipendente di monitoraggio dei dati non ha rilevato problemi di sicurezza, ma ha evidenziato che era “improbabile” che il trattamento offrisse “un’efficacia sufficiente”, portando dunque alla sospensione anticipata del trial.

Il farmaco, riferisce Fierce Biotech, era stato confrontato con placebo su un periodo di 24 settimane in circa 140 pazienti che non avevano risposto a immunoglobuline o corticosteroidi.

IL PIANO SFUMATO DI SANOFI

Sanofi aveva avviato nel 2024 due studi di fase 3 basandosi su dati di fase intermedia che suggerivano un potenziale ruolo del candidato come alternativa sottocutanea alle immunoglobuline endovenose. I trial erano disegnati per includere popolazioni differenti di pazienti con CIDP, con l’obiettivo di valutare risposte cliniche in contesti di diversa sensibilità ai trattamenti disponibili.

VALUTAZIONE DEGLI STUDI IN CORSO

Dopo l’interruzione del MOBILIZE, Sanofi ha dichiarato che verrà valutata la prosecuzione di un secondo studio di fase 3, denominato VITALIZE, in cui riliprubart viene confrontato con immunoglobuline endovenose in pazienti già responsivi alla terapia standard e sottoposti a trattamento di mantenimento stabile. L’azienda ha indicato inoltre che la cessazione dello studio non avrà impatti rilevanti sui costi né sulle previsioni finanziarie per il 2026.

COSA È ANDATO STORTO

Stando a Fierce Biotech, nel programma di fase 2, al termine della 24ª settimana, l’87% dei pazienti in trattamento standard risultava migliorato o stabile dopo il passaggio a riliprubart. Tuttavia, i risultati ottenuti nei pazienti non responsivi ai trattamenti standard non si sono tradotti in evidenze sufficienti nella fase successiva di sviluppo clinico, con la fase 3 che non ha confermato le attese iniziali.

Le sperimentazioni erano state inizialmente programmate per fornire dati nel corso dell’anno, ma i tempi erano stati rivisti a causa di un arruolamento più lento del previsto. Successivamente, modifiche al processo di screening avevano migliorato la velocità di reclutamento, con una valutazione interna che indicava ottimismo sugli effetti del farmaco sugli esiti clinici, secondo quanto riportato dal responsabile R&D Houman Ashrafian in una call sugli utili del primo trimestre.

UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI

Lo stop si inserisce in una serie di insuccessi clinici che hanno coinvolto la pipeline di Sanofi negli ultimi anni. Tra questi, ricorda Fierce Biotech, figurano amlitelimab, anticorpo anti-OX40L che non ha raggiunto gli obiettivi in uno studio di fase 2 sull’asma, balinatunfib, inibitore orale TNF che ha mancato gli endpoint in uno studio di fase intermedia sulla psoriasi, e itepekimab, sviluppato con Regeneron, che ha fallito uno dei due studi di fase 3 nella BPCO.

Il quadro complessivo si è intrecciato con le tensioni nella governance aziendale, che hanno portato alla rimozione dell’ex amministratore delegato Paul Hudson dopo il riconoscimento di un percorso definito “accidentato” per il 2025, caratterizzato da diversi risultati clinici non positivi.

I RISULTATI DEI COMPETITOR

Nel panorama competitivo della CIDP, diverse aziende stanno sviluppando approcci alternativi. Argenx ha già ottenuto l’approvazione della Food and Drug Administration (Fda) per Vyvgart Hytrulo e sta portando avanti studi su un inibitore di C2. Dianthus Therapeutics sta invece sviluppando claseprubart, inibitore di C1 in fase 3, citando i dati di fase 2 di Sanofi come supporto alla rilevanza del target, sostenendo al tempo stesso che i risultati del proprio studio in aperto indichino un potenziale profilo di efficacia superiore rispetto a riliprubart.

COSA DICONO GLI ANALISTI

Gli analisti hanno letto la sospensione dello studio su riliprubart come un ulteriore segnale delle difficoltà di sviluppo che stanno interessando la pipeline di Sanofi, pur con impatti considerati più strategici che immediatamente finanziari. Graham Parry di Citi ha definito la notizia “deludente”, sottolineando come essa rafforzi la necessità di un rilancio della R&D sotto la nuova amministrazione di Sanofi.

In un’ottica più di medio periodo, alcune analisi riportate da società di investimento come Guggenheim Securities avevano inserito riliprubart tra gli asset potenzialmente in grado di generare valore nei prossimi anni, stimando anche un contributo potenziale alle vendite attorno a 480 milioni di euro entro il 2033, a conferma del fatto che il programma era considerato rilevante nella costruzione della crescita futura, nonostante l’esito negativo dello studio di fase 3.

LA REAZIONE DELLA BORSA

Il mercato ha reagito con movimenti contenuti ma negativi nelle prime fasi di contrattazione a Parigi, dove il titolo Sanofi ha registrato un calo fino a circa l’1,5% prima di recuperare parte delle perdite durante la seduta. La flessione è stata interpretata come coerente con un impatto limitato sul valore complessivo dell’azienda, ma con un segnale di pressione sulla pipeline in un momento in cui gli investitori monitorano da vicino la capacità del gruppo di compensare la futura erosione dei ricavi legata ai principali farmaci di punta.

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