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Perché la Bce ha messo il freno a Revolut

La Banca centrale europea ha imposto una serie di restrizioni a Revolut, preoccupata per il lancio continuo di nuovi prodotti e servizi. Intanto, la fintech lavora alla quotazione in borsa, puntando a una capitalizzazione di 200 miliardi di dollari.

L’anno scorso la Banca centrale europea ha imposto una serie di restrizioni a Revolut, l’azienda britannica di tecnologie finanziarie fondata da Nik Storonsky nel 2015 e diventata la startup di maggior valore d’Europa.

Secondo quanto rivelato dal Financial Times, la Banca centrale europea ha temporaneamente limitato la possibilità per la divisione europea di Revolut di lanciare nuovi prodotti finanziari nello Spazio economico europeo, contestando alcune carenze nei processi interni di approvazione delle novità commerciali. La decisione – finora mai resa pubblica – è particolarmente significativa perché colpisce uno degli elementi centrali del modello di business di Revolut: la capacità di sviluppare e distribuire rapidamente nuovi servizi.

COSA FA (E COME VA) REVOLUT

Revolut è una banca digitale, senza sportelli fisici, che offre conti correnti e di risparmio, trasferimenti internazionali di denaro, investimenti in azioni e obbligazioni, trading di criptovalute e una serie di funzionalità per il pagamento delle utenze e per la gestione del patrimonio: recentemente ha ottenuto la licenza bancaria completa nel Regno Unito e ha presentato domanda negli Stati Uniti. Il singolo maggiore azionista è Storonsky, con una quota di quasi il 30 per cento.

Nel 2025 la società ha registrato una crescita del 57 per cento dell’utile ante imposte, salito a 1,7 miliardi di sterline su 4,5 miliardi di entrate. Punta a quotarsi in borsa con una capitalizzazione di 200 miliardi di dollari; attualmente, secondo il Financial Times, sta portando avanti un’operazione di vendita di azioni che l’ha portata a una valutazione di 115 miliardi.

COSA CONTESTA LA BCE A REVOLUT

La Banca centrale europea non contesta tanto la solidità patrimoniale di Revolut, quanto la sua governance: ritiene, in sostanza, che i meccanismi utilizzati dalla fintech per valutare e approvare i nuovi prodotti non siano abbastanza robusti rispetto alla velocità di crescita della società.

Come riportato dal Financial Times, la Banca centrale europea ha ordinato allora a Revolut di riesaminare il proprio organico, le competenze e l’indipendenza delle procedure di approvazione dei prodotti. Ha inoltre imposto alla società di garantire che i futuri prodotti vengano approvati da “esperti” interni all’azienda e ha esortato il consiglio di amministrazione a valutare l’impatto sulla liquidità del lancio delle nuove funzionalità.

Le attività di Revolut in Europa vengono gestiste dalla Banca centrale europea e dalla Banca della Lituania, che ha concesso alla società una licenza bancaria nel 2018.

LA MULTA DELL’ANTITRUST ITALIANO

Ad aprile, in Italia, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha multato il gruppo per oltre 11 milioni di euro, sostenendo che non abbia fornito agli utenti informazioni chiare su alcune condizioni e funzionalità.

IL MODELLO STORONSKY

L’amministratore delegato Nik Storonsky ha più volte descritto Revolut non come una banca tradizionale, ma come una società tecnologica. In un podcast del 2024, per esempio, aveva spiegato che i dipendenti vengono valutati ogni trimestre e che devono comportarsi come dei “missili a guida autonoma”: dopo aver ricevuto un obiettivo, cioè, vengono lasciati liberi di raggiungerlo nel modo che ritengono più opportuno.

L’approccio di Storonsky è parecchio distante da quello dell’Unione europea, molto attenta alla regolazione e alla tutela dei consumatori (benché venga spesso accusata di soffocare l’innovazione tramite un eccesso di norme).

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