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La relazione di Panetta (Bankitalia) vista da Sileoni (Fabi)

Come il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha commentato le Considerazioni generali del governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta

“Quando il governatore afferma che l’elevata dotazione patrimoniale del sistema bancario apre spazi a nuove aggregazioni nazionali e transfrontaliere, io leggo un sostanziale via libera a nuove operazioni straordinarie e penso di leggerlo correttamente”. Lo ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, commentando in diretta su Rai Radio1 le Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. “Panetta – ha aggiunto – evidenzia come la solidità patrimoniale delle banche possa favorire nuove aggregazioni e contribuire alla costruzione di un mercato bancario europeo più forte, più competitivo e capace di confrontarsi con i grandi operatori internazionali. È una missione coerente con il percorso di integrazione finanziaria europea. Però ogni operazione straordinaria non può e non deve essere valutata soltanto attraverso gli indici patrimoniali e le sinergie industriali. Esiste anche un’altra dimensione che spesso rimane sullo sfondo: l’impatto occupazionale e sociale delle eventuali aggregazioni. Dietro ogni operazione di consolidamento resta aperta la questione degli esuberi, della qualità del lavoro e del ruolo sociale che il sistema bancario deve continuare a svolgere. Sono aspetti che devono avere lo stesso peso delle valutazioni economiche e finanziarie”.

“Quando parliamo di potere d’acquisto delle famiglie dobbiamo ricordare che ci sono circa 5 milioni e 600 mila persone ancora in attesa del rinnovo del contratto nazionale di lavoro”, ha detto Sileoni: “Accanto alla stabilità dei prezzi, al ruolo degli investitori e dei consumatori, bisogna considerare – ha aggiunto – anche lavoratrici e lavoratori, perché il potere d’acquisto delle famiglie passa inevitabilmente dai salari. I contratti vanno rinnovati in tempo. Nel settore bancario, dove opero io, a fronte di migliaia di esuberi concordati con le banche nei piani industriali e tutti realizzati attraverso pensionamenti volontari, abbiamo assunto oltre 40 mila giovani. Nel momento più delicato siamo riusciti a garantire nuova occupazione grazie anche al contributo di un fondo finanziato non solo dalle banche, ma anche dai lavoratori bancari. Questo esempio dovrebbe essere seguito da altri settori: alcuni lo fanno, altri no. La riflessione del governatore stimola le aziende ad assumere giovani e a formarli. Soltanto questa azione può garantire un futuro migliore al nostro Paese, che ha già molti problemi da affrontare”.

Nessun rilievo ai vertici dell’Istituto di via Nazionale, anzi: “Credo che il governatore rappresenti una figura di grande equilibrio istituzionale. In tempi di incertezza ha riportato al centro un principio spesso dimenticato: la stabilità economica non è un fine, ma uno strumento per garantire crescita, fiducia e coesione”, ha tenuto a sottolineare detto il segretario generale della Fabi: “Il governatore Fabio Panetta – ha aggiunto – coglie un punto cruciale: la crescita mondiale ha dimostrato una sorprendente capacità di resistenza, ma una crisi nello Stretto di Ormuz potrebbe cambiare rapidamente l’intero scenario. Quando da lì passa una quota rilevante del petrolio e del gas mondiale, non è in gioco soltanto il prezzo dell’energia, ma il costo per le famiglie, la competitività delle imprese e la stabilità economica. Per questo la pace oggi non è soltanto un valore politico e morale, ma è anche una necessità economica. Oggi non esistono conflitti lontani: una crisi nel Golfo Persico può tradursi in bollette più alte per famiglie e imprese. La sicurezza energetica è diventata una questione di politica economica, ma anche e soprattutto di giustizia sociale. Il vero insegnamento della crisi di Ormuz è che l’indipendenza energetica non è più soltanto una questione industriale, ma una questione di sovranità economica. Più un Paese dipende dagli eventi che accadono a migliaia di chilometri di distanza, più famiglie, imprese e investitori diventano vulnerabili. Le guerre si combattono sui fronti militari, ma spesso presentano il conto nelle tasche dei cittadini e degli investitori”.

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