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Non solo Hormuz, tutti i nodi da sciogliere tra Usa e Iran

Trump ha dichiarato sabato che un accordo di pace con l’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz sarebbe stato “largamente negoziato”, ma Teheran contesta il controllo del passaggio e ieri il presidente Usa ha invitato a non avere fretta, con i nodi sul nucleare e sulle sanzioni ancora da risolvere.

Trump ha annunciato sabato che un accordo di pace con l’Iran è “largamente negoziato” e prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, alimentando speranze di una rapida conclusione della guerra iniziata a fine febbraio.

Teheran ha però ridimensionato subito le affermazioni americane, mentre ieri il presidente Usa ha invitato a procedere con prudenza.

Come scrive il New York Times, un memorandum d’intesa preliminare sembra vicino, ma i nodi sul nucleare, sul controllo dello Stretto e sulle sanzioni restano ancora da sciogliere.

L’annuncio di Trump

Sabato Trump ha scritto su Truth Social che “un accordo è stato largamente negoziato, soggetto a finalizzazione” tra Stati Uniti, Iran e altri Paesi coinvolti. “Gli aspetti finali e i dettagli del Deal sono attualmente in discussione e saranno annunciati a breve”, ha aggiunto, sottolineando che tra gli elementi centrali figura proprio l’apertura dello Stretto di Hormuz.

Come riporta il Financial Times, il presidente ha descritto l’intesa come un memorandum of understanding sulla pace, dopo una serie di telefonate con leader mediorientali e con il premier israeliano Netanyahu, definita “molto positiva”.

The Donald ha incontrato di persona i suoi negoziatori, tra cui Steve Witkoff e Jared Kushner, per esaminare le ultime proposte arrivate attraverso la mediazione pakistana.

Sottolinea Bloomberg che l’annuncio  trumpiano arriva dopo settimane di intensi sforzi diplomatici, con Pakistan e Qatar in prima linea, mentre il cessate-il-fuoco fragile regge dall’inizio di aprile.

Le reazioni iraniane

Teheran ha risposto con toni cauti. L’agenzia Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, ha definito le affermazioni del capo della Casa Bianca “incoerenti con la realtà”, ribadendo che la gestione dello Stretto di Hormuz – rotte, tempi, permessi e autorizzazioni – resterà “monopolio e discrezione esclusiva”della Repubblica Islamica. Come scrive il Guardian, questo resta una linea rossa per Washington.

Tre alti funzionari iraniani hanno riferito al New York Times che il memorandum fermerebbe i combattimenti su tutti i fronti, Libano compreso, riaprirebbe lo Stretto senza pedaggi, farebbe decadere il blocco navale Usa e libererebbe 25 miliardi di dollari di asset congelati all’estero.

I nodi

Uno dei nodi più delicati resta il destino del programma nucleare iraniano e dello stock di uranio altamente arricchito in possesso degli ayatollah.

Secondo fonti americane citate dall’Associated Press, l’Iran avrebbe accettato “in linea di principio” di cedere i suoi circa 440 kg di uranio arricchito al 60%. Le modalità concrete – diluizione sotto supervisione internazionale o trasferimento a un Paese terzo come la Russia – verrebbero però definite solo nei negoziati dei prossimi 30-60 giorni.

Tre alti funzionari iraniani hanno detto invece al New York Times che il memorandum attuale non contiene impegni specifici sul nucleare e che tutte le questioni relative all’arricchimento saranno oggetto di trattative future, senza alcuna cessione immediata dello stock.

Come sottolinea Bloomberg, questa divergenza interpretativa lascia aperto il rischio che l’accordo preliminare serva più a congelare il conflitto che a risolvere definitivamente la questione nucleare.

Il ruolo decisivo dei mediatori

La mediazione di Islamabad si è rivelata cruciale. Il premier Shehbaz Sharif si è pubblicamente congratulato con Trump per gli “straordinari sforzi per la pace” e ha annunciato che il suo Paese è pronto a ospitare un nuovo round di colloqui “molto presto”.

Come evidenzia Reuters, il capo dell’esercito pakistano Syed Asim Munir, reduce da incontri a Teheran con il presidente Pezeshkian e il presidente del Parlamento Ghalibaf, è stato uno dei protagonisti chiave.

Trump ha parlato sabato con i leader di Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Egitto, Giordania, Bahrein, Turchia e Pakistan. Sottolinea il Financial Times che questi alleati hanno spinto con forza per dare più tempo alla diplomazia, allontanando il rischio di una ripresa dei bombardamenti che Trump aveva minacciato fino a pochi giorni prima.

Le critiche interne negli Usa 

L’ipotesi di accordo ha provocato reazioni immediate nell’ala più dura del Partito Repubblicano.

Come scrive Bloomberg, l’ex capo della CIA e Segretario di Stato del Trump 1 Mike Pompeo ha attaccato duramente l’intesa, definendola troppo simile al JCPOA di Obama e un “regalo” ai Pasdaran.

La Casa Bianca non è rimasta in silenzio: il direttore della comunicazione Steven Cheung ha invitato Pompeo a “tacere” perché “non sa di cosa parla”.

Tuttavia, evidenzia NBC News, anche i senatori Roger Wicker, Ted Cruz e Lindsey Graham hanno parlato domenica di “disastro” che vanificherebbe i risultati militari ottenuti e lascerebbe il regime iraniano rafforzato.

Come riporta il Guardian, Ben Rhodes ha ironizzato sul fatto che la guerra avrebbe finito per rafforzare proprio il controllo iraniano sullo Stretto.

Trump invita alla prudenza

Domenica il tono è cambiato nettamente. Trump ha scritto che ha ordinato ai negoziatori di “non precipitarsi in un accordo” e che “il tempo è dalla nostra parte”. Il blocco navale sui porti iraniani resterà in vigore fino alla firma definitiva.

Come riferisce Reuters, un alto funzionario americano ha confermato che l’intesa non sarebbe stata firmata subito e che restano da limare i meccanismi per la cessione dell’uranio arricchito.

Fonti regionali citate dall’Associated Press parlano di una riapertura graduale dello Stretto in parallelo con la fine del blocco, di un periodo di 60 giorni per i negoziati nucleari e della fine dei combattimenti anche in Libano.

Teheran continua a insistere sulla propria autorità sullo Stretto, sulla cancellazione delle sanzioni e sulla liberazione dei fondi bloccati.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di “progressi significativi ma non definitivi”, confermando che l’obiettivo resta impedire all’Iran di ottenere un’arma nucleare.

I mercati hanno accolto comunque con sollievo la notizia, facendo scendere il prezzo del petrolio sotto i 100 dollari al barile, anche se gli esperti avvertono che la normalizzazione dei traffici richiederà settimane o mesi.

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