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Quanto sta costando Trump all’economia americana? Report Economist

Quali sono gli effetti di Trump sull'economia americana. L'approfondimento del settimanale Economist

Dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, nel gennaio dello scorso anno, l’economia americana ha continuato a primeggiare tra i paesi avanzati. Nel 2025, mentre Gran Bretagna, Francia e Giappone hanno registrato una crescita annua del Pil dell’1% circa, e la Germania è rimasta quasi ferma, la produzione americana è cresciuta del 2,1%. Negli ultimi 15 mesi i mercati azionari americani hanno toccato un record storico dopo l’altro. Tutto questo è accaduto anche se il presidente ha avviato politiche apparentemente anti-crescita, come le deportazioni di massa dei lavoratori migranti e caotiche guerre commerciali.

Questo ha procurato non pochi grattacapi agli osservatori che avevano previsto il disastro economico. Forse, sussurra adesso qualcuno, queste politiche non sono così distruttive come ipotizzato dagli economisti mainstream. Altri si chiedono cosa sarebbe potuto succedere. Nonostante la sua forza, l’economia americana potrebbe, secondo questa interpretazione, fare ancora meglio. Ma quanto meglio? In altri termini: a quanto ammonta la “tassa MAGA” imposta al motore economico del mondo?

IL BOOM DELL’IA E LA SPINTA ALLA CRESCITA USA

Un modo per ipotizzare una cifra è immaginare come sarebbe l’economia americana in assenza di questo fardello. Trump ha ereditato un’economia che stava crescendo fortemente. Da allora ha avuto tre spinte, che l’Economist ha quantificato approssimativamente.

La prima è il boom delle spese in conto capitale per l’intelligenza artificiale. La spesa per investimenti da parte di quattro soli giganti del cloud computing legato all’IA – Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft – ha superato i 350 miliardi di dollari nel 2025 e, secondo i loro ultimi risultati finanziari, è destinata a salire a circa 700 miliardi di dollari nel 2026.

Questa frenesia ha scatenato un’ondata di spese in data center, chip, sistemi di raffreddamento e software. Ne 2025 l’investimento reale in apparecchiature per l’elaborazione delle informazioni, software e data center è cresciuto di oltre il 15%. In termini lordi, questa impennata ha contribuito per quasi un punto percentuale alla crescita annualizzata del Pil, rappresentando quasi la metà dell’espansione dell’economia.

Questa cifra, tuttavia, sopravvaluta il reale contributo della spesa per l’IA al Pil americano. Circa due terzi della spesa per i data center sono destinati alle apparecchiature, in gran parte importate da produttori asiatici, ad esempio in Corea del Sud e a Taiwan. Quando le aziende americane acquistano questi componenti, la maggior parte dell’attività economica avviene all’estero. Per stimare quanta parte della spesa conti effettivamente ai fini del Pil americano, sottraiamo l’aumento delle importazioni reali di apparecchiature dall’impennata degli investimenti legati all’IA. Secondo i nostri calcoli, circa 50 miliardi di dollari del boom di investimenti in IA nel 2025 rispecchiano una produzione nazionale aggiuntiva, contribuendo per circa 0,2 punti percentuali alla crescita annualizzata del Pil.

WALL STREET E I TAGLI FISCALI SOSTENGONO L’ECONOMIA

La frenesia per l’IA ha anche fornito carburante al mercato azionario americano, fonte della seconda spinta alla crescita. Tra la vittoria elettorale di Trump e la fine del 2025, l’indice S&P 500 delle grandi aziende americane è balzato di circa il 15% in termini reali, una velocità insolita per gli standard storici. Ciò ha aggiunto circa 5.000 miliardi di dollari alla ricchezza delle famiglie oltre a quanto si sarebbe accumulato in un anno standard. Gli americani tendono a spendere una piccola quota di tali guadagni inattesi. Tuttavia, utilizzando una regola empirica prudente secondo cui ogni dollaro di ricchezza azionaria aumenta la spesa di circa 2 centesimi nel primo anno, questo ha probabilmente incrementato i consumi di circa 100 miliardi di dollari nel 2025. Dato il ruolo centrale dei consumatori nell’economia americana, l’effetto ricchezza potrebbe aver aggiunto 0,3 punti percentuali alla crescita.

La terza spinta all’economia americana è arrivata da quelle politiche di Trump che promuovono effettivamente la crescita. La sua amministrazione ha spianato la strada alle fusioni aziendali, ha ordinato alle agenzie federali di tagliare la burocrazia e ha allentato i vincoli sul credito privato. La legge fiscale approvata nel 2025 ha iniettato nell’economia stimoli fiscali per un valore di migliaia di miliardi di dollari attraverso tagli alle tasse. Ha anche probabilmente migliorato il tasso di crescita a lungo termine dell’economia, rendendo permanenti i tagli esistenti alle imposte sulle società e ad altri tributi, ripristinando la capacità delle aziende di ammortizzare interamente le spese per ricerca e sviluppo, e consentendo loro di deprezzare i beni più rapidamente; tutte misure che incoraggiano gli investimenti. In media, le previsioni indipendenti che abbiamo esaminato – comprese quelle del Congressional Budget Office, Tax Foundation, Tax Policy Center e Yale Budget Lab – stimano che la legislazione avrebbe aggiunto 0,2 punti percentuali alla crescita del PIL nel suo primo anno e 0,4 punti percentuali alla crescita nel 2026.

Mettendo insieme il boom degli investimenti in IA e le politiche pro-crescita di Trump, l’economia americana dovrebbe crescere a ritmi ben più sostenuti. Prima delle elezioni presidenziali – e prima che gli economisti potessero valutare adeguatamente le idee di Trump – il consensus prevedeva una crescita di circa il 2% nel 2025. L’aggiunta della spinta derivante dagli investimenti in IA, dall’impennata dei mercati azionari e dai tagli alle tasse avrebbe potuto portare gli Stati Uniti a una crescita di circa il 2,7%. Si tratta di oltre mezzo punto percentuale in più rispetto alla crescita registrata.

DAZI, IMMIGRAZIONE E INCERTEZZA: IL COSTO DELLA “TASSA MAGA”

Un altro modo per calcolare la tassa MAGA è cercare di cogliere direttamente il freno economico. Gli economisti lo hanno fatto per alcune delle politiche di Trump. Secondo il Peterson Institute, ad esempio, i suoi dazi hanno ridotto la crescita del Pil reale di circa 0,2 punti percentuali nel 2025, deprimendo il potere d’acquisto delle famiglie e comprimendo i margini di profitto delle imprese. La Brookings Institution stima che le deportazioni di massa e la chiusura delle frontiere decise dal presidente abbiano reso negativa la migrazione netta nel 2025 per la prima volta in almeno mezzo secolo. Ciò ha ridotto l’offerta di lavoro e, poiché i lavoratori migranti spendono denaro in America, la domanda dei consumatori. Il risultato potrebbe essere stato un rallentamento della crescita di 0,2 punti percentuali.

Tali cifre sono indicative, ma non catturano l’intero costo dell’incertezza derivante dalle politiche altalenanti di Trump. I dazi vengono annunciati, ritardati, rivisti e riproposti. Gli agenti dell’immigrazione vengono dispiegati, richiamati e ridispiegati altrove. Vengono condotte guerre. Un indice dell’incertezza della politica economica sviluppato da Scott Baker della Northwestern University e dai suoi coautori è salito di oltre 100 punti dal periodo precedente all’elezione di Trump fino alla fine del 2025. Oscillazioni di tale entità sono in genere seguite da un rallentamento della crescita degli investimenti aziendali compreso tra i cinque e i dieci punti percentuali, poiché le imprese rinviano le spese in conto capitale e gli adeguamenti della catena di approvvigionamento.

IL RALLENTAMENTO DEGLI INVESTIMENTI FUORI DAL SETTORE IA

In effetti, se si esclude la spesa esorbitante per apparecchiature informatiche e software – le categorie più strettamente legate all’IA – il quadro appare desolante. Negli ultimi quattro trimestri l’investimento fisso non residenziale, escluse le categorie legate all’IA, si è contratto a un tasso annualizzato di circa il 3%, rispetto a una crescita media superiore al 5% nel decennio precedente. Gli investimenti in attrezzature industriali e di trasporto sono scesi di oltre il 2% nell’ultimo anno. L’edilizia manifatturiera è diminuita del 20%. In totale, gli investimenti non legati all’IA si attestano a circa 130 miliardi di dollari al di sotto del trend dell’ultimo decennio. Questa recessione delle spese in conto capitale sta riducendo la crescita del Pil di circa 0,4 punti percentuali.

Potrebbe essere l’IA stessa a spiegare questa debolezza? La contrazione degli investimenti non legati all’IA è troppo grande e troppo ampia per essere il risultato del semplice fatto che le aziende stanno riallocando il capitale verso i data center a scapito di altri settori. Il calo interessa il settore del petrolio e del gas, la produzione di auto e la costruzione di fabbriche. L’incertezza della politica commerciale ha probabilmente giocato un ruolo importante. In un sondaggio di un anno fa, la Federal Reserve Bank di Atlanta ha rilevato che il 45% dei dirigenti pianificava di tagliare le spese in conto capitale a causa dell’incertezza politica.

Anche un’altra potenziale spiegazione, secondo cui la forte domanda o i pesanti prestiti governativi spingono al rialzo i tassi d’interesse escludendo altri investimenti privati (crowding out), appare poco convincente. Il credito rimane abbondante. Gli spread tra le obbligazioni societarie investment-grade e i titoli di Stato non sono quasi mai stati così ridotti dagli anni Novanta. È quindi molto probabile che la linea politica del presidente abbia molto a che fare con questo clima di sfiducia.

UN’ECONOMIA RESILIENTE NONOSTANTE TRUMP

Complessivamente, la stretta dei dazi sui redditi reali, la riduzione dell’offerta di lavoro e la riluttanza delle aziende a investire pesano per 0,8 punti percentuali. Ciò è in linea con la stima precedente ottenuta immaginando un’economia americana senza il peso delle politiche di Trump. Guardando al futuro, ci sono pochi segni di sollievo. I dazi rimangono instabili, mantenendo un’elevata incertezza per le imprese e le famiglie. La guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno scatenato uno shock energetico che comprimerà ulteriormente i redditi reali e i margini aziendali, frenando ancora di più gli investimenti.

Una reazione naturale a tali cifre è disperarsi per i danni che possono provocare le cattive politiche. Un’altra, invece, è meravigliarsi della straordinaria potenza del motore economico americano. Nonostante tutte le azioni di Trump, il Pil potrebbe crescere a un tasso annuo del 4% nel trimestre in corso, se si crede all’ultima previsione della filiale della Federal Reserve di Atlanta. Senza la zavorra della tassa MAGA, in altre parole, l’America potrebbe viaggiare a una crescita annualizzata di quasi il 5%. Ha raggiunto prestazioni simili in soli nove trimestri in questo secolo, e solo cinque se si esclude la ripresa dopo il Covid. Se solo il presidente glielo permettesse, potrebbe farlo di nuovo.

(Tratto dalla rassegna stampa estera di Epr Comunicazione)

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