L’assemblea degli azionisti di Exor ha approvato il bilancio 2025 della holding della famiglia Agnelli-Elkann e dato il via libera alla distribuzione di un dividendo di 0,49 euro per azione, per un esborso complessivo di circa 100 milioni di euro. Via libera anche al rinnovo di John Elkann alla guida di Exor e alla nomina di Png Chin Yee, chief financial officer di Temasek, e di Benedetto Della Chiesa come consiglieri non esecutivi. Confermati inoltre Nitin Nohria, Sandra Dembeck e Axel Dumas nel board fino al 2029.
IL CALO DI EXOR TRAINATO DA STELLANTIS
L’approvazione del dividendo arriva però dopo un anno molto difficile per Exor. La holding con sede ad Amsterdam ha chiuso il 2025 con una perdita consolidata di 3,79 miliardi di euro, dopo che nel 2024 aveva registrato utili per oltre 14,6 miliardi. A pesare è stato soprattutto il crollo di Stellantis, la partecipazione più problematica del portafoglio.
Exor controlla infatti il 15,5% del capitale di Stellantis e quasi il 24% dei diritti di voto. Nel 2025 il gruppo automobilistico ha accusato una perdita netta di 22,3 miliardi di euro, dopo gli utili record registrati nel 2023. Il contraccolpo si è riflesso direttamente sui conti della holding degli Agnelli-Elkann. Nella lettera agli azionisti John Elkann ha definito il 2025 di Stellantis “un anno di resa dei conti e di ripartenza”, riconoscendo problemi legati ai tagli dei costi, alla qualità dei prodotti e alla strategia sull’elettrico.
Exor costruisce infatti il proprio bilancio anche sulla base del valore delle partecipazioni detenute. Quando le quotazioni delle società controllate scendono, si riduce anche il patrimonio della holding. Per questo il valore complessivo degli asset di Exor è calato da 42,4 a 37,1 miliardi di euro, mentre il patrimonio netto è sceso da 38,2 a 33,2 miliardi. In termini per azione, il patrimonio netto della holding si è ridotto dell’8,1%, mentre nello stesso periodo l’indice mondiale Msci World è salito del 5,4%.
La holding ha comunque mantenuto una struttura finanziaria considerata robusta. Il debito lordo è sceso da 4,1 a 3,7 miliardi, mentre la liquidità disponibile è salita da 169 milioni a oltre 1,4 miliardi grazie a cessioni e monetizzazioni di asset. Exor ha inoltre annunciato che nel 2026 punta a disporre di oltre 3,5 miliardi di euro di cassa per nuove operazioni.
IL DIVIDENDO DA 100 MILIONI
Nonostante il rosso di bilancio, Exor ha deciso di mantenere invariato il dividendo rispetto agli anni precedenti. La cedola approvata dall’assemblea vale circa 100 milioni di euro complessivi e sarà pagata il 27 maggio.
La quota maggiore finirà alla Giovanni Agnelli Bv, la cassaforte olandese attraverso cui la famiglia Agnelli-Elkann-Nasi controlla Exor. La holding familiare possiede infatti circa il 54,9% del capitale di Exor e oltre il 70% dei diritti di voto.
Ciò significa che alla Giovanni Agnelli Bv andranno più di 54 milioni di euro del dividendo complessivo distribuito da Exor. John Elkann, che della cassaforte familiare è il principale azionista con una quota superiore al 40%, beneficerà indirettamente di una parte rilevante di questa distribuzione.
QUANTO INCASSA JOHN ELKANN
Ma è soprattutto sul fronte dei compensi che il 2025 si è rivelato molto favorevole per Elkann. Nel corso dell’anno il Ceo di Exor ha ricevuto circa 3,15 milioni di euro lordi tra stipendio fisso e bonus. A questi si aggiunge però la componente più consistente della remunerazione: oltre 247mila azioni Exor assegnate nell’ambito del piano di incentivazione triennale.
Alla data di maturazione, il 30 giugno 2025, il valore netto dei titoli era pari a circa 21,2 milioni di euro. Le azioni dovranno essere mantenute per almeno due anni prima di poter essere vendute. Considerando anche questa componente azionaria, la remunerazione maturata da Elkann in Exor supera i 24 milioni di euro.
Sommando anche gli incarichi nelle principali partecipate del gruppo – circa 2,34 milioni come presidente di Stellantis e 4,42 milioni come presidente di Ferrari – i compensi maturati da Elkann nel 2025 superano complessivamente i 31 milioni di euro.
IL PESO DELLE GRANDI PARTECIPAZIONI
Il 2025 ha evidenziato ancora una volta quanto i risultati di Exor dipendano dall’andamento delle grandi società partecipate. Ferrari resta il principale gioiello del portafoglio: Exor controlla il 19,5% del capitale economico e oltre il 32% dei diritti di voto del Cavallino.
Nonostante un calo del titolo in Borsa durante il 2025, Ferrari ha chiuso l’anno con ricavi in crescita del 7% a 7,1 miliardi, margini elevatissimi e ordini già estesi fino alla fine del 2027. Negli ultimi dieci anni, ha ricordato Elkann, il valore di mercato della società è cresciuto di oltre sei volte.
Exor ha inoltre rafforzato la propria presenza in Philips, salendo oltre il 19% del capitale della società olandese della tecnologia sanitaria. La holding ha investito nel settore healthcare anche attraverso bioMérieux.
Più complessa la situazione di Cnh Industrial, colpita dal rallentamento del settore agricolo, mentre Iveco è destinata a uscire dal perimetro della holding dopo l’operazione annunciata con Tata Motors e la cessione della divisione difesa a Leonardo.
Nel 2025 Exor ha inoltre avviato un processo di semplificazione del portafoglio con le cessioni di Gedi, Lifenet e Nuo. Secondo Elkann, queste operazioni dovrebbero generare circa 2 miliardi di euro di incassi nel corso del 2026.
BUYBACK E NUOVE MOSSE
L’assemblea ha inoltre autorizzato Exor a riacquistare fino al 10% delle azioni proprie nei prossimi 18 mesi. La holding aveva già effettuato buyback per circa 1 miliardo nel 2025, sfruttando lo sconto tra la capitalizzazione di Borsa e il valore delle partecipazioni detenute.
Illustrando i conti agli analisti il 24 marzo, Elkann ha spiegato che Exor intende concentrarsi su un numero più ristretto di grandi partecipazioni, con un coinvolgimento più diretto nella governance delle società controllate.
La holding, ha detto il numero uno di Exor, vuole ora “semplificare il portafoglio, affinare le priorità e concentrarsi sulle società più grandi”, mantenendo però una forte disciplina finanziaria in attesa di nuove opportunità di investimento.





