Le scorte commerciali mondiali di petrolio si stanno assottigliando a ritmi preoccupanti, con riserve residue stimate in poche settimane. Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno aggravato una crisi di approvvigionamento che preoccupa governi e mercati.
In questo scenario, gli Stati Uniti hanno deciso di prorogare per altri 30 giorni la deroga alle sanzioni sul petrolio russo, mentre i ministri finanziari del G7, riuniti a Parigi, temono una nuova ondata inflazionistica che potrebbe costringere le banche centrali a mantenere o addirittura aumentare i tassi di interesse.
L’allarme dell’IEA sulle scorte
L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha lanciato un segnale di allarme. Il direttore esecutivo Fatih Birol, presente alla riunione dei ministri finanziari del G7, ha avvertito che le scorte commerciali di petrolio si stanno esaurendo con grande rapidità.
“Penso che si stiano riducendo molto velocemente”, ha dichiarato Birol ai giornalisti, come riferisce Bloomberg. Le riserve, ha precisato, dureranno “alcune settimane, ma dobbiamo essere consapevoli del fatto che stanno diminuendo rapidamente”.
Come scrive Reuters, fino agli attacchi Usa-Israele contro l’Iran alla fine di febbraio esisteva un consistente surplus di petrolio sul mercato, con scorte commerciali elevate. La successiva guerra e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno ribaltato la situazione in poche settimane.
L’IEA ha drasticamente rivisto le proprie previsioni: l’offerta globale di petrolio scenderà di circa 3,9 milioni di barili al giorno nel 2026, rispetto alla precedente stima di 1,5 milioni.
Tra marzo e aprile le scorte osservate sono calate di 246 milioni di barili, il ritmo più veloce mai registrato. L’Agenzia aveva già coordinato il più grande rilascio di riserve strategiche della storia: 400 milioni di barili, di cui 164 milioni immessi sul mercato entro l’8 maggio.
Tuttavia, come ha ricordato il capo dell’IEA, “queste riserve non sono infinite”. Con l’arrivo della stagione di semina e dei viaggi estivi nell’emisfero nord, la domanda di diesel, fertilizzanti, jet fuel e benzina è destinata a crescere ulteriormente.
Inflazione e prezzi alimentari: il doppio rischio
Birol ha messo in guardia anche sulle ripercussioni più ampie. Il rialzo dei prezzi di fertilizzanti e diesel, proprio all’inizio della stagione agricola e turistica, “potrebbe avere implicazioni maggiori sui prezzi alimentari e, insieme ai costi energetici più alti, dare una forte spinta ai numeri dell’inflazione”, ha sottolineato, secondo quanto riportato da Bloomberg.
Gli analisti intervistati da CNBC confermano il quadro critico. Jeff Currie di Abaxx Commodity Exchange ha parlato di possibili deficit in Europa già alla fine di questo mese. “I prezzi diventeranno non lineari una volta che le carenze colpiranno davvero”, ha avvertito, ricordando che il mercato si trova nella fase stagionale più debole della domanda, ma che con l’avvicinarsi del Memorial Day e delle festività britanniche la pressione salirà rapidamente.
Anche gli esperti di Société Générale descrivono un apparente “velo di stabilità” sotto il quale il sistema resta “acutamente sotto stress”, con ritardi di almeno 52 giorni per riattivare i flussi anche in caso di riapertura dello Stretto.
Washington estende la deroga sul petrolio russo
Per tentare di allentare la stretta, gli Stati Uniti hanno prorogato di altri 30 giorni la deroga che permette l’acquisto di petrolio russo già caricato sulle navi.
Il Tesoro ha emesso una nuova licenza valida fino al 17 giugno, come conferma Bloomberg. Il segretario Scott Bessent ha spiegato su X che la misura “aiuterà a stabilizzare il mercato fisico del greggio” e consentirà ai Paesi più vulnerabili di accedere a volumi di petrolio russo attualmente bloccati in mare.
Si tratta della seconda inversione di rotta in poche settimane. Come evidenzia il Guardian, la decisione rischia di creare frizioni con gli alleati europei, che considerano le sanzioni su Mosca uno strumento fondamentale per limitare i finanziamenti alla guerra in Ucraina.
Allo stesso tempo, però, diversi Paesi asiatici importatori avevano chiesto con insistenza di mantenere questo canale di approvvigionamento.
Il G7 e le preoccupazioni per inflazione e mercati
Durante la riunione parigina, i ministri finanziari del G7 hanno condiviso forti preoccupazioni per le conseguenze economiche di questa crisi.
Come riporta Reuters, c’è il timore concreto che lo shock sui prezzi del petrolio alimenti una nuova fiammata inflazionistica, costringendo le banche centrali a tenere i tassi elevati o ad alzarli ulteriormente.
I mercati obbligazionari hanno reagito con vendite, spingendo gli investitori a scommettere su rialzi dei tassi. Il ministro francese Roland Lescure ha parlato di una “correzione” più che di un crollo, mentre la collega giapponese Satsuki Katayama ha ribadito che ogni Paese dovrà gestire la volatilità con i propri strumenti.
Il Fondo Monetario Internazionale ha invitato tutti a evitare misure che possano peggiorare la situazione.




