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Tutti i fattori che influenzeranno l’economia europea

Dalla difesa all’energia, passando per IA e infrastrutture: come le tensioni globali stanno spingendo l’Europa verso una nuova identità geopolitica e industriale. Commento a cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM Investments

 

L’Europa si trova nel mezzo di un terremoto globale. Quattro faglie diverse e simultanee interagiscono tra loro potenziando l’instabilità: la guerra in Ucraina, la rivalità tra Stati Uniti e Cina, l’instabilità nel Medio Oriente e la sorprendente trasformazione della postura americana verso l’Europa. Gli esperti parlano di “policrisi”, una condizione in cui diverse fonti di instabilità si intrecciano e si amplificano reciprocamente.

La “policrisi” che oggi attraversa l’Europa rappresenta forse l’ultima occasione per completare la trasformazione dell’Unione: da area monetaria e commerciale a potenza geopolitica, capace di agire con coesione strategica di fronte alle sfide sistemiche del nostro tempo.

Sono almeno tre le linee strategiche di questo percorso.

DIFESA EUROPEA E RITORNO DELLA SICUREZZA

La prima è il ritorno della difesa al centro del progetto europeo. Dopo decenni di sostanziale delega agli Stati Uniti, l’Unione europea è costretta a confrontarsi con una dimensione che sembrava relegata al passato. A ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e a oltre settant’anni dalla Dichiarazione Schuman, nelle città ucraine tornano a riecheggiare i sinistri ululati delle sirene antiaeree. La guerra è tornata nel continente e con essa la consapevolezza che la sicurezza europea non possa più essere data per scontata. I governi nazionali aumentano le spese militari e la Commissione europea parla apertamente di “ReArm Europe”, segnando un cambio di passo impensabile fino a pochi anni fa.

IL NODO DELLA COMPETITIVITÀ INDUSTRIALE

La seconda linea strategica riguarda la competitività industriale. Il Rapporto Draghi è stato un brusco risveglio per Bruxelles, ha messo nero su bianco il ritardo accumulato dall’Europa nei confronti di Stati Uniti e Cina: senza un ritorno massiccio agli investimenti nella capacità produttiva, nell’energia e nelle tecnologie avanzate, l’Unione rischia un lento, progressivo declino economico e politico.

In questo contesto, il debito comune europeo, sul modello del Next Generation EU, torna al centro del dibattito come strumento indispensabile per finanziare progetti strategici continentali e ridurre le dipendenze energetiche esterne.

GLOBAL GATEWAY E LA SFIDA DELLE INFRASTRUTTURE

La terza linea strategica riguarda invece la geopolitica delle catene di approvvigionamento e delle infrastrutture. Attraverso il programma Global Gateway, Bruxelles tenta di costruire un’alternativa europea alla Belt and Road Initiative cinese, mobilitando fino a 300 miliardi di euro per investimenti in corridoi logistici, reti energetiche, cavi sottomarini, materie prime critiche e infrastrutture digitali. L’obiettivo è duplice: garantire catene di approvvigionamento più sicure e resilienti e preservare, al tempo stesso, la capacità di influenza politica europea in aree strategiche come l’Africa e il Medio Oriente.

COME CAMBIANO I MERCATI E GLI INVESTIMENTI

Le trasformazioni in atto riguardano anche i mercati finanziari e gli investitori. Nei temi di investimento gli investitori hanno sempre trovato opportunità di diversificazione e le trasformazioni come quelle in atto sono fortemente tematiche. La recente debolezza dei titoli europei del settore difesa è stata sorprendente, probabilmente è riconducibile alla tempistica degli investimenti: a differenza degli investimenti in IA, le decisioni nel settore della difesa hanno tempi lunghi.

In ogni caso, gli investimenti nel settore sono destinati ad aumentare con implicazioni ramificate nelle questioni militari, industriali, tecnologiche e produttive, comprendono la cybersicurezza, i satelliti, la componentistica elettronica. È però un settore particolarmente sensibile e sono perciò necessari catalizzatori politici: coordinamento dei programmi di spesa e maggiore integrazione tra gli Stati nazionali.

IL “NUOVO ORDINE ENERGETICO”

La transizione energetica si sta rivelando più complessa di quanto si immaginasse appena un decennio fa. In GAM Investments definiamo questa fase “Nuovo ordine energetico”: uno scenario in cui convivono aziende legate ai combustibili fossili, società attive nelle energie rinnovabili e operatori del comparto “Oilfield services”, cioè quelle imprese che forniscono tecnologie, attrezzature e servizi specializzati per l’esplorazione, la trivellazione, la produzione e la manutenzione dei pozzi di petrolio e gas naturale.

L’IA E IL NUOVO CICLO DEL CAPITALE

Gli investimenti nell’intelligenza artificiale rappresentano probabilmente il più grande ciclo di spesa in conto capitale (capex) degli ultimi decenni.

Proprio le dimensioni straordinarie di questi investimenti stanno però cambiando il focus del mercato: l’attenzione si sposta progressivamente dai volumi di spesa alla capacità, e alla velocità, con cui tali investimenti riusciranno a tradursi in utili sostenibili.

L’intelligenza artificiale rappresenta una sfida strategica anche per l’Europa. I potenziali guadagni in termini di produttività e margini appaiono enormi: potrebbero beneficiarne in particolare settori come l’aerospazio civile, la filiera automobilistica e, più in generale, i grandi conglomerati industriali ad alta intensità di lavoro.

LA FINE DELL’ILLUSIONE DELLA LEGGEREZZA ECONOMICA

La vera novità del 2026 è forse la fine dell’illusione della leggerezza economica. Dopo un decennio dominato da tassi d’interesse prossimi allo zero, economia digitale e globalizzazione senza attriti, il capitale torna ad avere una dimensione “pesante”, materiale. Energia, reti, infrastrutture, manifattura e capacità produttiva riconquistano un ruolo centrale nelle strategie economiche e geopolitiche.

Il grande paradosso dell’era dell’intelligenza artificiale è proprio questo: più il mondo diventa digitale, più aumenta il valore delle infrastrutture fisiche. Transizione ecologica, sicurezza energetica e politica industriale non sono più ambiti separati, ma dimensioni profondamente intrecciate. Non esiste autonomia strategica senza energia, così come non può esserci sviluppo dell’IA senza reti, data center e infrastrutture avanzate.

 

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