I quattro CCNL (Contratto nazionale del Terziario Distribuzione Servizi – Confcommercio, Contratto nazionale della Distribuzione Moderna Organizzata – Federdistribuzione, CCNL Distribuzione Cooperativa – COOP, CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi (TDS) – Confesercenti) scadranno il 31 marzo 2027. Salvo quello della Distribuzione Cooperativa che ha mantenuto nel tempo una sua peculiarità, gli altri tre sono una sostanziale fotocopia di quello principale firmato ab origine da Confcommercio. Però ciascuna organizzazione datoriale è gelosa del proprio CCNL pur non potendo vantare alcuna specificità. È uno strumento importante di proselitismo: chi non ce l’ha, pur avendo una presenza significativa nel terziario di mercato (la stessa Confindustria o Confimprese), rosica.
La presenza di più contratti applicabili nello stesso comparto li neutralizza a vicenda e ne impedisce ogni velleità innovativa. Anzi. Li confina a una deriva comune. A una rincorsa allo “sconto”. Per questo, rinnovato uno, rinnovati tutti, verrebbe da dire. Personalmente credo che unificarli, pur garantendo a ciascuno specificità e titolarità, sarebbe una prova di buonsenso e lungimiranza. Unica condizione per rinnovarne i contenuti. Altrimenti la feroce concorrenza sarà proprio tesa alla loro marginalizzazione. Le organizzazioni datoriali, in mancanza di meglio, potrebbero rispolverare lo slogan sempreverde “marciare divisi per colpire uniti”, ma la competitività associativa rende “leonino” qualsiasi accordo tra di loro. Confcommercio ha accettato il rientro di Federdistribuzione in Est e Quas probabilmente sperando in un percorso di ravvedimento, ma le logiche associative prevalgono sempre sull’accettazione di una visione comune. Forse è necessario un cambio di passo per ricomporre un quadro credibile.
Dall’altra parte del tavolo i sindacati di categoria che, pur “sognando” una semplificazione del quadro di riferimento (in parte dovuto anche a loro), hanno deciso, in vista della scadenza, di provare a predisporre e poi inviare la stessa piattaforma ai differenti interlocutori. Buon segno. Per questo i tre esecutivi nazionali che rappresentano gli organismi dirigenti dei sindacati confederali di categoria si sono incontrati per avviare il loro dibattito interno, la cui sintesi sarà la presentazione della piattaforma di rinnovo. Alla riunione congiunta, 150 partecipanti in rappresentanza delle tre organizzazioni sindacali, chiamati a contribuire al percorso di definizione delle richieste da sottoporre, già nei prossimi giorni, alla consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori.
A mio parere questo rinnovo è l’ultima occasione per evitare che il lavoro, il suo riconoscimento e le sue regole in GDO prendano due strade distinte. Da un lato le figure professionali di cui le insegne hanno bisogno e che non trovano e dall’altro la massa di lavoro che rischia di essere confinata ai margini. Potenzialmente riservata a immigrati, anziani e part-timer obbligati con tassi di turn over elevati.
Per evitare questa deriva lo scambio politico, oltre a definire le modalità di adeguamento dei salari e le formule di recupero necessarie in caso di ritardo nei rinnovi, deve cogliere le traiettorie prossime del lavoro e non deve guardare la realtà con lo specchietto retrovisore. Questo significa costruire un rapporto di maggiore fiducia tra le parti. Significa ragionare ad esempio su una contrattazione settoriale o territoriale più che aziendale, provare a ricostruire un inquadramento basato sulla realtà, sulla differenza tra formati, sul legare sempre più parte del salario all’andamento aziendale. O si accentua il livello di coinvolgimento sui risultati e sui problemi concreti o i semplici rapporti di forza, oggi sbilanciati, fermeranno ogni cambiamento possibile.
Lavorare insieme sulla “distintività” non può essere una modalità unilaterale. Termine che ha accompagnato il rinnovo precedente in casa GDO ma che non poteva partorire nulla di significativo. Primo per evidente superficialità dei negoziatori GDO che hanno pensato sufficiente, in un negoziato dove le parti devono avere pari dignità, un luogo dove porre un elenco di richieste in cambio di ciò che per i sindacati era semplicemente dovuto. Infatti a un certo punto è dovuto intervenire lo stesso Presidente Buttarelli per chiudere una partita che altrimenti avrebbe comportato defezioni ben più numerose di quelle già subite. Aggiungo che la contemporaneità di altri tavoli negoziali sullo stesso argomento ha di fatto neutralizzato ogni velleità.
Per ora in casa sindacale siamo alla “premessa della premessa”. A breve il documento che non mancheremo di commentare. I nodi, anticipati nel primo dibattito interno e da affrontare, sono però evidenti a tutti. Al centro della discussione il lavoro, part time innanzitutto e non solo (incremento dell’orario minimo, qualche correttivo al patto di clausole elastiche), un riequilibrio del contratto a termine, una rivisitazione del lavoro domenicale con fissazione di un limite massimo per quanti hanno il giorno di riposo cadente non di domenica. Altri temi da affrontare riguardano il franchising, gli appalti, la lotta alle discriminazioni e la necessità di rilanciare modalità di confronto a livello decentrato.
La scelta di presentare 4 piattaforme identiche era scontata e prefigura un finale già scritto altrettanto omogeneo. Questo dovrebbe far riflettere anche la parte datoriale. La presenza di più contratti utilizzabili nello stesso comparto è purtroppo un elemento di debolezza che ne pregiudicherà i contenuti. La tendenza a emigrare in direzione del CCNL più conveniente si è già appalesata con l’adozione in diverse situazioni dei cosiddetti contratti pirata. E se quelli maggiori non troveranno un loro percorso concordato rischieranno di licenziare un testo datato e superato. E questo, nel contesto che ci aspetta, non è un bene per il comparto.







