Il presidente americano Trump arriverà domani sera a Pechino per il suo primo viaggio in Cina dal 2017, incontrando il giorno dopo Xi Jinping in un summit bilaterale ad alto rischio, malgrado siano previsti anche momenti scenografici come un tour al famoso Tempio del Cielo e una cerimonia del tè.
Tra affari, geopolitica e tensioni accumulate, i due leader cercheranno di prolungare la tregua commerciale siglata lo scorso ottobre in Corea del Sud, ma le aspettative di grandi svolte restano basse.
Come sottolinea il New York Times, pace e stabilità saranno il messaggio pubblico, mentre dietro le quinte entrambi i Paesi si preparano a una possibile escalation economica.
Un rapporto personale tra alti e bassi
Trump e Xi si conoscono da anni e hanno costruito un rapporto definito da Bloomberg come una “bromance” sopravvissuta a guerre tariffarie, pandemia e crisi energetiche.
Si sono incontrati almeno sei volte, con momenti iconici come la cena a Mar-a-Lago nel 2017 o la visita di Trump nella Città Proibita. Nonostante le tensioni, entrambi hanno sempre sottolineato il rispetto reciproco.
Trump ha definito Xi un “grande leader” e un “amico”, mentre Xi ha parlato di “mille ragioni per far funzionare i rapporti tra Cina e Usa”.
Secondo Bloomberg questo legame personale contrasta con l’approccio più formale di Joe Biden, che non visitò mai la Cina da presidente.
Il vertice di questa settimana – il primo faccia a faccia dopo quello di ottobre 2025 a Busan in Corea del Sud – arriva dopo una tregua commerciale di un anno che ha dimezzato alcune tariffe e sospeso le restrizioni sulle terre rare.
Al seguito di Trump
Trump non viaggia solo. Come rivela CNBC e conferma il New York Times, sarà accompagnato da una nutrita schiera di top executive americani, segnale chiaro dell’enfasi sull’agenda economica.
Tra loro figurano Elon Musk di Tesla, Tim Cook di Apple, Larry Fink di BlackRock, Stephen Schwarzman di Blackstone, Kelly Ortberg di Boeing, Jane Fraser di Citigroup, David Solomon di Goldman Sachs, Cristiano Amon di Qualcomm, Sanjay Mehrotra di Micron e altri leader di Cargill, GE Aerospace, Mastercard, Meta, Visa e Illumina. Chuck Robbins di Cisco ha declinato per impegni aziendali.
L’obiettivo, secondo fonti della Casa Bianca, è favorire annunci di accordi in settori come aerospazio, agricoltura ed energia. Boeing e produttori di soia americani sperano in grandi ordini cinesi, mentre le aziende tech puntano a stabilizzare i rapporti su export e investimenti.
I temi all’ordine del giorno: commercio, AI e investimenti
L’agenda è fitta. Come riporta il Financial Times, Trump e Xi discuteranno della creazione di un “Board of Trade” per gestire gli scambi di prodotti non sensibili e di un “Board of Investment” per gli investimenti bilaterali.
Fonti americane citate da Reuters e dal New York Times parlano delle “Five B’s” americani (Boeing, beef, beans, Board of Trade e Board of Investment) contro le “Three T’s” cinesi (tariffs, technology, Taiwan).
Il Board of Trade sarà una sorta di tavolo commerciale che avrà l’obiettivo limitato di selezionare i prodotti che i due Paesi intendono scambiarsi, come aerei Boeing, semi di soia, carne e forniture energetiche.
Non è chiaro se la tregua commerciale verrà estesa formalmente a Pechino o in seguito, ma entrambe le parti vogliono evitare una nuova escalation tariffaria.
Si parlerà anche di intelligenza artificiale, con l’apertura di un possibile canale di comunicazione diretto sui rischi dei modelli avanzati, alla stregua del “telefono rosso” nucleare istituito ai tempi della Guerra Fredda Usa-Urss.
I punti di frizione
Taiwan resta uno dei dossier più delicati. La Cina spinge perché gli Stati Uniti adottino un linguaggio più netto contro l’indipendenza dell’isola, mentre Washington ha approvato pacchetti record di armi per Taipei per oltre 11 miliardi di dollari a dicembre, con un altro da 14 in arrivo.
Altri nodi sono le restrizioni tecnologiche, i controlli sulle esportazioni di chip e il decoupling delle catene di fornitura.
Il New York Times evidenzia come entrambi i Paesi stiano rafforzando le loro “armi economiche”: sanzioni, liste nere e regole per punire chi sposta produzioni fuori dalla Cina.
Bloomberg evidenzia che, nonostante il rapporto personale tra i due leader, le tensioni su commercio, Taiwan e tecnologia si sono approfondite negli anni.
La guerra in Iran
Si parlerà anche dell’Iran. Come riporta il Financial Times, Trump chiederà a Xi di frenare il sostegno cinese a Teheran, inclusa la fornitura di componenti dual-use e forse anche di armi. Gli Stati Uniti hanno sanzionato aziende cinesi per aver fornito immagini satellitari e sistemi di difesa aerea alla Repubblica Islamica.
Pechino ha anche ordinato alle sue raffinerie di ignorare le sanzioni americane, un atto di sfida senza precedenti.
Trump vuole che la Cina usi la sua influenza per riaprire lo Stretto di Hormuz e spingere l’Iran verso un accordo. Come nota Reuters, il conflitto ha complicato i mercati energetici globali e ritardato lo stesso vertice.
Il New York Times aggiunge che Pechino sta mediando cautamente, sostenendo il diritto iraniano all’uso pacifico del nucleare ma anche l’esigenza di riaprire lo stretto.
Una tregua fragile
Le aspettative sono basse. Come scrive l’Economist, non ci sarà un “grand bargain” ma al massimo l’estensione della tregua, annunci di acquisti e meccanismi di dialogo.
Edgard D. Kagan del CSIS parla di un passo modesto verso una maggiore prevedibilità delle relazioni. Entrambi i leader hanno interesse a mostrare stabilità: Trump per i successi economici, Xi per guadagnare tempo sullo sviluppo tecnologico cinese.
Resta però una diffidenza strutturale. La Cina ha accumulato scorte energetiche e diversificato i mercati, mentre gli Usa spingono per ridurre la dipendenza dalle terre rare cinesi. Bloomberg descrive il rapporto come “fragile, transazionale e legato più a ciò che potrebbe andare storto che a ciò che va bene”.
Dopo questo vertice ne seguiranno altri tre nel 2026, inclusa una possibile visita di Xi a Washington. Per ora, l’obiettivo è scongiurare il peggio.




