Il presunto miracolo delle rinnovabili in Spagna, le cui virtù sono spesso decantate a sproposito in Italia, rischia di assestare un duro colpo alle finanze del governo spagnolo.
Infatti, come riferiscono ormai da qualche settimana diversi quotidiani spagnoli, il governo di Madrid è stato trascinato da più di un decennio in una serie di contenziosi giudiziari internazionali complessi e costosi causati dal taglio degli incentivi per le energie rinnovabili disposto dalla riforma del settore elettrico nel 2013. Da allora, è partita un’ondata di cause che gli investitori danneggiati hanno presentato davanti a diverse corti arbitrali per richiedere risarcimenti milionari, ritenendo illegittimi quei tagli, sopraggiunti quando gli investimenti erano già stati avviati.
Fino a pochi anni fa, questa battaglia è stata silenziosa, limitata a grandi studi legali internazionali e tribunali specializzati. Ora, con la maggior parte di queste controversie risolte, il conflitto investe in pieno la Moncloa a causa delle nuove misure che i fondi opportunisti stanno mettendo in campo per mettere pressione e cercare di riscuotere risarcimenti che, ad oggi, ammontano a circa 1,8 miliardi di euro (più di 2,3 miliardi se si aggiungono spese processuali e interessi legali e di mora): il sequestro di beni della Spagna al di fuori dei suoi confini.
Con questa strategia, i fondi avvoltoio – guidato dalla società statunitense Blasket Renewable Investment, che ha acquisito i diritti di rappresentanza e riscossione di gran parte delle cause che decine di aziende hanno presentato contro la Spagna – hanno richiesto come misura cautelare il blocco di beni pubblici considerati commerciali o che possono essere facilmente liquidabili, ma anche particolarmente appariscenti, per spingere il governo a pagare i risarcimenti o, in mancanza, a adottare una posizione negoziale più conciliante.
Uno degli episodi più emblematici è stato alla fine di aprile, quando si è saputo che la giustizia olandese aveva dato il via libera al sequestro della sede dell’Istituto Cervantes, la cui sede si trova nel centro storico di Utrecht e ha un valore di circa 10 milioni di euro. In effetti, il team legale che difende gli interessi di Blasket ha avvertito che, a causa della rapidità della procedura che esiste nei Paesi Bassi per questo tipo di processi, l’immobile è già iscritto nei pubblici registri sotto la sua proprietà, pronto per essere venduto nella prossima asta. Se ciò accadesse, questo caso diventerebbe il primo a vedere un bene spagnolo confiscato a causa di questo contenzioso.
Contemporaneamente, gli investitori hanno approfittato della Coppa del Mondo di calcio in Nord America, tra l’11 giugno e il 19 luglio, e hanno minacciato di congelare i movimenti finanziari legati alla partecipazione della nazionale spagnola negli Usa. Il team legale dei querelanti ha avvertito che gli aerei ufficiali inviati negli Stati Uniti per assistere agli eventi sportivi potrebbero essere sequestrati.
Nel Regno Unito rimane sequestrato dal 2023 un ex convento domenicano, di proprietà del Ministero dell’Istruzione, che ospita la scuola internazionale Instituto Español Vicente Cañada Blanch, nel quartiere londinese di Notting Hill. Anche l’Istituto Cervantes è stato oggetto di sequestro a Londra, così come l’edificio in cui si trova l’Agenzia per la competitività aziendale della Generalitat de Catalunya (Acció) nel cuore della capitale britannica. A questo si aggiungono circa 808.466 euro depositati su quattro conti bancari dell’istituto presso il Banco Santander.
Il perimetro di questa offensiva è stato successivamente esteso ad altri Paesi come il Belgio, dove nel giugno 2024 è stato autorizzato il sequestro dei trasferimenti mensili che l’Organizzazione europea per la sicurezza della navigazione
Aerea (Eurocontrol), con sede a Bruxelles, effettua verso la società pubblica Enaire per la riscossione delle tasse di navigazione e dei terminal. Tuttavia, i servizi legali spagnoli hanno cercato di contenere la crescita del debito e recentemente hanno proposto di depositare già 250 milioni nei tribunali belgi in cambio della revoca della sequestro della parte residua.
Le modifiche legislative che hanno innescato questa vicenda risalgono al 2007, quando il varo di un sistema di incentivi per le energie rinnovabili attirò numerosi investitori stranieri, che confidavano nella stabilità della normativa.
Tuttavia, la crisi economica e l’aumento del deficit causato dai generosi incentivi pubblici portarono il governo di José Luis Rodríguez Zapatero a rivedere la misura e a introdurre nel 2010 un primo taglio a questi incentivi, soprattutto nel campo del fotovoltaico. Contro questa decisione, nel 2011 fu presentata la prima causa contro la Spagna davanti alla Camera Arbitrale delle Nazioni Unite, portando il contenzioso su scala internazionale. Il colpo definitivo è arrivato nel 2013, con Mariano Rajoy a capo dell’esecutivo, quando la riforma del settore elettrico ha ridimensionato il sistema incentivante, colpendo in pieno i progetti di rinnovabili già costruiti e finanziati secondo lo schema precedente.
Di conseguenza, molti investitori hanno denunciato la totale alterazione delle regole del gioco, dando il via a una valanga di ricorsi. Complessivamente, le richieste hanno superato i 10 miliardi di euro, frazionate in 51 cause, di cui 27 sono state risolte a favore degli investitori e 18 a favore della Spagna.
Oggi, il governo di Pedro Sanchez si rifiuta di far uscire denaro dalle casse pubbliche per pagare questi risarcimenti sulla base di due argomenti: la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), il più alto organo giudiziario europeo, che ha posto il veto alla validità degli arbitrati tra imprese comunitarie e Stati membri; e la posizione della Commissione europea, che deve autorizzare i risarcimenti affinché non siano dichiarati aiuti di Stato illegali, e che in ogni caso ritiene questi procedimenti contrari al diritto della UE. Alla luce di questi orientamenti,, la Spagna ha accettato di pagare il risarcimento solo a tre controparti extracomunitarie.
Ma questo rifiuto ha reso gli investitori e i fondi che li rappresentano ancora più aggressivi. I fondi opportunisti sono rafforzati nella loro offensiva da alcune decisioni di alte Corti del Regno Unito, degli Stati Uniti, di Singapore e dell’Australia che hanno negato che l’immunità sovrana della Spagna sia sufficiente per eludere le condanne e hanno sostenuto, sulla base delle convenzioni internazionali, che le sentenze siano considerate come sentenze definitive.
Ora la disputa si è spostata negli Stati Uniti, dove sono sotto osservazione i contratti che la Real Federación Española de Fútbol ha firmato con diversi fornitori.
Insomma, ai prossimi mondiali, scherzando ma non troppo, “la Roja” rischia di dormire sotto i ponti e andare alle partite facendo autostop.







