Ufficialmente, il nome l’ha inventato la Chiesa cattolica nel 1622 creando la Congregatio de propaganda fide. Ma in fondo è stato soltanto il battesimo e magari anche la consacrazione di qualcosa che esisteva da sempre. Anche lo sfortunato cane di Alcibiade era un espediente per manipolare e disorientare l’opinione pubblica ateniese. La propaganda è servita e purtroppo serve tuttora a rafforzare regimi autoritari più spesso che a sostenere nobili cause. C’è stato però qualcuno che ha saputo utilizzarla meglio degli altri. Di fatto è riuscito in quello che comunemente viene ritenuto impossibile: ingannare tutti per tutto il tempo. Chi è stato lo racconta bene Carlo Garzia con “Ottaviano Augusto e la propaganda imperiale” (Guida editori, 168 pagine, 14 euro).
L’attenzione del libro si concentra su circa mezzo secolo di storia dell’antica Roma che ha una rilevanza fondamentale e che spesso nei manuali viene trascurato a vantaggio dei soliti racconti di guerre, ribellioni e congiure. L’aspetto storico più importante che finalmente viene messo in evidenza è la transizione dalla repubblica all’impero. A un mutamento istituzionale di tale portata aveva probabilmente già pensato Giulio Cesare. Di sicuro non era ancora il momento adatto e comunque non ne ha avuto il tempo. Ma leggendo “Ottaviano Augusto e la propaganda imperiale” viene il dubbio che le capacità necessarie per realizzare un simile cambiamento non erano solo quelle del grande condottiero. Per dirla in maniera irriverente serviva piuttosto un “culo di pietra” capace di tenere sempre sotto controllo la cosa pubblica e intervenire puntualmente nella maniera più appropriata ogni volta che era necessario. Ottaviano era sì un mediocre generale né poteva competere con Marco Antonio per abilità oratoria ma in quanto a capacità di governo non era secondo a nessuno.
Il risultato che Carlo Garzia racconta descrivendone tutte le fasi è un capolavoro di arte politica. A tutti Ottaviano riesca a far credere che il suo obiettivo è quello di restaurare la repubblica. Ed è la strategia migliore per superare le lacerazioni provocate da decenni di guerre civili che avevano compromesso tutte le vecchie istituzioni repubblicane. L’opinione pubblica se ne convince. In realtà, senza fare clamore Ottaviano sta realizzando il sogno imperiale. Evita accuratamente di autoproclamarsi imperatore ma metodicamente accentra su di sé tutte le cariche necessarie per ottenere il controllo totale della vita pubblica. Nessun settore gli sfugge e praticamente senza accorgersene senatori, consoli e tutti gli altri si ritrovano in posizione di sudditanza. Ma la propaganda di Ottaviano è davvero una fabbrica del consenso e chi talvolta dissente quasi mai viene definito un nemico del principe ma, con un espediente propagandistico che troverà purtroppo molti imitatori, viene accusato di condotta immorale o di altri reati comuni. Silenziosamente, quasi con discrezione ma anche velocemente il principato di Ottaviano Augusto assume le caratteristiche di quello che sarà l’impero romano. Leggendo il libro di Carlo Garzia emerge la personalità di un leader in cui l’abilità superava la mancanza di scrupoli. Difficile pensare altrettanto di tutti quelli che sono venuti dopo di lui.







