Finalmente il Giappone si è ricordato di essere uno dei principali produttori nonché esportatori di tecnologia e ha deciso di dire la sua in fatto di intelligenza artificiale, settore di frontiera nel quale finora non ha toccato palla lasciando tutto il palcoscenico alla vicina Cina. Tra i colossi che si muovono, un po’ a sorpresa, non una grande software house ma un costruttore automobilistico, Toyota, che ha comunque le spalle abbastanza larghe essendo il primo marchio al mondo per volumi di vendita per sostenere una simile impresa.
AL NETTO DEI PROCLAMI, COSA C’È?
I proclami sono, al solito, enfatici ed entusiastici. Toyota infatti parla di una intelligenza artificiale che salvaguarderà i posti di lavoro, anziché sostituirsi ai lavoratori in carne e ossa. Richiamo nemmeno troppo sottile alle vicende vissute prima dai lavoratori cinesi e ora da migliaia di lavoratori americani, da Amazon a Meta fino a Microsoft, Salesforce e Pinterest (la lista sarebbe lunga) che si sono visti sbattere le porte in faccia quando in azienda ha messo piede l’algoritmo.
CHI SVILUPPA L’AI MADE IN TOYOTA?
La pietra angolare di questa nuova scommessa nipponica sarà Woven by Toyota, il reparto distribuito lungo un’intera cittadella (Woven City, nella Prefettura di Shizuoka, romanticamente collocata dicono i materiali per la stampa alle pendici del monte Fuji, popolata solo da startup, istituti di ricerca e 300 dipendenti dell’azienda con le loro famiglie) nato per sperimentare la mobilità del futuro che secondo il marchio nipponico, si sa, non sarà esclusivamente elettrica ma sarà senz’altro anche a guida autonoma.
Non è probabilmente un caso che il nuovo Ceo e presidente esecutivo e amministratore delegato, Kenta Kon, che ha appena sostituito Koji Sato, oltre a essere Cfo del marchio fosse pure controllore dei conti proprio in Woven. Chi temeva che il suo arrivo nella sala dei bottoni significasse meno ingegneria e più attenzione alla gestione finanziaria è stato almeno in parte smentito: la R&D si farà e sarà portata avanti in prima persona da Toyota, senza affidarsi a software di terze parti.
MA TOYOTA NON PUÒ SCIALARE
Ma il costruttore nipponico, stante la baldanza delle rivali cinesi e le incognite sul fronte dei dazi trumpiani, non può comunque permettersi di sperperare. Anche perché al quadro globale già di per sé confuso e liquido si è aggiunto un nuovo imprevisto: la guerra in Medio Oriente.
Nelle ultime ore Toyota Motor ha infatti dichiarato di prevedere che l’utile netto per l’anno fiscale che si concluderà a marzo 2027 scenderà del 22% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 3.000 miliardi di yen (19,1 miliardi di dollari), proprio a causa dell’impennata dei costi delle materie prime, in parte determinata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Toyota prevede un fatturato netto di 51.000 miliardi di yen, in aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente, mentre l’utile operativo dovrebbe diminuire del 20,3% attestandosi a 3.000 miliardi di yen. Dichiarazioni che hanno contribuito a zavorrare l’indice Nikkei che ha chiuso l’ultima seduta della settimana lasciando sul terreno lo 0,19 per cento.







