Skip to content

manovra meloni

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Quali spazio di manovra nel bilancio per Meloni?

Il patto europeo di stabilità e i margini di manovra del governo. Il taccuino di Guiglia

In deroga al pareggio di bilancio, principio introdotto nel 2012 con la modifica dell’articolo 81 della Costituzione, la politica s’è rifugiata più volte sotto la formula magica: lo scostamento di bilancio.

È la possibilità per i governi, con l’approvazione del Parlamento a maggioranza assoluta, di ricorrere all’indebitamento in caso di necessità, ossia “al verificarsi di eventi eccezionali”.

Ma, così facendo, si disattende la severa norma costituzionale, secondo la quale lo Stato “assicura l’equilibrio fra le entrate e le spese del proprio bilancio”.

Sono soprattutto due gli esempi che si citano per spiegare come mai l’eccezione sia diventata regola d’uso (e il deficit di conseguenza aumentato): la pandemia di Covid e la guerra di Putin in Ucraina.

Ma si può scommettere che anche in mancanza di tali e imprevedibili avvenimenti nefasti i governi si sarebbero inventati qualcos’altro pur di non rispettare un rigore contabile che la storia dell’economia pubblica tra debito e deficit e l’incapacità politica di approvare riforme strutturali rendono molto più teorico che non pratico. È il voler essere di un Paese che cresce dello zero-virgola ormai da trent’anni.

Adesso il nodo è di nuovo al pettine e non solo all’indomani del decretato 0,1% in più -zero-virgola: davvero la nostra storica condanna- che ha impedito la riduzione del deficit al 3% del Pil, lasciando così l’Italia sotto la procedura di infrazione europea per deficit eccessivo.

Pesa, in particolare, l’impatto della guerra in Medio Oriente, evento anch’esso “eccezionale”. Confindustria ha calcolato che, se finisse oggi, l’effetto del conflitto varrebbe tra lo 0,1 e lo 0,3 punti in percentuale di mancata crescita. “Con la guerra lunga rischiamo la più grave crisi energetica della storia”, è l’allarme rosso del mondo industriale.

A ciò s’aggiunga che il Pnrr, il piano nazionale da oltre 194 miliardi – due terzi dei quali in prestito –, che avrebbe dovuto rafforzare il rilancio e in scadenza quest’anno, non ha portato alla svolta prevista. Un grande investimento pubblico, oltretutto in atto durante la piena e inusuale stabilità di governo. Eppure, la crescita è deludente. E il vento delle guerre e la tempesta energetica soffiano minacciosi.

Dunque, uscire dal patto europeo di stabilità per evitare il cortocircuito economico-politico? “Nessuna sospensione, si usino i miliardi non spesi”, è il “Nein” della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, alla pur ragionevole richiesta di Italia, Spagna e altri.

“Sono assolutamente contrario a uscire unilateralmente dal patto”, dice agli alleati, specie leghisti, il leader di Forza Italia, Antonio Tajani.

Ma all’orizzonte c’è l’autunnale legge di bilancio, l’ultima per importanza della legislatura. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si troverà, così, a dover dare conto della politica economica di 4 anni di governo agli italiani alla vigilia di una lunga campagna elettorale. Senza troppi spazi di manovra e con una crisi internazionale dai possibili effetti dirompenti.

 

Pubblicato su Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova

www.federicoguiglia.com                

 

 

 

 

Torna su