La Nato punta su sistemi europei di difesa?
Secondo quanto riportato da La Lettre, Hartpunkt e dall’agenzia di stampa tedesca dpa, la Nato Support and Procurement Agency (Nspa) – che sovrintende all’acquisizione nell’ambito del programma Alliance Future Surveillance and Control – ha scelto il sistema svedese Saab GlobalEye per sostituire la sua flotta di quattordici velivoli Awacs (Airborne Early Warning and Control, sistemi di allerta precoce e controllo aviotrasportato) Boeing E-3 statunitensi, chiudendo così un ciclo di approvvigionamento che inizialmente aveva privilegiato il Boeing E-7 Wedgetail, nella prima sostituzione della flotta Awacs dell’Alleanza dalla sua introduzione negli anni ’80.
Saab ha proposto per la prima volta il GlobalEye per la sostituzione degli Awacs della Nato nel febbraio 2023. La piattaforma è basata sul radar Erieye Extended Range, in grado di rilevare e identificare bersagli in aria, mare e terra a distanze superiori a 550 chilometri, montato sulla cellula del business jet Bombardier Global 6000.
Al momento non ci sono conferme ufficiali della Nato, mentre Saab ha smentito la conclusione di un accordo.
Tuttavia, al centro dell’attenzione c’è il possibile passaggio dal predominio statunitense a soluzioni europee, con il sistema GlobalEye sviluppato dalla svedese Saab insieme a Bombardier. Come dimostra anche la scelta della Danimarca di adottare il sistema di difesa aerea franco-italiano Samp/T al posto dei Patriot statunitensi.
Tutti i dettagli.
L’INTERESSE DELLA NATO PER IL GLOBALEYE
La Nato è interessata al GlobalEye di Saab per sostituire la sua flotta ormai obsoleta di Boeing E-3 Sentry, segnando un potenziale cambiamento strategico che la allontanerebbe da decenni di dipendenza dai sistemi di produzione statunitense. I velivoli, basati a Geilenkirchen in Germania, sono entrati in servizio all’inizio degli anni ’80 e si prevede che rimarranno operativi fino al 2035 circa.
Questi aerei rappresentano una delle poche capacità militari possedute e gestite direttamente dall’Alleanza, mentre la maggior parte dei mezzi resta sotto il controllo dei singoli Stati membri.
IL RIPENSAMENTO SULL’E-7 DOPO IL RITIRO DEGLI STATI UNITI
Se confermata, l’assegnazione porrebbe fine a un lungo processo di approvvigionamento che ha visto l’esclusione del Boeing E-7A Wedgetail dalla gara dopo il ritiro degli Stati Uniti dal programma, e segnerebbe la prima volta in quasi quarant’anni che una piattaforma non Boeing funge da spina dorsale comune per la sorveglianza aerea della Nato, osserva Aero Time.
La flotta Nato composta da 14 Boeing E-3A Sentry, operativa dal 1982 e basata a Geilenkirchen in Germania, dovrebbe essere dismessa intorno al 2035, mentre il processo di sostituzione è in corso dal 2016 nell’ambito del programma Alliance Future Surveillance and Control.
Nel novembre 2023 l’Alleanza aveva individuato nel Boeing E-7A Wedgetail il nuovo sistema di comando e controllo, con un piano per sei velivoli e l’entrata in servizio del primo entro il 2031.
Tuttavia, nel giugno 2025 il progetto ha subito un rallentamento dopo che l’aeronautica statunitense ha escluso l’E-7 dal piano di spesa per l’anno fiscale 2026, a favore di capacità di sorveglianza spaziale, ricorda la testata. Successivamente, il 13 novembre 2025, il Ministero della Difesa dei Paesi Bassi ha comunicato che i Paesi partner avevano deciso di rinunciare all’acquisizione dei sei Wedgetail, ritenendo venute meno sia le basi strategiche sia quelle economiche del programma.
Da qui il rapporto della testata francese secondo cui l’agenzia per gli appalti della Nato avrebbe scelto Saab e Bombardier per la fornitura di aerei GlobalEye destinati a sostituire i 14 jet E-3 dell’Alleanza.
LA PRECISAZIONE DI SAAB
Come ha riferito FlightGlobal, il 23 aprile il ceo della società svedese, Micael Johansson, ha dichiarato durante la presentazione dei risultati del primo trimestre che Saab aveva fornito informazioni alla Nato in merito al sistema GlobalEye nell’ambito del programma Allied Future Surveillance and Control, senza tuttavia confermare l’assegnazione di alcun contratto, ma sottolineando il forte interesse e una pipeline attiva che includeva Germania, Polonia e potenziali opzioni dalla Francia.
“Spetta alla Nato commentare lo stato di avanzamento del proprio processo di approvvigionamento”, ha affermato Mattias Rådström, responsabile delle relazioni con i media di Saab, in una dichiarazione inviata via e-mail ad AeroTime. “Posso confermare che abbiamo fornito loro informazioni, ma non abbiamo firmato alcun contratto né ricevuto un ordine dalla Nato per il GlobalEye.”
Al momento, quel che emerge chiaramente è una tendenza crescente verso soluzioni europee.
LA DANIMARCA HA SCELTO I FRANCO-ITALIANI SAMP/T AL POSTO DEI PATRIOT A STELLE E STRISCE
Proprio a inizio settimana l’azienda francese di difesa e tecnologia Thales ha annunciato che fornirà alla Danimarca il suo sistema di difesa aerea Samp/T Ng tramite Eurosam, la sua joint venture con Mbda, con consegne previste a partire dal 2028.
Il sistema di difesa antiaerea franco-italiano Samp/T è sviluppato dal consorzio italo-francese Eurosam (costituto dalle società Mbda Italia, Mbda Francia e Thales). Rappresenta uno dei fulcri della difesa aerea dell’Ucraina, diventato fondamentale per intercettare i missili e i droni lanciati da Mosca. Il Samp/T Ng è l’evoluzione di questo sistema di difesa aerea terrestre a medio-lungo raggio più avanzato d’Europa.
Gli eserciti francese e italiano saranno i primi clienti, ricevendo il Samp/T Ng a partire dal 2026. L’Ucraina ha ricevuto almeno due sistemi Samp/T in donazione, di cui almeno uno in uso per difendere l’area di Kyiv, considerato un’alternativa al Patriot di fabbricazione statunitense.
A settembre, Copenaghen ha scelto il sistema Samp/T al posto del Patriot, ricorda Defense News osservando che tale decisione appare sempre più opportuna dopo che il governo degli Stati Uniti ha segnalato possibili ritardi nelle consegne di armi e munizioni ai paesi baltici, legati alla guerra con l’Iran. Non solo, la Svizzera ha dichiarato a marzo di dover affrontare ritardi di quattro o cinque anni nelle consegne dei Patriot.
La Danimarca diventa così il terzo paese, dopo Francia e Italia, ad essere equipaggiato con il sistema, mentre al momento sette paesi dell’Ue utilizzano il Patriot.
Come ha sottolineato Reuters, l’accordo giunge mentre l’Europa si affretta a ridurre la dipendenza dai fornitori statunitensi e a rafforzare le proprie capacità interne, con il piano ReArm Europe della Commissione europea che prevede fino a 800 miliardi di euro di spese aggiuntive per la difesa entro il 2030.







