La software house di Sam Altman non smette di inanellare addii eclatanti, come quelli visti nel convulso periodo in cui il Ceo riuscì a rimettersi in sella dopo essere stato disarcionato dal suo stesso CdA.
CHI ABBANDONA OPENAI E LE DOMANDE SU SORA
Nelle ultime ore hanno fatto particolarmente rumore le dimissioni di Bill Peebles – ovvero l’uomo che ha guidato lo sviluppo di Sora – e di Kevin Weil, vicepresidente per la sezione scientifica. Il primo addio fa riprendere quota a tanti interrogativi rimasti sospesi dopo l’improvvisa decisione di OpenAi di chiudere il progetto di Sora, la “branca” dell’algoritmo smart deputata alla creazione di video molto realistici.
All’epoca la spiegazione della brusca interruzione dei lavori venne ricercata tanto nello sforzo computazionale richiesto per la generazione “in serie” di simili contenuti quanto nell’incognita relativa ai ricavi. Sicuramente quest’ultima tesi è quella che ha convinto meno, dato che Disney aveva già sottoscritto una partnership da circa un miliardo di dollari e le applicazioni del software apparivano infinite, specie in ambito pubblicitario.
Tuttavia, dal momento che nel corso della sua vita l’app ha generato tra 1,4 e 2,1 milioni di dollari di ricavi contro gli 1,9 miliardi prodotti da ChatGpt nello stesso periodo, molti continuano a vederci una motivazione economica, sebbene si dovrebbe anche mettere in conto il fatto che, così facendo, la software house di Sam Altman abbia deciso di non presidiare più un terreno che ora è divenuto territorio di caccia delle rivali, a iniziare da quelle cinesi. Anche la teoria dello sforzo computazionale non avrebbe soddisfatto tutti: TechCrunch osserva per esempio che, dopo il picco di oltre 3,3 milioni di download mensili, le installazioni erano calate significativamente nei mesi successivi.
CONVULSIONI INTERNE IN OPENAI?
Insomma, l’impressione è più che si tratti dell’emersione temporanea di quei conflitti carsici all’interno dell’azienda di cui si parla da parecchio e che attualmente avrebbero preso forma nella decisione, tutt’altro che condivisa da tutti, di sterzare su progetti e processi ancora non noti al grande pubblico ma fermamente perseguiti dal management (c’è chi tira anche in ballo il Pentagono, ma il rischio è quello di sfondare nella dietrologia spiccia).
Anche l’addio di Weil sarebbe stato pronunciato a denti stretti, con i giornali che riportano indiscrezioni sul fatto che l’intera divisione scientifica responsabile del progetto Prism (uno spazio di lavoro digitale pensato specificamente per i ricercatori) verrà ridimensionata e il lavoro fin qui portato avanti messo nel congelatore, salvo far confluire alcune specifiche all’interno dell’app Codex. Una decisione che il vicepresidente dell’unità non deve avere accolto favorevolmente.
Come detto, la vita di OpenAi è stata costellata da addii importanti, a iniziare da quelli di Helen Toner, Tasha McCauley, Jan Leike e Ilya Sutskever che avevano lasciato subito dopo il ritorno di Altman sulla poltrona di Ceo. Poi se ne erano andati Peter Deng, Greg Brockman e John Schulman ma l’elenco sarebbe ben più lungo. L’ultimo caso risale appena allo scorso marzo quando Caitlin Kalinowski, arruolata nella divisione robotica, ha scelto di sbattere le porte della software house alle sue spalle. Porte che erano state varcate per la prima volta solo 16 mesi prima. Il motivo? Come in tanti altri casi precedenti anche questa volta etico: l’accordo stretto tra OpenAI e il Pentagono.








