Prima i tagli annunciati su scala globale, poi le ricadute concrete lungo la filiera del lavoro esternalizzato. È su questi binari che si inseriscono le ultime decisioni di Meta, tra riduzione della forza lavoro, investimenti nell’intelligenza artificiale e chiusura di contratti che coinvolgono migliaia di lavoratori fuori dagli Stati Uniti.
IL PIANO LICENZIAMENTI DI META E I NUMERI DELLA SOCIETÀ
Secondo quanto appreso da Reuters, Meta avvierà il 20 maggio una prima ondata di licenziamenti che interesserà circa il 10% della forza lavoro globale, pari a quasi 8.000 dipendenti, con ulteriori tagli previsti nella seconda metà del 2026, ancora senza dettagli definiti su tempi e dimensioni. Stando a precedenti indiscrezioni, l’azienda avrebbe valutato riduzioni fino al 20% o più del personale complessivo. Il gruppo, con sede a Menlo Park, impiegava circa 79.000 persone al 31 dicembre.
A oggi Meta si trova in una posizione finanziaria più solida rispetto al passato: nel 2024, infatti, ha registrato oltre 200 miliardi di dollari di ricavi e 60 miliardi di profitto, mentre il titolo è in rialzo del 3,68% dall’inizio dell’anno, pur restando sotto i massimi della scorsa estate.
LA RIVOLUZIONE INTERNA AVVIATA DALL’IA
Alla base delle decisioni c’è una strategia centrata sull’intelligenza artificiale. L’amministratore delegato Mark Zuckerberg sta investendo centinaia di miliardi di dollari per trasformare il funzionamento interno dell’azienda, puntando su una struttura con meno livelli manageriali e maggiore efficienza grazie a lavoratori assistiti dall’IA.
In questo contesto, Meta ha riorganizzato la divisione Reality Labs e trasferito ingegneri verso una nuova unità, “Applied AI”, incaricata di sviluppare agenti in grado di scrivere codice ed eseguire compiti complessi in autonomia. Parte del personale sarà inoltre riallocata in Meta Small Business, creata recentemente nell’ambito della ristrutturazione.
Questi interventi seguono la ristrutturazione tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, quando l’azienda eliminò circa 21.000 posti di lavoro durante il cosiddetto “anno dell’efficienza”, in una fase segnata dal calo del titolo e dalla revisione delle aspettative di crescita legate al periodo pandemico.
COSA SUCCEDE TRA LE ALTRE BIG TECH
Il percorso di Meta, osserva Reuters, si inserisce in una tendenza più ampia nel settore tecnologico statunitense. Amazon.com ha ridotto recentemente di 30.000 unità il personale impiegatizio, pari a circa il 10% dei “colletti bianchi”, mentre a febbraio la fintech Block ha tagliato quasi la metà del proprio organico.
In entrambi i casi, i dirigenti hanno collegato le riduzioni ai guadagni di efficienza derivanti dall’intelligenza artificiale. Secondo il sito Layoffs.fyi citato da Reuters, dall’inizio dell’anno 73.212 lavoratori del settore tecnologico hanno perso il lavoro, a fronte dei 153.000 registrati complessivamente nel 2024.
LA FINE DEL CONTRATTO CON SAMA IN KENYA
Nel frattempo, Meta ha anche interrotto un importante contratto con Sama, società con sede a Nairobi impegnata nella moderazione dei contenuti e nell’addestramento dell’IA, una decisione che porterà al licenziamento di 1.108 dipendenti. Sama ha dichiarato di aver ricevuto una notifica formale per terminare un “importante incarico presso il suo ufficio di Nairobi” e di aver avviato le procedure di licenziamento. Il Guardian riferisce che molti dipendenti, tra cui lavoratori impegnati nell’annotazione dei dati e nell’addestramento dell’intelligenza artificiale, avrebbero ricevuto un preavviso di sei giorni.
La decisione segue accuse secondo cui alcuni addetti sarebbero stati chiamati a visionare contenuti registrati con gli occhiali intelligenti Ray-Ban di Meta, inclusi quelli che contengono contenuti personali e intimi degli utenti.
META SOTTO ACCUSA
Il rapporto tra Meta e Sama, ricorda Ap, è al centro di contenziosi dal 2022, quando ex moderatori di contenuti hanno denunciato bassi salari e mancanza di supporto psicologico. Nel 2023, inoltre, circa 200 lavoratori hanno intentato una causa per sfruttamento, citando retribuzioni insufficienti, orari prolungati e condizioni difficili.
Le testimonianze riportano la visione continuativa di contenuti estremamente violenti, tra cui video di minori abusati e donne uccise, senza adeguato accesso a consulenti. Un’ulteriore azione legale nel 2024, scrive il Guardian, ha evidenziato casi di disturbo da stress post-traumatico, depressione e ansia tra 140 lavoratori.
Sama, dal canto suo, ha difeso in precedenza le proprie pratiche, sostenendo di offrire salari pari a quattro volte il minimo locale, benefit completi e accesso a risorse per il benessere, inclusi servizi medici e supporto psicologico in sede ma, intanto che il procedimento è ancora in corso, i moderatori, provenienti da diversi paesi africani, chiedono un risarcimento complessivo di 1,6 miliardi di dollari.




