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Ecco come energia, spazio e cloud computing trasformeranno l’industria tedesca

Se da un lato la concorrenza globale, soprattutto asiatica e americana, è agguerrita, dall’altro la Germania può contare su know-how, infrastrutture e un tessuto di start-up tecnologiche che si sta dimostrando sempre più dinamico. L'articolo di Pierluigi Mennitti

Nel quadro delle analisi strategiche elaborate dai ricercatori dell’Handelsblatt Research Institute (HRI), la trasformazione industriale tedesca si articola lungo direttrici tecnologiche e produttive di rilievo globale. Oltre ai settori dell’intelligenza artificiale, della robotica e della difesa e cybersecurity, tre aree sono altrettanto decisive per la competitività futura: “energia, spazio e cloud computing sono tre assi portanti per la trasformazione dell’industria tedesca nei prossimi decenni”. Si tratta di ambiti in cui la Germania, e più in generale l’Europa, mirano a conquistare autonomia strategica, potenziando la propria sovranità tecnologica e industriale. 

Se da un lato la concorrenza globale, soprattutto asiatica e americana, è agguerrita, dall’altro la Germania può contare su know-how, infrastrutture e un tessuto di start-up tecnologiche che si sta dimostrando sempre più dinamico. Un discorso che peraltro può essere esteso all’intera Europa.

ENERGIA: QUATTRO START-UP PER LA FUSIONE NUCLEARE

Un grande capannone a sud di Monaco, ancora privo di attività industriale, ospita i primi elementi di un progetto destinato a entrare nella storia dell’energia: la costruzione del primo reattore a fusione nucleare operativo al mondo. L’azienda che lo sviluppa, Proxima Fusion, è una delle quattro start-up tedesche impegnate in questa impresa, assieme a Marvel Fusion, Focused Energy e Gauss Fusion. A differenza dei reattori a fissione, la fusione nucleare non produce scorie radioattive di lunga durata, offrendo una soluzione teoricamente pulita e inesauribile.

Proxima scommette su una tecnologia innovativa che “utilizza superconduttori ad alta temperatura per generare campi magnetici più forti e compatti, aumentando l’efficienza dell’impianto”. Tuttavia, questa rivoluzione energetica è ancora lontana, osservano i ricercatori dell’HRI: i tempi e i costi restano incerti, e il paragone con il progetto internazionale Iter – in fase di sviluppo da decenni con investimenti miliardari – invita alla cautela.

Nel frattempo, la transizione energetica si gioca su fronti più consolidati: eolico, solare e stoccaggio. In Europa, il settore dell’energia eolica è dominato da aziende come Siemens Energy, Nordex ed Enercon, con una leadership affiancata solo da pochi attori extraeuropei, principalmente cinesi. Ma è proprio dalla Cina che proviene la sfida più diretta, avendo già conquistato la quasi totalità della catena del valore del fotovoltaico. Secondo gli analisti di Handelsblatt, “per mantenere l’autonomia energetica, l’Europa deve accelerare su innovazione, produzione e accumulo energetico”.

Un ruolo potenzialmente cruciale lo gioca l’idrogeno verde, che “potrebbe fungere da vettore energetico e mezzo di stoccaggio”. Tuttavia, le difficoltà logistiche e infrastrutturali legate alla sua produzione e trasporto ne limitano la fattibilità. Le importazioni, su cui punta la strategia tedesca, risultano “rischiose e spesso irrealistiche”. Al momento, in questo caso si tratta più di una promessa che di una realtà industriale.

IL BOOM DELL’AEROSPAZIO E IL RITARDO DAGLI USA

Dallo spazio arriva un altro fronte di crescita per l’industria tedesca ed europea. I ricercatori di Düsseldorf trovano nel profondo nord un esempio di successo: la start-up finlandese Iceye, fondata da due studenti con un’idea rivoluzionaria, è oggi il maggiore produttore globale di satelliti radar SAR (Synthetic Aperture Radar), in grado di rilevare dettagli anche con scarsa visibilità. Con 48 satelliti già in orbita, Iceye dimostra la vitalità del cosiddetto New Space europeo, “un settore in forte crescita che combina innovazione privata, necessità militari e ambizioni tecnologiche”.

Il potenziale economico del settore è enorme: secondo McKinsey, il mercato spaziale globale potrebbe raggiungere 1,8 trilioni di dollari entro il 2035. L’Europa, già protagonista con i programmi Galileo (navigazione) e Copernicus (osservazione terrestre), detiene una quota significativa degli ordini globali e vanta attori industriali consolidati come Airbus o, per restare alla sola Germania, OHB.

Tuttavia, il confronto con gli Stati Uniti resta “impari”. Nel 2024, l’Europa ha effettuato solo tre lanci spaziali contro i 160 statunitensi. A causa di questa dipendenza tecnologica, l’ESA ha affidato diverse missioni a SpaceX, evidenziando una vulnerabilità strategica. Il nuovo vettore europeo Ariane 6, lanciato nel 2025, segna un passo verso l’autonomia, mentre le start-up tedesche Isar Aerospace, Rocket Factory Augsburg e HyImpulse lavorano a micro-lanciatori più agili e competitivi.

La corsa europea include anche nuove soluzioni: la franco-tedesca The Exploration Company sviluppa il veicolo spaziale Nyx, capace di trasportare e recuperare materiali nello spazio. Tuttavia, gli investimenti pubblici e privati in Europa restano inferiori rispetto agli Usa, rendendo necessaria una strategia coordinata per non perdere slancio.

TECNOLOGIA CLOUD: ALLA RICERCA DELLA SOVRANITÀ DIGITALE

Nel cuore del digitale si gioca un’altra partita fondamentale per la Germania: l’indipendenza nel cloud computing. Tre aziende europee – Aruba, Dynamo e Ionos – hanno lanciato l’iniziativa Seca (Simple European Cloud Alliance), uno standard aperto che consente l’interoperabilità tra infrastrutture cloud. L’obiettivo è ambizioso: “creare un’alternativa europea credibile agli hyperscaler americani come Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud, che insieme detengono il 70% del mercato europeo”.

Oltre alla dipendenza economica, sussistono rischi legali (protezione dei dati), strategici (ricattabilità geopolitica) e commerciali (potere contrattuale asimmetrico). L’Europa risponde con cooperazione e investimenti: il progetto 8ra (Infrastructure for Resilience, Interconnection and Security by Satellites), promosso da 19 aziende tra cui SAP, Siemens e Deutsche Telekom, punta a “una nuova generazione di cloud edge”, in cui i dati vengono elaborati direttamente nelle macchine e non solo nei datacenter.

“L’infrastruttura cloud europea dovrà supportare non solo le esigenze industriali ma anche l’intelligenza artificiale, i veicoli autonomi e le fabbriche interconnesse”. Sebbene i precedenti tentativi abbiano deluso, i promotori di 8ra sono ottimisti: unendo “risorse, competenze e obiettivi comuni”, Germania ed Europa possono ancora “colmare il divario tecnologico e ridefinire il posizionamento industriale della Germania”.

 

(3. continua; la prima parte e la seconda parte si possono leggere rispettivamente qui e qui)

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