Nell’ultimo decennio, la Germania ha assistito a un progressivo indebolimento del suo modello economico fondato sull’industria pesante, l’export e il primato tecnologico nei settori tradizionali come l’automotive e la meccanica di precisione. L’aumento dei costi energetici, la concorrenza globale, in particolare dalla Cina, e l’inerzia innovativa di molti grandi gruppi industriali hanno fatto emergere le fragilità di un sistema produttivo un tempo considerato inespugnabile.
Di fronte a tre anni consecutivi di stagnazione economica, la domanda che serpeggia tra economisti, politici e imprenditori è la stessa: come può la Germania rilanciare il proprio potenziale di crescita? La risposta sembra risiedere nella capacità del paese di abbracciare una nuova generazione di settori industriali ad alto contenuto tecnologico – sostengono gli analisti – capaci di portare innovazione profonda e sostenere la competitività nel lungo termine.
Dietro la coltre delle notizie che raccontano la crisi, si osserva con speranza l’affermazione del “deep tech”: una nuova ondata imprenditoriale alimentata da start-up nate nei laboratori universitari, sostenute da capitali di rischio pazienti e capaci di affrontare sfide complesse e progetti ad alta intensità scientifica. Tra razzi spaziali, auto autonome, reattori a fusione e computer quantistici, la Germania prova a riscoprire lo spirito dei pionieri industriali del Diciannovesimo secolo.
Un’analisi condotta dall’Handelsblatt Research Institute (HRI) ha individuato dieci settori chiave che, se opportunamente sviluppati, potrebbero diventare il motore della rinascita economica tedesca. Li analizzeremo in una serie di quattro articoli, ripercorrendo le analisi del think tank del quotidiano economico, sulle tracce di una possibile nuova rivoluzione industriale in grado di sottrarre la (ex) locomotiva europea a un declino storico annunciato e temuto.
L’IA PER LA SOVRANITÀ TECNOLOGICA EUROPEA
Il primo settore indicato dai ricercatori dell’Handelsblatt, forse il più promettente e trasversale, è l’intelligenza artificiale. L’IA è ormai considerata “non solo una tecnologia dirompente, ma anche un’infrastruttura strategica”. È su questa consapevolezza che si fondano le ambizioni di molte economie avanzate, tra cui la Francia, che ha fatto della promozione delle proprie start-up un punto fermo della propria politica industriale.
Ma la corsa globale all’IA è tutt’altro che equa. Negli Stati Uniti, le start-up del settore “beneficiano di una disponibilità di capitale di rischio cinque o sei volte superiore rispetto a quelle europee”. Dispongono inoltre di infrastrutture computazionali avanzate e accesso a vasti bacini di dati, risorse che costituiscono una barriera d’ingresso per molti attori emergenti. Tuttavia, ciò non impedisce a investitori e policy maker europei di vedere nell’IA una tecnologia chiave per il futuro. Quasi la metà dei venture capitalist intervistati dall’Handelsblatt alcuni mesi fa, aveva indicato proprio l’intelligenza artificiale come “l’ambito più strategico per l’Europa”.
UN VANTAGGIO COMPETITIVO: LE APPLICAZIONI INDUSTRIALI
La forza della Germania in particolare potrebbe risiedere nella capacità di “declinare l’intelligenza artificiale in chiave industriale”. Le applicazioni nei settori manifatturieri offrono infatti opportunità uniche: “processi di produzione intelligenti, manutenzione predittiva, ispezione automatizzata della qualità e ottimizzazione della logistica sono solo alcune delle frontiere in cui l’IA può generare valore concreto”.
Secondo Statista Market Insights, lo strumento di analisi di mercato offerto dall’azienda di Amburgo Statista, “il mercato globale dell’intelligenza artificiale dovrebbe avvicinarsi ai 744 miliardi entro il 2030”. Di questo volume, “circa un quarto” spetterà all’Europa.
In questo scenario, le start-up tedesche possono colmare il divario competitivo attraverso la “specializzazione in nicchie applicative e la collaborazione stretta con le imprese industriali locali”. La struttura economica tedesca, basata su una vasta rete di aziende a conduzione familiare altamente specializzate, “rappresenta un terreno fertile per lo sviluppo di soluzioni su misura”. È su questa sinergia che investitrici come Jeannette zu Fürstenberg puntano per rafforzare la spina dorsale industriale europea, cita l’Handelsblatt: dati proprietari, esigenze produttive complesse e mercati verticali offrono all’IA made in Germany un’occasione irripetibile per affermarsi.
CAPITALE, TALENTI E STRATEGIA DI LUNGO PERIODO
Affinché la Germania possa trarre pieno vantaggio dalle potenzialità dell’intelligenza artificiale, è indispensabile rafforzare le condizioni quadro. Questo significa “aumentare l’accesso ai capitali di rischio, potenziare le infrastrutture computazionali e attrarre i migliori talenti globali”. Ma significa anche dotarsi di “una visione strategica coerente”, capace di coniugare sovranità tecnologica e competitività industriale.
Il rischio – avvertono gli analisti dell’Handelsblatt – è che la Germania e l’Europa nel suo complesso perdano terreno in un settore in cui il vantaggio di scala è determinante. Tuttavia, se supportate adeguatamente, le start-up europee hanno dimostrato di poter reggere il confronto con i giganti americani e asiatici. In questo senso, l’IA può rappresentare il banco di prova per l’intera strategia industriale tedesca e continentale: un’opportunità per “tornare a essere protagonisti nel campo dell’innovazione tecnologica, con effetti moltiplicatori su tutta l’economia”. La strada non sarà facile, ma potrebbe segnare l’inizio di una nuova rivoluzione industriale.
(1. continua)







