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Che cosa succede davvero a Sigonella?

Cosa sappiamo dell’attività su Sigonella? Conversazione di Stefano Feltri di Appunti con Sergio Scandura, giornalista di Radio Radicale, che monitora le rotte aeree.

Sergio Scandura è un giornalista di Radio Radicale che monitora le rotte aeree e così scopre notizie importanti come il volo di Stato per il torturatore libico Al Masri. Cosa sappiamo dell’attività su Sigonella?

Prima di tutto eviterei eccessi enfatici nella narrazione e anche qualche pubblicità comparativa azzardata. La comunicazione di Crosetto, che per un giorno ha negato l’uso della base agli americani, non è granché paragonabile alla Sigonella di Bettino Craxi: non c’è nessuna camionetta messa di traverso sulla pista della base alle pendici dell’Etna.

Per un giorno, alcuni giorni fa, è stato impedito il movimento di un convoglio di tanker, cioè aerei da rifornimento, che stavano trasferendo altri assetti militari — quindi cacciabombardieri — verso il Medio Oriente.

Con ogni probabilità il governo tenta di giocare una carta di riequilibrio anche rispetto all’esito referendario e al blocco significativo di elettorato giovanile antimilitarista, ma anche di una parte di elettorato non giovane che non gradisce queste avventure militari, se non altro per gli effetti economici che producono nella vita quotidiana, oltre che per ragioni più intime e umanitarie legate a qualsiasi operazione di guerra.

Sigonella però resta una base centrale, comunque coinvolta nel teatro di guerra. È la seconda base più importante per i droni Triton della US Navy, sistemi molto sofisticati.

A Sigonella operano anche i velivoli P-8 Poseidon, che possono trasportare missili antinave e antisommergibile, sganciabili dal ventre dell’aereo per neutralizzare assetti nemici.

Il ruolo più rilevante è però quello dei Triton: droni ad altissima tecnologia, con un’autonomia di circa 30 ore, impiegati in missioni di sorveglianza continuativa dal Mediterraneo verso il teatro operativo.

Li abbiamo tracciati anche nei giorni precedenti al primo attacco e stanno operando soprattutto nella parte settentrionale del Golfo Persico.

In particolare, li abbiamo osservati con insistenza sull’isola di Kharg, considerata il principale terminale di esportazione petrolifera dell’Iran e dunque il polmone finanziario del regime di Teheran.

Questi velivoli, dotati di radar molto avanzati, sono in grado non solo di raccogliere informazioni ma anche di intercettare i sistemi radar avversari e individuare target ostili, che possono poi essere colpiti da altri assetti armati.

I Triton sono quindi pienamente parte del dispositivo operativo.

Alla luce di questo, è difficile sostenere la distinzione evocata dalla presidente del Consiglio tra azione cinetica e non cinetica: a Sigonella, comunque la si voglia definire, c’è un coinvolgimento diretto nel teatro di guerra.

I Triton arrivano a Sigonella intorno al 2024, completando la flotta, e sono già stati impiegati in missioni nel Mar Nero per la difesa dell’Ucraina dopo l’aggressione russa, oltre che nel Mar Baltico per attività di sorveglianza, in particolare nell’exclave russa di Kaliningrad. Alcuni di questi droni operano anche lungo la costa libica.

La loro centralità geografica, legata alla base di Sigonella, li rende inevitabilmente uno strumento chiave anche in questo teatro di guerra.

(Estratto da Appunti)

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