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Apple morsicata sia dalla Cina sia dagli Usa

Apple viene guardata con maggiore diffidenza in Cina dato che ha iniziato il trasloco verso la vicina India ma Tim Cook prova a rassicurare con parole al miele. Intanto però in casa propria Cupertino deve tenere buono l'irruento Trump e lo fa annunciando accelerazioni sui programmi a stelle e strisce promessi al presidente americano. La Mela morsicata continua a barcamenarsi al di là e al di qua del Pacifico

Anche quest’anno il China Development Forum, appuntamento cinese in cui le Big Tech si incontrano col governo per fare il punto della situazione, è stato blindato. Tuttavia i media locali hanno fatto trapelare l’insoddisfazione del premier Li Qiang per la recente instabilità della filiera globale. I dazi statunitensi, del resto, accanendosi in particolar modo su Pechino, hanno spinto molti produttori a reinventare le proprie filiere. Tra queste la statunitense Apple, che dietro le pressioni di Donald Trump ha deciso di accelerare quel trasloco dalla Cina a favore dell’India in studio da parecchio. E al China Development Forum uno dei pochi imprenditori occidentali ammessi è stato proprio Tim Cook.

I RIMBROTTI CINESI

Secondo il premier del Paese del Dragone politicizzare le questioni industriali non porterà a nulla di buono per nessuno, men che meno “strumentalizzare deliberatamente la supply chain”: il rischio, ha sferzato Li Qiang presumibilmente rivolgendosi a Tim Cook – ma di fatto parlando a Trump – è difatti quello di aumentare i costi per le aziende e indebolire lo slancio dello sviluppo.

Tim Cook, da quel che è dato sapere, ha invece speso parole molto accomodanti nei riguardi della Cina, anche se è ormai chiaro a tutti che le tensioni commerciali tra Washington e Pechino non consentiranno a Cupertino di mantenere ancora molto a lungo lo stesso piede in due staffe.

APPLE PROVA A TRANQUILLIZZARE TRUMP

Da qui con ogni probabilità la decisione di accattivarsi le simpatie del volubile inquilino della Casa Bianca annunciando nuovi membri per il suo Programma di Produzione Americana (AMP) avviato proprio per venire incontro alle pressanti richieste di Trump di investire soprattutto su suolo americano.

Chiara la volontà di Apple di dimostrare alla amministrazione Usa di essere intenzionata non solo a portare avanti il proprio impegno di lunga data preso con Washington, ma addirittura di volerlo ampliare così da innestare negli Stati Uniti una produzione ancora più avanzata che riguardi anche il delicato e cruciale comparto della realizzazione di componenti critici.

LE COLLABORAZIONI IN ESSERE

Cupertino al momento sta collaborando con Bosch, Cirrus Logic, TDK e Qnity Electronics per produrre nel territorio dei 50 Stati materiali e componenti essenziali per i prodotti Apple venduti in tutto il mondo, così da creare posti di lavoro “in house” e rafforzare le capacità produttive americane, proprio come chiesto a più riprese in tutti gli ambiti industriali dal presidente Trump. Apple prevede di investire 400 milioni di dollari in questi nuovi programmi entro il 2030.

CIRCUITI INTEGRATI E SENSORI MADE IN USA

L’espansione, sottolineano da Cupertino, accelera una componente chiave dell’impegno quadriennale di Apple da 600 miliardi di dollari per ampliare la propria produzione a stelle e strisce. Le nuove partnership si concentreranno sulla produzione di sensori, circuiti integrati e materiali avanzati utilizzati nei dispositivi Apple, con alcuni componenti che saranno prodotti per la prima volta negli Stati Uniti.

D’altro canto, però, Apple non sta lasciando la Cina come le è stato chiesto in più occasioni proprio da Trump: col risultato però che nel Paese asiatico la Mela morsicata ha iniziato a essere guardata con maggiore diffidenza. Fino a quando Cupertino riuscirà a barcamenarsi su entrambe le sponde del Pacifico?

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