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Come corre Toyota negli Usa per non scontentare Trump (e pure la premier Takaichi?)

Prende corpo il piano americano multimiliardario di Toyota per non scontentare il presidente Trump. I primi a beneficiare dei fondi che arrivano dal Sol Levante saranno gli impianti in Kentucky e in Indiana. Qualche settimana fa il presidente del gruppo nipponico aveva indossato il cappellino rosso "Maga". Intanto l'amicizia Usa-Giappone è garantita dai salamelecchi della premier Takaichi, iron lady in patria estremamente accomodante in visita alla Casa Bianca

Toyota, marchio più venduto al mondo, è stato il primo tra i costruttori giapponesi a impegnarsi a rispettare le nuove direttive commerciali imposte da Donald Trump inventandosi un curioso “giro dell’oca” che prevede di esportare i veicoli prodotti dal costruttore nipponico negli Stati Uniti e assemblati in loco per servire esclusivamente – almeno finora – quel mercato verso il Giappone, così da aumentare a favore degli Usa la bilancia commerciale.

TUTTI I PIANI AMERICANI DI TOYOTA

Ma a quanto pare i piani americani di Toyota (negli Usa il costruttore nipponico è già presente in forze e impiega circa 48mila persone) non si fermeranno là. La Casa nipponica lo scorso novembre aveva infatti annunciato un nuovo piano di investimenti da dieci miliardi a favore delle attività Usa da realizzare entro il 2030.

DUE STABILIMENTI USA DA POTENZIARE

La prima parte di tale piano si sostanzia in un miliardo di dollari in arrivo già quest’anno a beneficio di due fabbriche statunitensi. Per la precisione 800 milioni di dollari verranno destinati allo stabilimento di Georgetown, in Kentucky, per aumentare la capacità produttiva della berlina Camry e del crossover RAV4 mentre altri 200 milioni saranno investiti nello stabilimento di Princeton, in Indiana, per ampliare la produzione del Suv Grand Highlander.

LA SCORTESIA DI TRUMP

Il piano multimiliardario annunciato lo scorso novembre, peraltro – come di consueto – era stato irritualmente anticipato in pubblico dal presidente statunitenseTrump nel corso di una conferenza stampa ancora prima che Toyota avesse modo di annunciarlo ai propri azionisti.

IL GIAPPONE FA BUON VISO A CATTIVO GIOCO

La rinnovata amicizia tra i due Paesi le cui sponde sono bagnate dal Pacifico è garantita dalla neo-premier nipponica Sanae Takaichi, descritta in patria come una lady di ferro (convocherebbe riunioni di gabinetto alle 3 del mattino) mentre all’estero è molto più accomodante (è rimasta in silenzio mentre Trump, accanto a lei, rimembrava a mo di sfottò l’attacco nipponico alla base americana di Pearl Harbour e si è lasciata andare a una invocazione che certo ha solleticato l’ego del presidente americano: “Solo tu, Donald, puoi riportare la pace nel mondo”). Insomma, la politica giapponese nei riguardi dell’alleato americano è chiara.

D’altra parte, come ricorda Cnbc, Akio Toyoda, presidente di Toyota, ha a sua volta cercato in ogni modo negli ultimi mesi di ingraziarsi Trump (con cui condivide l’ostilità per l’auto elettrica), arrivando persino a indossare il caratteristico cappellino rosso con la scritta “Make America Great Again” e una maglietta con le immagini del tycoon e del vicepresidente statunitense JD Vance.

I DAZI USA SONO UNA BELLA ZAVORRA SUI CONTI DI TOYOTA

Al netto dei sorrisi e degli inchini di convenienza, gli investimenti americani sono ovviamente “estorti” ai giapponesi dalle nuove politiche commerciali americane: Toyota ha stimato che i dazi statunitensi costeranno 1,4 trilioni di yen nell’anno fiscale in chiusura (e non va certo meglio agli altri marchi nipponici), dunque per non perdere un mercato fondamentale per i suoi Suv e pick-up il marchio del Sol Levante si ritrova costretto a investire in modo sempre più massiccio negli Stati Uniti.

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