Il 18 marzo 2026, mentre Jensen Huang posava coi rappresentanti di Samsung Electronics nel “Super Bowl dell’intelligenza artificiale”, la GTC di San Josè, in Corea del Sud si contavano i voti di una consultazione, con percentuale di approvazione del 93%. I protagonisti erano i sindacati di Samsung.
Il 21 maggio potrebbe portare a diciotto giorni di sciopero generale. Le esportazioni di semiconduttori valgono più di un terzo delle esportazioni della Corea del Sud, che è stata chiamata “La Repubblica di Samsung”. Ma sono legate a due incertezze del medio termine: gli scioperi, appunto, e l’approvvigionamento energetico.
Come ho ricordato in “Geopolitica dell’intelligenza artificiale”, il modello produttivo che ha conquistato il vertice della manifattura mondiale, il “nuovo modo di produzione asiatico”, è legato a rapporti tra capitale e lavoro differenti rispetto a quelli occidentali, sia europei che statunitensi. In sintesi, dal lato del capitale, i profitti sono talvolta compressi per garantire gli investimenti di medio-lungo termine con l’obiettivo del dominio del mercato di riferimento, mentre dal lato del lavoro, nell’enorme scala dell’ecosistema dell’Asia orientale, comanda la perentoria asserzione di Morris Chang sul segreto di TSMC: niente sindacati.
A giugno 2024, per la prima volta nella lunghissima storia di Samsung, i lavoratori hanno infatti scioperato. Nel corso dei mesi successivi, si è giunti a un nuovo accordo col management, sull’aumento della retribuzione, ma l’accordo era parziale, non definitivo.
Soprattutto, il confronto tra capitale e lavoro in Samsung si è intrecciata con la complessità del ciclo delle memorie, e con la competizione feroce con SK Hynix, che ha intuito meglio le potenzialità delle HBM ed è riuscita a sopravanzare Samsung, e allo stesso tempo per la modalità di calcolo dei bonus ha portato i suoi lavoratori a prendere premi di produzione superiori. Il recupero di Samsung, e il suo ritorno all’utile, hanno riportato alla luce questi conflitti, anche se i dipendenti di Samsung hanno salari medi ben più alti della media nazionale. Samsung ha appena annunciato che nel 2026 investirà ben 73 miliardi di dollari sull’espansione delle fabbriche di semiconduttori e sulla ricerca.
In questo contesto, lo sciopero di maggio coincide con le finestre produttive per l’HBM di quarta generazione di cui si è parlato alla GTC e su cui NVIDIA ha effettuato ordini a Samsung. La tempistica è molto stretta, necessaria per portare in produzione con una scala adeguata entro la fine dell’anno il sistema Vera Rubin, preannunciato nelle ultime conferenze di Jensen Huang.
Questa scadenza è ben nota all’azienda ma anche ai sindacati. Probabilmente, proprio per quest’esigenza di rapidità sarà trovato un accordo, e Samsung riconoscerà un aumento ai propri lavoratori. Ma la vicenda è comunque paradigmatica, perché tra trattive e ricomposizioni il fattore del lavoro è entrato nell’equazione tecnologica della Corea del Sud, anche se moderato da una competizione costante tra conglomerati che non vogliono perdere terreno.







