L’industria nucleare negli Stati Uniti sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza dopo decenni di stallo, chiusure e profonda diffidenza da parte dell’opinione pubblica.
Il vero motore di questa ripartenza, scrive Bloomberg in un approfondimento che prende in esame i progetti in essere, è la fame insaziabile di elettricità dei data center dedicati all’IA. I grandi colossi tecnologici, tra cui Microsoft, Google, Amazon e Meta, stanno investendo pesantemente sia per riportare in funzione impianti chiusi da anni sia per acquistare energia da quelli ancora attivi.
Tutto questo mentre si attende che le nuove tecnologie, come i reattori modulari di piccole dimensioni, diventino una realtà concreta e diffusa.
Three Mile Island ritorna in funzione per Microsoft
Il progetto più emblematico è senza dubbio il riavvio di Three Mile Island, il sito dell’incidente nucleare più famoso della storia americana avvenuto nel 1979.
L’impianto, che ha cambiato nome in Crane Clean Energy, dovrebbe riprendere l’attività intorno alla metà del 2027. Microsoft ha siglato un importante contratto ventennale con Constellation Energy, impegnandosi ad acquistare tutta l’energia prodotta dal reattore ancora funzionante da 835 megawatt: una quantità sufficiente per alimentare una città americana di medie dimensioni.
Da più di un anno e mezzo il sito è diventato un grande cantiere operoso. Si stanno formando nuovi operatori alla sala di controllo, si sostituiscono trasformatori corrotti, si revisionano i generatori elettrici e si rinforzano le strutture esistenti.
Solo l’Unità 1, quella mai coinvolta nell’incidente, tornerà in funzione; l’Unità 2, quella che nel 1979 subì il parziale meltdown, resterà chiusa per sempre.
Tecnici e ingegneri stanno lavorando anche su componenti datate, recuperando persino pezzi di ricambio attraverso canali inaspettati come siti di aste online.
Gli altri progetti
Diversi altri impianti stanno seguendo una strada simile, segnando un trend chiaro di riutilizzo delle infrastrutture nucleari esistenti.
A Palisades, nel Michigan, l’impianto chiuso nel 2022 dovrebbe riaprire nel corso del 2026: rappresenterebbe il primo esempio concreto di reattore dismesso riportato pienamente in servizio.
In Iowa, Google ha firmato un accordo di acquisto di energia della durata di venticinque anni per riaccendere la centrale di Duane Arnold, spenta nel 2020, destinando la produzione ai propri data center.
Amazon, dal canto suo, sta già acquistando energia dalla centrale di Susquehanna, sempre in Pennsylvania, che è rimasta continuamente operativa.
Meta Platforms ha stretto diversi accordi nel settore nucleare e, proprio come gli altri giganti tecnologici, sta investendo risorse importanti anche nelle tecnologie di prossima generazione.
Tutti questi progetti nascono dalla medesima urgente necessità: garantire ai data center una fonte di energia costante, priva di emissioni di carbonio e disponibile ventiquattro ore su ventiquattro, un obiettivo che le energie rinnovabili da sole, essendo intermittenti, faticano ancora a raggiungere pienamente.
Il contesto storico
L’articolo di Bloomberg dedica spazio al contesto storico per far comprendere meglio la portata di questa rinascita.
Dopo il grande boom degli anni Sessanta e Settanta, quando figure come Lewis Strauss prevedevano un’energia “troppo economica per essere misurata” e si ipotizzavano addirittura mille reattori in funzione entro il 2000, l’incidente di Three Mile Island del 28 marzo 1979 cambiò tutto.
Da quel momento molti progetti vennero cancellati: nei nove anni successivi furono abbandonati ben 67 impianti pianificati. Il numero di reattori attivi raggiunse il picco di 112 nel 1990 per poi diminuire progressivamente.
Le chiusure degli anni più recenti, come quella di Three Mile Island Unit 1 nel 2019, furono determinate soprattutto dalla forte concorrenza del gas estratto tramite fratturazione idraulica e dallo sviluppo delle energie rinnovabili, oltre alla stabilizzazione della domanda domestica grazie a tecnologie più efficienti.
La domanda dell’IA e gli investimenti dei grandi gruppi tecnologici
Ciò che ha veramente rivoluzionato lo scenario è stato l’arrivo di strumenti come ChatGPT e l’esplosione dei modelli di IA generativa.
I data center necessari per addestrare e far funzionare questi sistemi richiedono quantità enormi e continue di elettricità. Per questo motivo Microsoft, Google, Amazon, Meta e altri stanno puntando con decisione sul nucleare, ritenendolo l’unica fonte in grado di offrire potenza di carico di base affidabile e a zero emissioni.
Oltre ai contratti per riavviare gli impianti già esistenti, le stesse aziende stanno finanziando attivamente startup innovative: Amazon ha investito in X-energy per reattori modulari, Meta in Oklo, mentre Microsoft guarda anche a progetti di fusione nucleare come quello di Helion Energy.
Sfide tecniche e regolatorie
Riportare in vita un impianto spento da anni non è un’operazione priva di ostacoli. L’articolo di Bloomberg entra nel dettaglio delle difficoltà pratiche: dai generatori di vapore da ispezionare con cura, ai trasformatori corrosi esposti alle intemperie per anni, fino a piccoli componenti elettronici recuperati in modi creativi. Tutto avviene sotto lo sguardo attento dell’ente regolatore nucleare, uno dei più severi del Paese.
Nonostante queste sfide, l’amministrazione Trump sta intervenendo per velocizzare le procedure di autorizzazione e ha annunciato obiettivi molto ambiziosi, tra cui quadruplicare il numero di reattori entro il 2050.
I riavvii attuali rappresentano quindi un importante ponte verso i reattori di nuova generazione, più compatti, sicuri ed efficienti, anche se questi ultimi richiederanno ancora diversi anni prima di poter contribuire in modo rilevante alla produzione nazionale di energia.
Sicurezza e prospettive
Il nucleare americano vanta oggi un ottimo record di sicurezza, decisamente superiore a quello di carbone e gas naturale se si considerano i decessi per terawattora prodotto.
Proprio l’incidente di Three Mile Island ha spinto l’intero settore e le autorità regolatorie a adottare standard molto più rigorosi. Oggi il nucleare fornisce circa un quinto dell’elettricità consumata negli Stati Uniti e la maggior parte dei cittadini americani non ci pensa quasi più.
Con questi nuovi progetti e la forte spinta dell’IA, il settore potrebbe tornare al centro dell’attenzione pubblica, aprendo una nuova era atomica nata dalle esigenze di una tecnologia ultramoderna.







