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L’Antitrust indaga sul computing quantistico, ecco le aziende sotto osservazione

L'Agcm ha avviato un'indagine conoscitiva sul computing quantistico, una nuova tecnologia che promette capacità di calcolo elevatissime (e che potrebbe minacciare la sicurezza nazionale). L'autorità teme che pochi, grandi attori possano controllare l'accesso al mercato. Tutti i dettagli e le aziende coinvolte.

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha avviato un’indagine conoscitiva sul settore del quantum computing per “approfondire una serie di possibili criticità concorrenziali” ed esaminare le “significative” barriere all’ingresso di tipo economico, tecnologico e conoscitivo.

“Nel complesso”, si legge nel comunicato, “l’indagine intende effettuare una ricognizione tempestiva di rischi e criticità, tenuto conto dei significativi investimenti e delle aspettative esistenti sia a livello di Sistema-Paese sia di Unione europea”.

CHE COS’È IL COMPUTING QUANTISTICO

Semplificando molto, il computing quantistico applica i principi della meccanica quantistica – da qui il nome – per raggiungere capacità di calcolo elevatissime.

I computer quantistici, a differenza di quelli tradizionali, non “lavorano” infatti sui bit, che sono 0 oppure 1, ma sui qubit, delle particelle subatomiche che possono rappresentare varie combinazioni possibili tra i due valori: è una capacità che si chiama “sovrapposizione quantistica” e che permette ai qubit di “esistere” in più stati nello stesso momento.

Un’altra peculiarità dei computer quantistici è che lavorano sui problemi in maniera parallela, anziché in maniera sequenziale: in sostanza, possono calcolare simultaneamente tantissimi risultati potenziali e svolgere problemi impossibili per gli elaboratori tradizionali, oppure arrivare al risultato molto più velocemente.

Al momento, tuttavia, questi apparecchi vengono utilizzati principalmente in ambiti di ricerca e le applicazioni commerciali sembrano essere ancora lontane.

LE IMPLICAZIONI PER LA SICUREZZA NAZIONALE

Oltre che rivoluzionaria per l’economia, la tecnologia del quantum computing potrebbe rappresentare un’arma formidabile nelle mani dei governi.

Per esempio, i computer quantistici potrebbero venire utilizzati per scardinare i sistemi di cifratura odierni, quelli posti a protezione di infrastrutture e dati sensibili: questi sistemi sono tarati per resistere ai computer attualmente in circolazione, che impiegherebbero troppo tempo per arrivare alle combinazioni alfanumeriche impostate, ma i computer quantistici potrebbero “rompere” tali protezioni con relatività facilità.

LA STRATEGIA ITALIANA

Nel 2023 il governo italiano ha elaborato una strategia per le tecnologie quantistiche, approvata nel 2025, con l’intento di “delineare una roadmap per consolidare il ruolo del Paese nelle tecnologie quantistiche e garantire un futuro tecnologico sicuro e competitivo, colmare il divario con le realtà più avanzate, rafforzare la propria autonomia in settori chiave, e generare nuove filiere industriali e occupazione qualificata”.

La strategia poggia su quattro punti prioritari:

  1. Lo sviluppo scientifico e industriale nel calcolo, nella simulazione, nella comunicazione, nella sensoristica e nella scienza di base;
  2. la costruzione di un ecosistema nazionale integrato, che parta dalla ricerca e arrivi all’industria e alla formazione;
  3. l’internazionalizzazione, relativamente ai programmi europei;
  4. la governance e la misurabilità delle azioni intraprese.

L’INDAGINE DELL’AGCM

Nel provvedimento, l’Agcm scrive che il fatturato globale delle attive di computing quantistico è superiore a 1 miliardo di dollari e potrebbe raggiungere un valore di 100 miliardi entro il 2040.

“Tra i protagonisti attuali della ‘corsa’ al Qc”, si legge, “rientrano i principali ‘Hyperscaler’. Si tratta di operatori tecnologici che gestiscono infrastrutture Cloud e Data Center progettati per scalabilità massiva e crescita rapida”. In questa definizione non rientrano solo i grossi gruppi tecnologici, ma anche “una serie di imprese più specializzate, talvolta ancora allo stadio di Start-Up, spesso focalizzate sullo sviluppo di applicazioni settoriali”.

L’Agcm teme che questi hyperscaler possano alzare delle barriere all’entrata del settore del quantum computing simili a quelle già presenti per l’intelligenza artificiale, finendo per limitare la concorrenza. Gli hyperscaler, cioè, vorrebbero trasformare il calcolo quantistico in un servizio accessibile via cloud, secondo un modello di quantum-as-a-service: in altre parole, chi vorrà utilizzare le capacità quantistiche potrà farlo senza investire in costose infrastrutture proprie, ma appoggiandosi ai sistemi forniti dagli hyperscaler.

Secondo l’autorità, questa pratica potrebbe avere degli effetti positivi (abbassare i costi e diffondere la nuova tecnologia), ma anche dei rischi: pochi grandi fornitori globali, cioè, potrebbero esercitare un forte controllo sugli utenti (consumatori e imprese), creando una dipendenza tecnologica e contrattuale che potrebbe limitare la concorrenza.

LE AZIENDE PRINCIPALI

Le maggiori società focalizzate sul computing quantistico sono tutte nordamericane: Rigetti, D-Wave Quantum, Quantum Computing e IonQ. Ma anche in Europa hanno sede delle aziende, come la finlandese Iqm (sostenuta però da capitali americani), la britannica Quantinuum (valutata 10 miliardi di dollari) e la francese Alice & Bob.

– Leggi anche: Trump vuole diventare azionista anche delle società di computing quantistico?

In Cina, invece, due dei nomi principali sono QuantumCTek e Accelink.

IN ITALIA C’È PLANCKIAN

L’ecosistema italiano del quantum computing è più piccolo rispetto a quelli di altri paesi europei: la realtà più nota è Planckian, startup pisana staccatasi dall’Università di Pisa che sviluppa architetture quantistiche.

L’amministratore delegato è Michele Dallari, già funzionario alla presidenza del Consiglio dei ministri (2016-2021) e impiegato nella divisione di finanza strategica di Eni (2014-2016). È laureato alla Luiss Guido Carli.

Planckian è stata fondata da Dallari assieme a Marco Polini, fisico e professore all’Università di Pisa, già senior scientist all’Istituto Italiano di Tecnologia.

Nel 2023 Planckian ha chiuso un giro di investimenti da 2,7 milioni di euro partecipato dalla società di gestione del risparmio Eureka!, da Cassa depositi e prestiti e da Exor Ventures, il braccio di venture capital della holding guidata da John Elkann.

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