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Tutti i nuovi piani di Leonardo

Che cosa c'è nell'aggiornamento del piano industriale di Leonardo e che cosa ha detto il capo azienda Cingolani

Leonardo alza l’asticella. E lo fa in un momento in cui l’industria della difesa europea sta cambiando rapidamente pelle tra riarmo continentale, tensioni geopolitiche e rivoluzione tecnologica. Con l’aggiornamento del piano industriale 2026-2030 il gruppo guidato da Roberto Cingolani punta a rafforzare il proprio ruolo nella sicurezza globale, combinando crescita finanziaria, nuove piattaforme tecnologiche e operazioni industriali strategiche.

Il messaggio del management ai mercati è chiaro: la difesa tradizionale non basta più. Come ha spiegato lo stesso Cingolani, il settore sta vivendo una trasformazione strutturale perché “la sicurezza non riguarda più soltanto il perimetro tradizionale della difesa, ma direttamente la continuità economica e sociale dei paesi”.

Il nuovo piano arriva in un momento di forte trasformazione per l’industria militare e aerospaziale. Guerra in Ucraina, tensioni crescenti in Medio Oriente, attacchi cyber e proliferazione di droni e missili stanno cambiando radicalmente il mercato globale. “Il contesto è drammatico, ci sono ormai più di 60 conflitti nel pianeta”, ha osservato Cingolani, sottolineando come esista oggi “una richiesta enorme di sistemi di difesa”, soprattutto nel campo della difesa aerea contro missili e sciami di droni.

In questo scenario Leonardo punta a diventare uno dei protagonisti della cosiddetta global security, integrando difesa tradizionale, cyber, spazio, supercalcolo e intelligenza artificiale.

I CONTI DEL 2025: RICAVI, UTILI E CASSA IN CRESCITA

Il piano industriale aggiornato arriva dopo un 2025 che ha confermato la traiettoria di crescita del gruppo. Leonardo ha chiuso l’anno con ricavi pari a 19,5 miliardi di euro, in aumento dell’11% rispetto al 2024, mentre gli ordini hanno raggiunto 23,8 miliardi, con un incremento del 15%. L’Ebita si è attestato a 1,75 miliardi, in crescita del 18%.

Il risultato netto ha raggiunto 1,3 miliardi di euro, mentre il free operating cash flow ha superato il miliardo attestandosi a circa 1,01 miliardi. Parallelamente l’indebitamento netto è sceso a circa 1 miliardo, in calo del 44% rispetto agli 1,8 miliardi del 2024.

Su questa base il consiglio di amministrazione proporrà all’assemblea degli azionisti un dividendo pari a 0,63 euro per azione, in aumento del 21%.

IL PIANO AL 2030: RICAVI A 30 MILIARDI E REDDITIVITÀ RADDOPPIATA

Guardando al futuro, Leonardo punta a rafforzare ulteriormente la propria posizione industriale. Il piano industriale prevede che entro il 2030 gli ordini raggiungano 32 miliardi di euro e i ricavi salgano a quota 30 miliardi, rispetto ai 19,5 miliardi del 2025. L’Ebita è atteso a 3,59 miliardi, più del doppio rispetto ai livelli attuali.

Nel periodo 2026-2030 il gruppo stima ordini cumulati per 142 miliardi e ricavi per 126 miliardi. Il free operating cash flow dovrebbe arrivare a 2,06 miliardi entro la fine del piano.

Per il 2026 Leonardo prevede ordini attorno ai 25 miliardi, ricavi pari a circa 21 miliardi e un Ebita di 2,03 miliardi.

A sostenere la crescita sarà anche l’aumento della spesa globale per la sicurezza, che secondo le stime citate dal gruppo potrebbe superare quota 1.000 dollari annui entro il 2030.

DIVIDENDI IN CRESCITA E DISCIPLINA FINANZIARIA

Uno dei messaggi chiave del piano riguarda la politica di remunerazione degli azionisti. Il dividendo crescerà del 21% nel 2026 e il gruppo prevede ulteriori incrementi lungo l’arco del piano.

Parallelamente Leonardo punta a ridurre ulteriormente l’indebitamento e a mantenere il rating investment grade, con un obiettivo di leva finanziaria inferiore a 0,8 entro il 2028.

La strategia di allocazione del capitale si muove lungo tre direttrici: investimenti nel core business, operazioni mirate di crescita industriale e aumento progressivo del ritorno agli azionisti.

LA VISIONE DI CINGOLANI: LA SICUREZZA OLTRE LA DIFESA

Il piano industriale riflette un cambiamento strutturale del settore.

“Abbiamo realizzato tutto quello che avevamo pianificato nel primo piano industriale, oltre ogni previsione”, ha spiegato Cingolani. “Disponiamo di tutte le piattaforme, dal dominio terrestre a quello spaziale, navale e aereo. Abbiamo investito molto sul digitale, sull’intelligenza artificiale e sulla cybersecurity”.

Secondo il manager il vero problema non è soltanto la guerra tradizionale, ma la crescente diffusione delle guerre ibride.

“Espandendo il portafoglio c’è anche un problema di crescita della produzione”, ha spiegato Cingolani. “Ma la questione centrale è che ci troveremo sempre di più di fronte a minacce ibride, non tradizionali, e dobbiamo essere pronti”.

MICHELANGELO DOME, LA CUPOLA TECNOLOGICA CONTRO LE MINACCE DEL FUTURO

Il progetto simbolo della nuova strategia è il Michelangelo Dome, una piattaforma integrata di difesa multidominio.

Non si tratta di un singolo sistema ma di un’architettura che combina radar, sensori, piattaforme operative, sistemi di comando e controllo e algoritmi di intelligenza artificiale. L’obiettivo è creare una sorta di “cupola” tecnologica capace di monitorare e neutralizzare minacce provenienti da tutti i domini operativi: aria, terra, mare, spazio e cyber.

Secondo le stime del gruppo il Michelangelo Dome potrebbe generare opportunità di business per circa 21 miliardi di euro nel prossimo decennio.

“Gli scudi di difesa aerea hanno un livello di precisione del 94-96%”, ha spiegato Cingolani. “Ma se qualcuno lancia centinaia o migliaia di missili e droni, qualcuno passa sempre. Il vero problema sono gli attacchi massivi”.

I SETTORI CHIAVE: ELETTRONICA, DRONI, CYBER E SPAZIO

La crescita del gruppo sarà sostenuta da diverse aree di business.

Nel settore dell’elettronica per la difesa Leonardo punta a rafforzare il proprio ruolo di leader europeo nello sviluppo di sensori e radar.

Nel comparto elicotteri il gruppo intende mantenere la leadership globale nel mercato civile e rafforzare la presenza nel segmento militare. Di pochi giorni fa la chiusura dell’accordo da 1 miliardo di euro con il governo britannico per la fornitura di elicotteri.

Nel settore aeronautico il gruppo punta a consolidare la propria posizione nei programmi internazionali e nello sviluppo di droni avanzati, con investimenti tra Ronchi dei Legionari, Genova e Grottaglie.

SPAZIO E JOINT VENTURE EUROPEA

Uno dei progetti industriali più rilevanti riguarda lo spazio. Leonardo sta lavorando alla creazione di una joint venture con Airbus e Thales (la cosiddetta Bromo) per unire alcune attività spaziali dei tre gruppi, creando così il più grande player europeo del settore. Nell’arco di piano, la divisione Spazio prevede una crescita di ordini, ricavi ed EBITA rispettivamente del 20,7%, 20,2% e 26,4%.

IL DOSSIER IVECO DEFENCE E LA PARTITA RHEINMETALL

Sul fronte delle acquisizioni industriali resta centrale l’operazione Iveco Defence Vehicles. Leonardo ha confermato che il closing dell’operazione, valutata circa 1,7 miliardi di euro, dovrebbe avvenire entro il primo trimestre del 2026.

Il dossier si inserisce in un contesto di consolidamento del settore europeo dei sistemi terrestri in cui anche il gruppo tedesco Rheinmetall sta rafforzando la propria presenza industriale. E proprio dal Ceo del colosso tedesco della difesa, Armin Papperger, è arrivata ieri una velata lamentela. “Il primo accordo tra Iveco e Leonardo ha subito un ritardo, e anche il nostro accordo ha subito un ritardo”, ha dichiarato Papperger. Forse anche per questo Cingolani ha ribadito che l’operazione Iveco si concluderà entro la fine di marzo.

CROSETTO, RICHIESTE DAI PAESI DEL GOLFO E AUMENTO DELLA PRODUZIONE

La crescita della domanda internazionale sta spingendo anche i governi europei a chiedere all’industria della difesa di accelerare la produzione.

Nei giorni scorsi il ministro della Difesa Guido Crosetto ha riunito le principali aziende italiane del settore per discutere dell’aumento delle capacità industriali e della rapidità con cui rispondere alle richieste dei partner internazionali.

Secondo Cingolani la domanda è già molto elevata e riguarda soprattutto sistemi di difesa aerea.

“C’è un’emergenza perché l’Europa vuole sostenere anche i paesi del Golfo”, ha spiegato il manager, sottolineando che Leonardo sta lavorando per mettere rapidamente a disposizione nuove piattaforme e sistemi.

Il ministero della Difesa ha chiesto all’industria di essere pronta a fornire soluzioni in tempi rapidissimi: “La richiesta è avere soluzioni pronte in una settimana”, ha spiegato Cingolani riferendosi a radar e strumenti per verificare l’arrivo di minacce.

DIFESA EUROPEA, DEFICIT E SOSTEGNO ALL’EXPORT

Il dibattito sulla crescita dell’industria della difesa si intreccia anche con le regole fiscali europee e con la possibilità di introdurre maggiore flessibilità per finanziare nuovi programmi militari. La conditio sine qua non è che l’Italia si stabilizzi al 3% del deficit (oggi si attesta al 3,1%) per accedere a finanziamenti Ue come il Safe. Una questione non da poco per un campione nazionale come Leonardo, le cui previsioni d’investimento – ad esempio su progetti ambiziosi come il Michelangelo Dome – passano anche dalla spesa per la difesa che lo Stato intende mettere in cantiere.

Interpellato sul tema, Cingolani ha invitato alla prudenza: “Vedremo i numeri”.

Secondo il manager la questione non riguarda tanto la capacità finanziaria immediata quanto il ruolo che la spesa nazionale gioca nel sostenere la credibilità tecnologica delle aziende sui mercati internazionali.

Leonardo esporta oltre l’80% della propria produzione, ma “la prima cosa che ti chiedono gli altri paesi è: questa tecnologia il vostro Paese l’ha adottata?”.

Da qui quella che Cingolani definisce una “catena di fiducia” tra industria e Stato.

UNDERWATER, AI E NUOVI DOMINI TECNOLOGICI

Oltre allo spazio e al cyber Leonardo guarda anche a nuovi domini tecnologici.

Uno di questi è il dominio subacqueo. “Sotto l’acqua i segnali non si propagano come sulla terra”, ha spiegato Cingolani. “È un campo in cui c’è ancora molto da fare e su cui vogliamo investire, anche dialogando con Fincantieri”.

LA REAZIONE DELLA BORSA

I mercati hanno accolto positivamente i risultati e il nuovo piano industriale. Alla Borsa di Milano il titolo Leonardo è salito con forza nelle prime ore di contrattazione, arrivando a guadagnare oltre l’8%. A poche ore dalla chiusura di Piazza Affari il titolo viaggia a +4,5%.

A sostenere il titolo sono stati soprattutto i numeri del piano industriale aggiornato e le prospettive di crescita indicate dal gruppo. Gli investitori hanno guardato con favore agli obiettivi finanziari al 2030 – ricavi attesi a 30 miliardi ed Ebita più che raddoppiato – oltre alla prospettiva di una maggiore remunerazione degli azionisti attraverso l’aumento dei dividendi.

La performance riflette anche il contesto più ampio del settore, che negli ultimi anni ha beneficiato dell’aumento della spesa militare globale e delle prospettive di rafforzamento dell’industria della difesa europea.

PIÙ INGEGNERI E NUOVE COMPETENZE

La crescita industriale si tradurrà anche in un rafforzamento significativo dell’organico. Leonardo prevede 28mila nuovi ingressi tra il 2026 e il 2030, portando il numero complessivo dei dipendenti a oltre 75mila persone.

Più della metà delle nuove assunzioni riguarderà giovani sotto i trent’anni e circa il 70% sarà costituito da profili STEM.

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