Il più forte applauso Giorgia Meloni lo riceve dalla maggioranza di governo alla Camera, dopo la lunga giornata in parlamento iniziata con le comunicazioni in Senato in vista del Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo e sulla guerra in Iran, quando attacca lo “strabismo” della sinistra sulle bombe degli Usa, a seconda che siano di presidenti dem o trumpiane. E applausi ancora quando contesta la “mancata informazione in parlamento dei bombardamenti della guerra in Kosovo” (come già aveva sottolineato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri, Antonio Tajani), ai tempi del governo D’Alema.
Meloni, poi, di fronte a una sinistra che appare schiacciata sulle posizioni di Giuseppe Conte sulla richiesta del non uso delle nostre basi per eventuali operazioni Usa in Iran, posizione di cui è paladino il premier spagnolo socialista Pedro Sanchez, ha gioco facile nella replica alla Camera nel mettere nel mirino delle sue critiche il presidente dei Cinque Stelle, per la non condanna da parte del governo Conte 2, con il centrosinistra, dell’uccisione da parte degli Usa in Iraq di un generale iraniano. Cosa che lei invece fece dall’opposizione.
Elly Schlein, segretaria del Pd, è oggettivamente oscurata. Risultato finale: passa la risoluzione della maggioranza e al solito il campo largo si divide in quattro risoluzioni, di cui vengono bocciate quelle di Pd, 5s e Avs, mentre alla Camera viene accolta parte di quelle dei centristi di Iv, Azione e +Europa. Meloni, coniando la definizione “orgogliosamente alternativi”, valida per la maggioranza del governo e per le opposizioni, aveva invitato ad un tavolo di confronto in un momento così difficile. Aveva ribadito che l’Italia non è in guerra, che non ci vuole entrare, che le decisioni del presidente Usa e Israele non sono state condivise, ma che il governo italiano si è fatto protagonista, attraverso un suo stesso invito ai leader europei, di un coordinamento dei Paesi Ue e comunque di quelli Europei come l’Inghilterra, per un’azione volta alla de-escalation, la diplomazia.
Mossa che spiazza le opposizioni. E per tutta la giornata non si registrano i soliti toni della rissa. Ma alla fine il campo largo non resiste a quella che Meloni definisce “la sua narrazione”, ovvero, comunque sia, di buttarla in polemica, a dispetto del comune interesse nazionale. Il diritto internazionale è stato violato, conferma, ma il punto, sottolinea la premier, è che la stessa Russia aggressore dell’Ucraina siede nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. E che addirittura l’Iran, dopo migliaia di uccisioni degli oppositori, fu chiamata a far parte di un organismo dell’Onu per i diritti. Le guerre, ricorda Meloni, mettono sempre più in risalto le lacune delle organizzazioni multilaterali, dalle Nazioni Unite alla Ue.
La premier inizia in Senato con l’appello alla “coesione nazionale” e la proposta di un “tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi”. Ma alla Camera conclude la giornata rivendicando: “contenta”, di “essere diversa da voi”. Pd e 5s sono accusati di aver fatto “propaganda a buon mercato” quando nel 2020 gli Usa uccisero il generale iraniano Soleimani. Meloni, definisce quello di Usa e Israele un “intervento unilaterale fuori dal perimetro del diritto internazionale” ma ammonisce: “Non possiamo permetterci l’Iran con l’arma nucleare”. Si dichiara “non una fervida sostenitrice della democrazia esportata con le bombe”, ma attacca lo “strabismo” del Pd: “Dice viva gli americani che liberano l’Europa dal nazifascismo ma non quelli che liberano dalla dittatura altri popoli”.
La sfida di Meloni è sempre quella di tenere l’Italia ben salda nell’asse transatlantico, in un ruolo di ponte tra Ue e Usa, in nome dell'”unità dell’Occidente”.
Poi, questa mattina, anche dopo che nella notte un missile ha colpito la base italiana a Erbil, senza feriti, Meloni in una nota da Palazzo Chigi replica alle affermazioni di Schlein dicendo: “Mi corre l’obbligo di ristabilire quanto è accaduto” nella giornata in parlamento. Ricorda: “il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali”. Denuncia, la premier: “‘Serva’, ‘ridicola’, ‘imbarazzante’, ‘pericolo per l’umanità’, ‘persona che striscia per non inciampare’ e molti altri. Questi sono stati i toni utilizzati da esponenti dell’opposizione, che mi sembrano ben lontani da un clima di confronto costruttivo”.
E ancora, dichiara la presidente del Consiglio: “Altri, invece, sempre nell’opposizione, hanno cominciato ad accampare condizioni surreali per sedersi al tavolo, chiarendo come non vi fosse alcuna disponibilità ad avviare questo confronto”. Sottolinea: “I toni che io ho utilizzato nella replica, invece, sono rimasti rispettosi. Mi sono limitata a chiedere all’opposizione conto della differenza tra le posizioni che chiedono di assumere a noi, oggi, e quelle che assumevano quando non erano all’opposizione. Nessuna clava, nessuna mancanza di rispetto, nessun insulto”.
Prosegue: “Se non vi è disponibilità da parte dell’opposizione a un coordinamento sulla crisi, lo rispetto, ma non se ne dia la responsabilità a me”. Conclude Meloni confermando l’invito al tavolo di confronto: “A dimostrazione di quello che dico, confermo che il mio invito resta valido. Se l’opposizione ha cambiato idea e intende davvero collaborare nell’interesse dell’Italia, lo dica chiaramente invece di accampare pretesti o condizioni. In questo caso, il governo è pronto ad aprire un tavolo di confronto”.







