Skip to content

peter thiel

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Verità e bugie su Palantir di Thiel

Tutta la fuffa che sta circondando l’arrivo di Peter Thiel a Roma e più in generale la fisionomia e le funzioni di Palantir. Il commento di Andrea Venanzoni, cultore della materia in diritto costituzionale università Roma Tre, tratto dal suo profilo su X

Quelli che ora parlano di sovranità tecnologica e di indipendenza strategica, paventando, pure con atti di sindacato ispettivo, l’arrivo dell’Anticristo della sorveglianza di massa, sono gli stessi che col loro feticismo iper-regolatorio hanno strangolato in culla qualunque possibilità di sovranità tecnologica e di indipendenza strategica.

Nel campo dell’innovazione si concorre con l’innovazione propria, non con l’auspicio che dalla norma germogli qualcosa.

L’indipendenza si ottiene con mezzi e strumenti proprietari, non cercando di imbrigliare gli altri con norme inesigibili.

Soprattutto in momenti storici in cui diventa arduo anche solo immaginare spillover regolatori per fattori puramente reputazionali o mercatori.

Per troppo tempo ci si è crogiolati nella confortevole illusione che l’impero universale delle norme, sotto l’ombrello armato (rigorosamente) altrui, avesse qualcosa da dire pur innovando poco (e mettendo i bastoni tra le ruote a chiunque cercasse di costruire un ecosistema idoneo per innovare).

In uno spazio che conosce difficoltà ad aprire persino un negozio, causa stratificazione geologica di norme e burocrazia, e in cui il venture capital è lillipuziano rispetto altre latitudini diventa piuttosto risibile la prospettiva di poter essere davvero indipendenti.

L’Europa, e l’Italia, hanno menti, individui, visioni e non per caso molte delle start-up tecnologiche sviluppate poi negli USA hanno dietro europei.

Il punto è che bisogna chiedersi perché siano andati là (una domanda puramente retorica).

Forbes ricorda come i 2/3 delle start-up europee cerchino nel minor tempo possibile l’espansione o il passaggio verso lidi americani.

L’autentica barzelletta che sta circondando l’arrivo di Peter Thiel a Roma e più in generale la fisionomia e le funzioni di Palantir si risolverebbe facilmente, anche solo in termini di risposta alle polemiche parlamentari e alle interrogazioni ricordando che:

1) Gli Stati europei, persino quello più polemico con Donald Trump e attivo assertore della forza europea, utilizzano già Palantir per servizi connessi al nucleo duro della propria sovranità (la Francia usa le piattaforme Palantir per la propria Intelligence).

La Polonia se ne serve per fini militari, la Germania per pubblica sicurezza. L’Inghilterra, non più parte dell’Europa politica ma rientrata dalla finestra delle coalizioni informali (i Volenterosi), se ne serve in pratica per ogni cosa.

2) la NATO utilizza l’interfaccia Maven sviluppata da Palantir, dal 25 marzo 2025. Noi siamo Paese NATO.

Non vi piace Palantir? Legittimo (anche se bisognerebbe avere una conoscenza approfondita di quella realtà per evitare i “capitalismo della sorveglianza cattivo” che ormai sono desueti e pure fuori focus).

Ma ricordatevi che ogni volta che proponete un pacchetto di norme, un AI Act, un Cyber-questo o quello, un tavolo, una commissione, otto autorità di governance, venti moduli, cinquecento tasse, i migliori alleati di Palantir siete voi.

(post tratto dal profilo di Venanzoni su X)

Torna su