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La sinistra sulla guerra Usa-Iran è sulle posizioni di Cina e Russia?

Che cosa è emerso dalle audizioni dei ministri Crosetto e Tajani alle commissioni Esteri di Senato e Camera. La nota di Sacchi.

Tra un attacco e l’altro incentrato sull’accusa sostanziale all’Italia di essere marginale e vassalla degli Usa di Trump va in scena alle commissioni Esteri di Senato e Camera riunite a Palazzo Madama, sotto la presidenza di Stefania Craxi, senatrice di FI, che guida Esteri e Difesa al Senato, la protesta con toni da rissa del cosiddetto campo largo contro il governo Meloni.

Mentre gira il mondo gira, e, pur in una fase di nuovi gravi pericoli, con la caduta di Khamenei, come dice prima della seduta Craxi ai cronisti, si potrebbe aprire una nuova grande pagina di libertà nel Medio Oriente paragonabile a quello che rappresentò la caduta del muro di Berlino in Europa, al centro delle preoccupazioni di Giuseppe Conte e dei suoi Cinque Stelle c’è il cappellino Maga in mano, a Washington, (da osservatore esterno al Board of Peace per Gaza) con cui è stato ritratto il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, c’è la presenza del tutto privata per ragioni familiari (cosa che non gli ha impedito di continuare il suo lavoro, assicura), ma in coincidenza dell’ attacco di Usa e Israele, del ministro della Difesa, Guido Crosetto (ieri presente all’audizione) a Dubai. Cosa che comproverebbe la marginalità dell’Italia, attacca in video collegamento la segretaria del Pd, Elly Schlein, non presente in parlamento, ma sulla piazza di Torino per il No al referendum sulla Giustizia.

Questo è lo scontro inscenato ieri da un’opposizione rimasta praticamente muta, priva di qualsiasi moto di empatia di fronte ai giovani, alle donne, al popolo iraniano che esultava da sabato a Teheran e nelle piazze italiane per il colpo mortale assestato da Usa e Israele al vertice degli ayatollah del regime sanguinario iraniano. Coraggiose e isolate le voci sui social di vicinanza agli iraniani in festa della ex parlamentare Pd Anna Paola Concia e dell’altra riformista dem, Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo. Voci di sinistra autorevoli prese di mira da troll grillini e di naviganti di sinistra sui social senza che non solo i vertici ma neppure altri esponenti dem intervenissero a loro difesa.

Ma è un fatto che (con l’eccezione di Matteo Renzi e Carlo Calenda) l’opposizione si è trovata in modo molto imbarazzante oggettivamente accanto a Russia e Cina nel furibondo attacco a Trump “per il rispetto del diritto internazionale”. Tra una capriola e l’altra, si è cercato di farsi scudo della posizione del premier britannico Starmer critico con Trump. E della condanna al regime degli ayatollah recitata con tono notarile come atto dovuto. Un’opposizione quella di Pd e Cinque Stelle peraltro già divisa sugli aiuti all’Ucraina, non a chiacchiere, ma nel voto parlamentare con i pentastellati di Conte che hanno votato no, come i vannacciani, mentre la Lega di Matteo Salvini, insultato da sempre come filo-putiniano, anche stavolta ha votato sì.

Ma torniamo allo scontro di ieri. Tajani replica a Conte, che lo accusa di seguire tutto quello che chiedono gli Usa, a muso duro. Sono scintille. “Io non mi devo vergognare di niente, io non sono stato mai chiamato da Washington Tony o Anthony, lei invece da Trump era chiamato Giuseppi, io, onorevole Conte, non sono mai andato in ginocchio dalla Merkel o da Trump”, affonda il colpo il titolare della Farnesina, che inutilmente aveva chiesto in un momento così difficile “unità e responsabilità”. Ma dal rovesciamento in Venezuela di Maduro alla decapitazione del vertice degli ayatollah, sono tempi di ritorno dell’antiamericanismo a sinistra in nome dell’anti-trumpismo e dell’anti-melonismo, in modo pregiudiziale in politica estera.

Alla fine la presidente Craxi, figlia dello statista Bettino, prende “tristemente atto del fatto che l’appello a un confronto serio e responsabile, formulato all’apertura dei lavori della Commissione, è stato in larga parte disatteso”. Spiega: “Ho voluto questa riunione con urgenza e determinazione, trovando nei ministri Tajani e Crosetto una disponibilità immediata e un atteggiamento di costante correttezza nei confronti del Parlamento, anche per aggiornare su quanto viene fatto a tutela dei nostri connazionali”. Craxi sferza Cinque Stelle, Pd e tutta la sinistra: “Di fronte a una crisi che non riguarda un singolo governo ma investe la sicurezza internazionale e la responsabilità dell’Italia nel mondo, ci si sarebbe aspettati un dibattito all’altezza della gravità del momento. È stata invece scelta, da una parte delle opposizioni, dai soliti populisti di maniera, la scorciatoia della polemica facile e della propaganda spicciola, con battute e stereotipi che nulla hanno aggiunto alla comprensione dei fatti e nulla hanno tolto alle preoccupazioni in gioco”. Triste epilogo: “Un’occasione preziosa per una riflessione alta e condivisa è stata così sacrificata sull’altare dello scontro di bassa lega. È una scelta che non rende onore al Parlamento né rafforza il ruolo delle istituzioni, proprio quando sarebbe stato necessario dimostrare misura, senso dello Stato e responsabilità verso il Paese”.

Era stata Craxi stessa a sottolineare che “nessuno dei nostri partner dell’Unione europea era stato avvisato” dell’attacco all’Iran. La premier Giorgia Meloni nell’intervista a Sky Tg24 ieri sera aveva esordito proprio dicendo che la violazione del diritto internazionale è iniziata con l’attacco di Putin all’Ucraina. Già, proprio l’Ucraina per la quale i Cinque Stelle di Conte hanno detto no agli aiuti. Poi, il problema sarebbe il cappellino Maga in mano al nostro ministro degli Esteri. E Crosetto bloccato a Dubai. L’Iran fa risaltare ancora più forte il grande buco nero del campo largo: l’assenza di una comune politica estera, senza la quale si urla molto, ma non si è credibili per una vera alternativa di governo.

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