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Così Musk prova a spingere le vendite di quel flop del Cybertruck

L'avveniristico pick-up caparbiamente voluto da Elon Musk non vende e le scorte si accumulano nei magazzini. Per questo è in arrivo una nuova versione base del Cybertruck con l'ennesimo cambiamento nei listini. Le continue fluttuazioni di prezzo rischiano però di respingere l'utenza anziché attrarla

Prima i seguaci di Elon Musk lo hanno atteso per anni, quindi nei suoi primi 12 mesi di vita è stato flagellato da richiami a non finire da parte dell’ente federale per la sicurezza stradale, tra testimonianze social che dimostravano come “l’indistruttibile” pick up elettrico che secondo il marketing di Tesla avrebbe potuto colonizzare mondi alieni nella realtà dei fatti perdesse pezzi sulle asfaltate strade terrestri, poi è arrivata la doccia fredda della Ue le cui regole sono troppo rigide per permettere l’omologazione di un mezzo dotato di spigoli vivi forse troppo attento all’incolumità di chi è a bordo e poco a quella di ciclisti e pedoni tutt’attorno. Infine s’è presentato, ineludibile, il responso del mercato, indifferente al fuoristrada elettrico visionario caparbiamente voluto dall’uomo più ricco del mondo.

CYBERTRUCK NON VENDE

Secondo i piani di Musk, Tesla avrebbe dovuto produrre e piazzare 250mila Cybertruck l’anno, mentre nella realtà dei fatti, nei 12 mesi appena archiviati, le vendite si sarebbero fermate a 20mila unità o poco più (per la precisione 20.237 Cybertruck negli Stati Uniti, che viste le resistenze europee resta allo stato attuale il mercato di riferimento).

Facendo un rapido calcolo, c’è voluto un anno intero per totalizzare il numero di vendite che l’imprenditore dietro a SpaceX e X contava di piazzare in un solo mese. Forse anche per questo lo scorso novembre ha detto addio alla Casa texana di Siddhant Awasthi, che in Tesla dopo aver lavorato al lancio della Model 3 e all’espansione della GigaFactory di Shanghai aveva assunto sulle sue spalle la responsabilità del programma Cybertruck.

IL CONTINUO SALISCENDI DEI PREZZI

Ad avere un peso sulle vendite, con ogni probabilità, non solo il prezzo finale del pick-up (assai più salato di quanto prospettato inizialmente) ma anche la volatilità dello stesso per il fiorire di innumerevoli versioni budget: annunciato nel 2019 sui 40.000 dollari, quando è arrivato nel 2023 costava in realtà ben oltre il doppio, tra gli 80.000 e gli oltre 100.000 dollari. La società di Elon Musk lo scorso settembre ha, in silenzio – secondo ricostruzioni giornalistiche – rimosso dal listino il pick-up nella sua edizione entry level presentato solo ad aprile.

Nelle ultime ore l’edizione entry level è stata però sostituita da una nuova versione questa volta con il prezzo ulteriormente ribassato e fissato sui 59.990 dollari a salire. Tesla ha inoltre ritoccato il prezzo del top di gamma Cyberbeast, riducendolo di 15.000 dollari per riportarlo ai livelli della primavera scorsa. Si tratta di tagli che la Casa texana paga di tasca propria dal momento che con la fine del credito d’imposta federale deciso da Donald Trump lo scorso 30 settembre comprare un’auto elettrica negli Usa è diventato meno conveniente.

Chiara l’esigenza, da parte del costruttore americano, di provare a fare fuori un po’ delle scorte che si sono accumulate in questi ultimi anni, ma proprio i ripetuti saliscendi dei listini rischiano di ingenerare nel pubblico potenzialmente interessato l’effetto opposto, spingendolo a scommettere sull’arrivo di ulteriori offerte maggiormente vantaggiose.

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