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Le Big Tech spiffereranno i nomi di chi critica Ice on line?

Le principali Big Tech americane sarebbero state contattate dal Dipartimento di Sicurezza per avere tutti i dati dei dissidenti che via social hanno manifestato la propria contrarietà all'operato dell'Ice, la temibile polizia di frontiera che ha già dalla sua un database elaborato da Palantir e sfrutta programmi di riconoscimento facciale. Il "braccio armato" di Trump ora ricomprende pure la Silicon Valley?

La presenza dei Ceo delle Big Tech alla cerimonia di investitura di Trump (presenza pagante: ciascun paperone ha sborsato almeno un milione di dollari per essere lì) e la successiva corsa per regalare al tycoon la nuova sala da ballo presidenziale da 300 milioni di dollari versando altri biglietti verdi fruscianti ha sollevato diverse critiche circa un possibile asservimento del mondo della tecnologia al nuovo presidente americano, che a quanto pare non si limita a pretendere di dettare loro i piani industriali (Apple e Meta, per esempio, hanno già promesso che investiranno 600 miliardi a testa negli States per favorire la nascita di quell’età dell’oro promessa a più riprese da The Donald in campagna elettorale).

LA MINACCIA DI TOM HOMAN: UNA BLACK LIST DI DISSIDENTI

Tali critiche hanno infatti ripreso vigore ora che si è sparsa la voce che il Dipartimento per la Sicurezza interna starebbe bussando alle porte delle principali piattaforme online (Google, Meta, ma pure Discord e Reddit) per chiedere che forniscano tutto il materiale in loro possesso (nomi, numeri di telefono usati per il log-in, posizioni geografiche delle connessioni, indirizzi e-mail e quant’altro) degli utenti che nell’ultimo periodo hanno osato criticare pubblicamente (in alcuni casi sotto pseudonimo e nickname) le operazioni dell’Ice, l’Immigration and Customs Enforcement, la temibile polizia di frontiera cui il presidente Donald Trump ha dato il potere di operare al di sopra della legge.

Potere che i novelli sceriffi dell’ordine pubblico hanno immediatamente utilizzato nel peggiore dei modi, soffocando con la violenza le proteste dei cittadini americani e arrivando a compiere diverse esecuzioni sommarie in strada.

Se tali voci di corridoio si rivelassero fondate prenderebbe insomma corpo quel “database di persone arrestate per interferenze all’ordine pubblico” ventilato e minacciato a inizio anno da Tom Homan, lo “zar di frontiera” cui la Casa Bianca ha affidato il compito di sovrintendere le operazioni a seguito del caos scoppiato a Minneapolis, culminato con l’uccisione di Alex Pretti.

LE BIG TECH COLLABORANO CON L’ICE?

A rivelare la possibile collaborazione delle Big Tech Usa nella realizzazione di questo imponente schedario dei dissidenti online che le autorità federali intendono mettere in funzione quanto prima per agevolare le indagini il New York Times.

Meta, Reddit e Discord hanno rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti mentre un portavoce di Google ha spiegato che: ”Quando riceviamo una citazione in giudizio, il nostro processo di revisione è progettato per proteggere la privacy degli utenti e al contempo rispettare i nostri obblighi legali”. Ciò si sostanzia in una prassi che porta Mountain View a informare “gli utenti quando i loro account sono stati citati in giudizio, a meno che non ci sia un ordine legale contrario o in circostanze eccezionali. Esaminiamo ogni richiesta legale e respingiamo quelle eccessivamente generiche”.

Si tratta di una notizia che, se confermata, porrebbe nuovi inquietanti interrogativi sulla collaborazione stretta tra la polizia di frontiera sfruttata con finalità propagandistiche da Trump e il mondo della tecnologia statinitense. Ma anche senza conferme quanto riportato dal New York Times rischia a prescindere di frenare la pubblicazione da parte dei cittadini americani di foto e filmati via social che in molti casi si sono rivelati essenziali per comprendere le dinamiche reali delle esecuzioni sommarie poste in essere nelle strade dall’Ice, smontando parallelamente le versioni ufficiali appoggiate con troppa fiducia ed entusiasmo dalla Casa Bianca.

LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELL’ICE

Non è nemmeno la prima volta che i colossi hi-tech statunitensi vengono accusati di collaborare con la discussa polizia di frontiera. In alcuni casi, come quello che ha riguardato i videocitofoni intelligenti Ring di Amazon, non si è andati oltre alla diceria (comunque l’e-commerce ha deciso di annullare la controversa partnership con la società tecnologica Flock), ma in altri la connessione sembra assodata.

Per esempio esistono documenti capaci di provare l’esistenza di un database creato da Palantir di Peter Thiel che combina dati governativi e commerciali per identificare in tempo reale la posizione dei fuggiaschi nel mirino dell’Ice, o ancora dell’uso dei software di Clearview Ai e Mobile Fortify che permette agli agenti di operare il riconoscimento facciale sul campo dei dissidenti.

Le Big Tech statunitensi, insomma, non si limiterebbero a seguire i dettami della Casa Bianca per ciò che riguarda i massicci investimenti in AI (l’obiettivo è non farsi superare dalla Cina), ma starebbero anche fornendo dati e tecnologia per accelerare indagini sulle quali insistono forti dubbi di legittimità costituzionale.

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