Che bello che anche alle Olimpiadi della politica, il vertice informale dei 27 Paesi Ue al castello di Alden Biesen in Belgio, gli italiani siano grandi protagonisti.
Che bello che a gareggiare tutti verso lo stesso traguardo dell’Europa da sferzare, siano italiani d’ogni colore politico.
Da Mario Draghi, ex presidente del Consiglio e già al vertice della Bce, cioè un’autorità in materia che il mondo ci invidia e che i capi di Stato e presidenti europei convocano apposta per ascoltarne i consigli economici e geopolitici, all’attuale capo del governo, Giorgia Meloni, leader di destra, e che d’intesa con il cancelliere tedesco, il popolare Friedrich Merz, sta accelerando il processo di “unione dell’Unione” per far ritrovare all’Europa il ruolo perduto o forse mai ricercato.
E poi c’è l’ex capo di governo e già leader del Pd Enrico Letta, anche lui invitato al castello per illustrare idee e progetti per cambiare passo a Bruxelles, e che sul versante di sinistra chiude e completa il panorama politico italiano in Europa.
In fondo -ecco la lezione- non è così difficile andare d’accordo, al di là d’ogni e quotidiana rissa ideologica di cortile, quando c’è di mezzo il destino dell’Italia e il futuro del continente.
“L’economia peggiora, bisogna agire con urgenza”, ha detto Draghi senza giri di parole, sottolineando che da quando è stato presentato il suo rapporto sulla competitività, neanche un anno e mezzo fa, “il contesto economico si è deteriorato”.
Occorre, dunque, abbattere le barriere che perdurano all’interno dello stesso mercato unico, abbassare i costi dell’energia, attivare i risparmi europei e stabilire una “preferenza europea” in alcuni settori.
In sostanza, l’Ue deve impegnarsi a decidere. E in fretta.
Perciò, dice Draghi, si possono prevedere “cooperazioni rafforzate” tra i principali e consapevoli Paesi “per avanzare più rapidamente”.
E’ proprio la nuova strada che perseguono Italia e Germania, che hanno spinto per l’incontro di Alden Biesen e coordinato un pre-vertice.
“Un motore italo-tedesco? Sì, c’è, ma non a danno di altri”, conferma e chiarisce la nostra presidente del Consiglio.
Che si dice favorevole agli eurobond invocati da Emmanuel Macron, ma invisi a Merz. “E’ un tema divisivo”, ammette Giorgia Meloni nell’intento di consolidare l’
Perché nell’Europa delineata da Draghi e incoraggiata da Letta (“il mercato unico è la miglior risposta a Trump”), non c’è più posto per accordi in esclusiva, come lo fu per troppo tempo l’asse franco-tedesco.
Per competere col mondo nuovo dell’America meno occidentale e della Russia più neo-imperiale delle loro storie recenti, per sfidare il grande enigma della Cina, i Paesi europei del G7 devono agire insieme.
Devono trainare l’Ue all’insegna della libertà in tutte le sue espressioni.
Devono liberarsi da tutte le trappole, anche burocratiche e normative, che si sono dati sui piedi e che impediscono all’Ue di correre in un mondo che vola. Così la pensano Draghi, Meloni e Letta.
(Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova)




