Che sbaglio! La sinistra italiana che non prende le distanze, con la necessaria energia, da chi, a Milano, era sceso in piazza per protestare contro le Olimpiadi. E non parliamo solo di quel manipolo di violenti che non aveva esitato, ancora una volta, a mettere a ferro e fuoco le vie cittadine. A scontrarsi con le forze dell’ordine nel solito delirio anarco-insurrezionalista. No, stiamo parlando di coloro che comunque erano scesi in piazza con l’intento di denigrare una grande festa di popolo. Perché questo era il senso più profondo di quella manifestazione.
Drammatico il contrasto tra quegli atleti che, per onorare il nome dell’Italia, erano disposti a dare tutto. E molti come Federica Brignone lo hanno fatto. Federica che vince la medaglia d’oro nel Super G 315 giorni dopo quel terribile incidente che le aveva procurato una frattura scomposta pluriframmentaria della gamba sinistra. E da allora uno sforzo continuo, un sacrificio quotidiano, con in testa un solo obiettivo: tornare ad essere quella atleta che poteva garantire al proprio Paese un posto nella competizione internazionale.
Federica Brignone, la “tigre” come veniva chiamata, per via di quel casco che portava sulla testa, ma non sola. Francesca Lollobrigida che vola su quei pattini, un misto di forza e di leggerezza che conquista il mondo, nelle due gare dei 300 e 500 metri. Elisa Confortola, Arianna Fontana, Thomas Nadalini, Pietro Sighel, che trionfano nello short track, staffetta mista. Con quella loro sincronia nei movimenti in grado di incantare il pubblico. Marion Oberhofer e Andrea Vötter, nello slittino donne, e Simon Kainzwaldner ed Emanuel Rieder, nello slittino, doppio uomini. In entrambi casi la conquista di un trofeo che mancava all’Italia da oltre 30 anni.
E poi tutti gli altri atleti che hanno conquistato le medaglie d’argento e di bronzo. In totale 18, nel momento in cui scriviamo. Secondi a pari merito con la Norvegia. Un confronto che solo qualche settimana fa sembrava improponibile, considerata la diversa esposizione climatica dei due Paesi. Ebbene, nonostante ciò, l’eccellenza italiana è risultata evidente, al punto non solo di appassionare, ma a spingere una persona, non certo nel pieno degli anni, come Sergio Mattarella ad una presenza assidua. Il miglior tributo che, attraverso la sua persona, noi tutti, ovvero il popolo, potesse attribuire a coloro che portavano, non solo sul colletto della tuta, i colori della nostra bandiera.
Contro questa manifestazione di orgoglio e di dedizione si erano scagliati i manifestanti di Milano. Cieco livore e voglia di far casino. Non era stata la prima volta, né sarà l’ultima. Ma proprio per questo motivo le opposizioni non dovevano lisciare loro il pelo. Dovevano, al contrario, prendere le distanze e dire che “così non andava fatto”. La politica non può essere solo accondiscendenza nella speranza di lucrare qualche voto più. È pedagogia, specie se rivolta a giovani che si sono smarrii nel labirinto delle cattive ideologie. Che, come insegnavano gli antichi, sono solo il riflesso di una falsa coscienza.
Ma così, questa una delle tante giustificazioni, si sarebbe persa l’occasione di dare addosso al Governo. Di denunciare le sue colpe presunte o reali, sfogliando la margherita delle possibili alternative. Ma perché sprecare quei soldi in impianti così costosi? Non era meglio investire in sanità, aumentare i salari, e via dicendo? Certo, si poteva fare. Potevamo rinunciare a quella manifestazione. Addirittura non parteciparvi, ottenendo un risparmio anche maggiore. Come se l’Italia fosse l’ultimo dei Paesi della Terra. Ma per fortuna non è stato questo (almeno fino ad oggi) il nostro destino.
Ed ecco allora la conclusione più amara. L’Italia, come mostrano i risultati delle gare, anche in questo caso, dispone di grandi eccellenze. È in grado di competere e di affermarsi. Peccato solo che una minoranza facinorosa cerchi soltanto di far apparire il contrario. Di dimostrare che sia più importante protestare non si sa bene contro chi e che cosa, piuttosto che identificarsi con i valori e lo spirito di un’intera Nazione. Nella lunga storia di questo dopoguerra derive di quel tipo vi sono sempre state: un misto di violenza, anarchismo e nichilismo. Non è quindi questa la novità. La vera differenza sta nel fatto che oggi la sinistra si limita ad una garbata presa di distanza. In passato, invece, quei comportamenti venivano banditi. Ed i responsabili isolati e trattati giustamente come nemici.




