“Bisogna combattere con forza tutti i negazionismi rappresentati da associazioni che sostengono e finanziano spregevoli operazioni di odio. Le vere foibe sono l’oblio e la speranza è che il vento del tempo non disperda la memoria, per questo bisogna combattere ignoranza e intolleranza”. È Toni Concina, presidente onorario dell’associazione Dalmati nel mondo, a lanciare il monito più duro e appassionato, di fronte alle cariche dello Stato a Montecitorio per il Giorno del Ricordo.
Di fronte al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ai presidenti di Camera, Lorenzo Fontana, e Senato, Ignazio La Russa, alla premier Giorgia Meloni, Concina ricorda che “il delitto più spregevole è stato aver costretto 350mila persone ad abbandonare le loro case dove avevano vissuto”, persone “fuggite in massa per rimanere italiane e per sfuggire alla pulizia etnica ordinata da Tito”. Un delitto per il quale, ammonisce, “non ci potrà mai essere giustificazione con le atrocità del fascismo”.
Ma aggiunge: “Siamo stati cacciati e abbiamo rialzato la testa, non siamo andati a spaccare le vetrine della allora compagnia aerea della Jugoslavia. Siamo stati cacciati e ci siamo integrati nelle nuove comunità, a volte con importanti risultati come nel caso di Ottavio Missoni ma anche Marco Balich, il designer della cerimonia olimpica”. L’Aula tributa grandi applausi a Concina, nato a Zara, esule da ragazzo con la sua famiglia a Orvieto, di cui è stato eletto nel 2009 sindaco, il primo di centrodestra dopo 60 anni di amministrazioni di sinistra, il secondo, dopo il liberale Gianfranco Ciaurro a Terni, dell’Umbria rossa.
Concina è diventato top manager internazionale di grandi aziende, ha lavorato anche a New York, ed è un quotato pianista jazz, che ha allietato con i video dei suoi concerti i mesi del Covid. E continua a suonare per la sua lista infinita di amici. La sua stessa vita è simbolo della positività con cui gli esuli reagirono a quello “spregevole delitto”. “È una ferita ancora aperta”, dice Abdon Pamich, esule fiumano e olimpionico plurimedagliato, oro nella marcia a Tokyo 1964. La sua storia fatta di forza e tenacia è raccontata nel film Rai ‘Il Marciatore’.
“L’Italia – afferma la premier Meloni – non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata”. È una storia, aggiunge, che “appartiene all’Italia intera. Ad ognuno di noi”. E che è stata sottoposta “per decenni” a “un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza”. E il tema del silenzio, della memoria dimenticata di quanti furono perseguitati e trucidati su ordine di Tito risuonano in tutti i messaggi per la giornata. Il 30 marzo 2004, sottolinea il presidente del Senato, La Russa, ricordando l’approvazione della legge sulla giornata in memoria delle vittime di quegli atroci crimini, è stata una data spartiacque dopo “troppi decenni, durante i quali la sofferenza di migliaia di nostri connazionali è stata volutamente occultata, negata da una parte politica e dalle istituzioni che da quella parte politica erano rappresentate”. “Mi auguro – sottolinea il presidente della Camera Fontana – che questa giornata contribuisca a rinnovare e rafforzare la memoria collettiva di un dramma che non può più essere taciuto”.
Un dramma che resta un “costante monito contro l’odio tra i popoli”. Un punto questo sul quale convengono maggioranza e opposizione. “Il ricordo di quelle atrocità – sottolinea Elly Schlein, segretaria del Pd – deve aiutarci a produrre anticorpi perché simili orrori non si ripetano”. “Abbiamo solo un modo – afferma Giuseppe Conte, presidente dei Cinque Stelle – per ricucire certe ferite: evitare le strumentalizzazioni e guardare in faccia l’orrore che producono i totalitarismi, per ricordare sempre di dire ‘mai più'”.
Mattarella, dopo la partecipazione alla cerimonia alla Camera (trasmessa in diretta ieri mattina dalla Rai, con il coordinamento della giornalista Maria Antonietta Spadorcia), fa una visita a sorpresa alla mostra ‘Gli esuli fiumani, dalmati e istriani’ al complesso del Vittoriano a Roma.


