La gloriosa industria automobilistica britannica, in crisi da decenni, potrebbe trovare nei colossi dell’auto cinese una sponda per tornare a produrre con intensità nel Regno Unito, facendo risalire i volumi nuovamente sopra la soglia psicologica del milione di vetture sfornate Oltremanica e invertendo soprattutto un trend che finora ha comportato licenziamenti e anche alcune chiusure di impianti. Pare essere questa la speranza con cui gli inglesi di Jaguar Land Rover (gruppo controllato dall’indiana Tata Motors) siederebbero al tavolo delle trattative coi cinesi di Chery e, soprattutto, con la benedizione del numero 10 di Downing Street.
COSA CONFABULANO JAGUAR E CHERY
L’operazione, così come è stata riportata dal Financial Times, pare win-win per tutte le parti al tavolo: Chery è interessata a trovare stabilimenti già avviati per la produzione locale dei suoi marchi Omoda e Jaecoo. La Casa cinese si è rivelata una delle prime a voler presidiare il Vecchio continente, forse precorrendo troppo i tempi, tanto che i suoi brand sono ancora del tutto sconosciuti alle nostre latitudini.
IN EUROPA TUTTI CORTEGGIANO LE AUTO CINESI
Finora per i suoi impianti Chery ha puntato sulla Turchia, che permette di avviare l’export di auto cinesi in Europa senza essere bersagliati dai dazi che la Ue ha imposto sulle auto elettriche che arrivano direttamente da Pechino e, tra i Ventisette del club comunitario, ha un hub in Spagna.
La penisola iberica avrebbe soffiato l’impianto al nostro Paese dato che nel medesimo periodo si era parlato di un corteggiamento del marchio asiatico da parte del governo Meloni che, è noto, vorrebbe riportare la produzione automobilistica sopra quota un milione. E dato che Stellantis non collabora (nel 2025 la produzione di Stellantis in Italia, tra automobili e veicoli commerciali, è scesa a 379.706 unità, il 20,1 per cento in meno rispetto all’annus horribilis 2024, quando i livelli erano tornati a quelli degli anni ’50) al momento l’unica è rivolgersi al capitale cinese.
LE MIRE DEL 10 DI DOWNING STREET
La pensa così pure Downing Street che vorrebbe far ritornare la produzione nazionale a 1,3 milioni di unità all’anno mentre ora vivacchia poco sopra le 700mila unità. E poi naturalmente ci sono le esigenze di Jaguar Land Rover, gruppo per certi versi in piena crisi d’identità (si pensi alla famigerata Jaguar Type 00 rosa shocking capace di scioccare gli estimatori del marchio, a iniziare dal noto giornalista automobilistico britannico Jeremy Clarkson) e sicuramente in affanno economico dovendosi riprendere dall’attacco hacker costato non meno di 226 milioni di euro con tanto di intervento governativo emergenziale.
Non sarebbe nemmeno la prima volta che un marchio automobilistico cinese irrompe nella scena britannica, se si considera che Saic ha rilevato Mg ormai 20 anni fa. Inoltre, tra Jaguar Land Rover e Chery sussistono già accordi di collaborazione che hanno portato finora la concessione del marchio Freelander per lo sviluppo di modelli elettrici basati su piattaforme made in China.
Secondo il Guardian, l’antefatto di una simile collaborazione passerebbe dalla decisione della casa automobilistica cinese di aprire una sede centrale di ricerca e sviluppo a Liverpool. E soprattutto il governo del Regno Unito starebbe lavorando a un piano per consentire a al principale datore di lavoro nel settore automobilistico del Paese di costruire veicoli elettrici Chery in Gran Bretagna. Se ne sarebbe ovviamente parlato durante la recente visita di Keir Starmer a Pechino.



