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pesticidi mele

Siamo sicuri che una mela al giorno toglie il medico di torno?

Secondo uno studio di Pan Europe, l’85% delle mele europee nasconde un cocktail di pesticidi, di cui molto spesso Pfas, che superano anche di 600 volte i limiti di sicurezza per l'infanzia, esponendo i consumatori a sostanze collegate a tumori e infertilità. Tutti i dettagli

 

Non è la mela avvelenata di Biancaneve ma nemmeno quella raccolta in qualche pubblicità idilliaca dove la natura cresce rigogliosa in un ambiente incontaminato. La realtà purtroppo è che le mele che mangiamo – spesso – provengono da produzioni agricole che dipendono pesantemente dalla chimica di sintesi.

Dietro l’immagine rassicurante del frutto più presente nelle abitudini alimentari europee si nasconde infatti una contaminazione definita “quasi sistematica” poiché le mele coltivate convenzionalmente subiscono in media circa 30 irrorazioni l’anno prima di arrivare sulle nostre tavole.

Un’indagine condotta da Pan Europe e 13 organizzazioni partner ha rivelato che l’85% dei campioni analizzati contiene un “cocktail di pesticidi”, trasformando quello che è considerato uno spuntino salutare in una potenziale fonte di esposizione a miscele di sostanze tossiche, Pfas e neurotossine.

Il consiglio di Pan Europe è quindi di acquistare mele biologiche oppure di sbucciare quelle coltivate in modo convenzionale prima del consumo.

I DATI SUI CAMPIONI ITALIANI

L’Italia figura tra i principali produttori di mele nell’Unione europea, insieme a Polonia e Francia. Per la realizzazione di questo studio, si legge nella ricerca, sono stati prelevati cinque campioni di mele in Alto Adige, provenienti dai mercati agricoli locali di Rabland ed Eyrs, in Val Venosta.

Le varietà italiane sottoposte ad analisi includono Golden Delicious, Pinova, Jonagold, Gala e Sweetango. Dai risultati emerge che, sul territorio nazionale, solo uno dei cinque campioni analizzati è risultato completamente privo di residui di pesticidi, mentre la restante parte presentava contaminazioni multiple.

GLI ALTRI PAESI ALL’ESAME

Oltre all’Italia, gli studiosi hanno prelevato campioni in Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Svizzera. I 59 campioni totali sono stati acquistati tra l’1 e il 20 settembre 2025, attingendo principalmente dalla grande distribuzione organizzata – inclusi punti vendita di catene come Lidl, Tesco, Carrefour, Billa e Spar – ma anche da mercati agricoli e produttori locali.

Sebbene in Italia il monitoraggio si sia concentrato sui mercati agricoli dell’Alto Adige, l’analisi comparativa mostra livelli di contaminazione variabili tra le diverse nazioni. I ricercatori scrivono infatti che “i Paesi in cui il cocktail contiene in media il maggior numero di principi attivi sono il Lussemburgo (5 diversi residui di pesticidi), e Croazia e Ungheria, le cui mele contengono in media 4 residui”.

Il picco di varietà chimica è stato rilevato in Lussemburgo e nella Repubblica Ceca, dove sono stati isolati fino a 7 pesticidi diversi in un unico frutto, mentre la Danimarca ha rappresentato l’unica parziale eccezione, con un solo campione su cinque contenente più di una sostanza residua.

L’EFFETTO COCKTAIL E LE SOSTANZE RILEVATE

L’85% delle mele analizzate a livello europeo conteneva residui di più pesticidi contemporaneamente, una condizione nota come “effetto cocktail”.

“Quasi tutti (93%) i campioni di mele contenevano almeno un residuo di pesticidi e l’85% dei campioni presentava residui multipli di pesticidi”, si legge nell’analisi. Nello specifico, il 64% dei campioni conteneva almeno un pesticida Pfas – le cosiddette “sostanze chimiche eterne” – e il 36% presentava residui di pesticidi neurotossici.

Tra le sostanze più diffuse figurano il Captan, sospettato di essere cancerogeno, e il Fludioxonil, un Pfas classificato come interferente endocrino nel 2024. “Avrebbe quindi dovuto essere vietato – scrive Pan Europe -, ma gli Stati membri dell’Ue ne bloccano il divieto da un anno. È tossico per fegato e reni nell’uomo e decima pesci e anfibi negli ambienti acquatici”.

“Se le autorità di regolamentazione dell’Ue e nazionali applicassero correttamente la legge, una serie di pesticidi rilevati sulle mele sarebbe stata vietata da tempo – ha dichiarato Martin Dermine, direttore esecutivo di Pan Europe -. Come l’acetamiprid, che è tossico per il cervello dei feti, o il difenoconazolo, interferente endocrino e neurotossico. Invece, l’Ue propone di indebolire la protezione della salute con la sua proposta Omnibus su alimenti e mangimi. Il nostro rapporto dimostra che è necessaria una regolamentazione più rigorosa, non meno”.

I RISCHI PER L’INFANZIA E GLI STANDARD LEGALI

Un aspetto centrale del rapporto riguarda il confronto con i limiti di legge stabiliti per l’infanzia. Se le mele analizzate fossero state vendute come alimenti trasformati per neonati e bambini sotto i tre anni, il 93% dei campioni sarebbe risultato illegale per il superamento del limite di 0,01 mg/kg.

“L’Unione europea – scrivono gli autori dello studio – ha infatti stabilito limiti rigorosi per i bambini sotto i tre anni, al fine di tutelarne lo sviluppo”, poiché i sistemi neurologico e immunitario in fase di crescita sono particolarmente vulnerabili. In alcuni casi, i residui rilevati nei frutti freschi superavano di oltre 600 volte i limiti consentiti per i cibi destinati ai più piccoli.

COSA (NON) FA L’UE

Nonostante il Regolamento (CE) 396/2005 preveda che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sviluppi una metodologia per valutare il rischio derivante dall’esposizione a più pesticidi, il rapporto denuncia che dopo vent’anni tale sistema non è ancora operativo.

Il documento evidenzia inoltre che “l’effetto cocktail (sinergico) dei pesticidi è per lo più ignorato” nelle attuali valutazioni di rischio, che continuano a esaminare le sostanze singolarmente. Parallelamente, viene segnalata la preoccupazione per la proposta di legislazione “Omnibus” della Commissione europea, che secondo le organizzazioni coinvolte potrebbe ridurre ulteriormente il livello di protezione della salute e dell’ambiente.

Inoltre, afferma Pan Europe, nel dicembre 2025 la Commissione europea ha proposto di deregolamentare i pesticidi consentendo periodi di approvazione illimitati nel tempo ed eliminando l’obbligo di rivalutarne la tossicità ogni 10-15 anni alla luce di nuove evidenze scientifiche.

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