Se l’auto elettrica si è rivelata una bolla, c’è un’altra scommessa ormai pluridecennale sempre nel settore dell’auto in cui gli investimenti non cessano nonostante i risultati siano ancora lontani dalle altisonanti promesse fatte negli anni dai principali protagonisti del comparto – a iniziare da Elon Musk – ed è la guida autonoma. In questo particolare campionato ha iniziato il 2026 sgommando la startup Waabi Innovation, impresa canadese con sede a Toronto e alcune attività in Texas fondata e guidata da Raquel Urtasun che, dopo aver lavorato a Tir senza conducente, pare adesso volersi focalizzare sul più redditizio e vivace mercato dei robotaxi.
CHI HA INVESTITO IN WAABI INNOVATION
Waabi ha in mano nuovi finanziamenti per l’ammontare di 1 miliardo di dollari così suddivisi: un round da 750 milioni di dollari guidato dagli investitori storici Khosla Ventures, G2 Venture Partners, Uber, Nvidia e Volvo – cui si sono aggiunti nuovi scommettitori di primo piano: Porsche SE e BlackRock – e 250 milioni di dollari di investimenti futuri legati a milestone da parte di Uber, destinati al lancio di almeno 25.000 robotaxi equipaggiati con il software Waabi e operativi esclusivamente sulla piattaforma del gruppo.
L’IMPORTANZA DI AVERE UBER A BORDO
Attualmente, nonostante molti titoli roboanti delle testate del settore, l’aumento di capitale incassato è di 750 milioni, ma si comprende come mai l’attenzione dei media sia tutta per la partnership con Uber dato il ruolo indiscusso dell’ormai ex startup di San Francisco fondata da Travis Kalanick e Garrett Camp e guidata da Dara Khosrowshahi nel nuovo modo di intendere la mobilità dal 2000 a oggi. E Uber, com’è noto, sta investendo parecchio nella sfida dei robotaxi.
I RIVALI IN PISTA
Il settore ancora non ha preso piede in modo serio e globale, eppure vede già diversi player di primaria importanza contendersi le strade delle principali città americane, da Tesla a Waymo di Alphabet fino a Lift. E solo fino a qualche anno fa gareggiava pure Cruise di General Motors, che ha ricordato a tutti quanto sia perigliosa questa strada. Uber, dal canto suo, sta costruendo un network di partnership (ricordiamo quelle che la legano a Waymo, Nuro, WeRide fino alle cinesi Xiaomi e Byd) che le permettano di essere trasversale rispetto alle tante aziende sul mercato.
GLI ALTRI AUMENTI DI CAPITALE
Quanto alla startup canadese, prima di questa operazione Waabi aveva già fatto parlare di sé nel 2024 per un round da 200 milioni e nel 2021 per un aumento di capitale da 83,5 milioni di dollari sempre guidato da Khosla Ventures con il supporto aggiuntivo di Uber e Aurora Innovation.
DAI TIR AI ROBOTAXI
Come si anticipava, Waabi finora ha condotto test soprattutto sui Tir senza conducenti coltivando nel settore partnership con con la casa automobilistica Volvo e, prima ancora, con la texana Peterbilt motivo per il quale oggi la startup canadese ha un ramo in quello Stato. Per ciò che riguarda Volvo, si sa che i test senza safety driver sono stati rinviati in attesa di una piattaforma hardware fornita dal costruttore svedese.
UNA STRADA PERICOLOSA E AFFOLLATA
L’amministratrice delegata Urtasun ha sottolineato agli investitori che Waabi può contenere le spese in questa nuova avventura stradale riutilizzando nei robotaxi la stessa tecnologia sviluppata per i camion anche su auto e altri veicoli. E se come Waymo i robotaxi Waabi utilizzeranno sensori multipli, la Ceo ha evidenziato una differenza a suo giudizio chiave: il sistema non richiede mappe dettagliate né un’esposizione preventiva a scenari complessi per imparare a guidare in nuovi ambienti, riducendo i tempi di validazione con safety driver.
Staremo a vedere: come detto in precedenza e come dimostra la vicenda del fallimento di Cruise la guida autonoma è una tecnologia di frontiera e diversi pionieri pur avendo in tasca ottime potenzialità sono già usciti di strada, facendo perdere ai fondi VC miliardi di dollari.






