Pulizie di primavera anticipate per il Gruppo Volkswagen. E visti i risultati deludenti nel 2025 persino dei marchi premium in portafogli, da Audi a Porsche (solo l’italiana Lamborghini fa eccezione), era nell’aria. Prosegue insomma lo snellimento industriale avviato ormai due anni fa con l’annuncio della necessità di ridurre di 35mila unità la forza lavoro e di oltre 700mila veicoli la capacità produttiva degli stabilimenti tedeschi. Piano lacrime e sangue concordato dopo lunghe trattative coi sindacati le cui conseguenze sono divenute particolarmente evidenti nel corso dell’anno scorso, con la chiusura dei primi due poli industriali: il primo a Bruxelles, adibito alla produzione di Audi elettriche e il secondo a Dresda, culla della Vw ID.3 a batteria.
VOLKSWAGEN ORA TAGLIA DALL’ALTO
Con il 2026 il piano draconiano passa ai livelli superiori, quelli del management. “Se riduciamo il personale ai livelli più bassi, dobbiamo anche dare un segnale a quelli più alti”, ha dichiarato un portavoce della Casa tedesca. Nei prossimi mesi, infatti, il board dovrà passare dagli attuali 29 membri a 19. Ogni tavolo esecutivo nel Gruppo tedesco sarà guidato da quattro membri del consiglio di amministrazione al posto degli attuali sette: restano solo il Ceo e i responsabili di finanza, vendite e risorse umane.
VERSO UN CONTROLLO PIÙ CENTRALIZZATO?
L’intenzione è quello di ridisegnare l’organigramma perché sia più snello ma anche maggiormente intersecato: i quattro membri dei Cda di ciascun brand, insieme al Cfo del gruppo Volkswagen David Powels e al responsabile del Brand Group Core Thomas Schäfer, siederanno infatti nel neonato Brand Group Core Board of Management che dovrà prendere le decisioni strategiche più importanti, quelle insomma che riguarderanno tutti i marchi nel portafogli Volkswagen (Vw, Skoda, Seat, Cupra e la divisione dei veicoli commerciali).
WOLFSBURG TORNA CENTRALE
Annunciata inoltre la centralizzazione dei settori sviluppo, produzione e acquisti nella sede centrale di Wolfsburg – dove la mannaia dei tagli ha bloccato la realizzazione della gigafactory da 2 miliardi di euro prevista per la mobilità elettrica, dove sarebbe dovuto essere prodotto l’ormai abortito progetto Trinity – che in questa prima fase saranno gestiti da Kai Grünitz (sviluppo), Karsten Schnake (acquisti) e Christian Vollmer (produzione).
I RISPARMI PREVENTIVATI
Quanto alle sedi produttive verranno organizzate in cinque macro-regioni. Nella sola area di produzione il Gruppo stima un risparmio, da qui al 2030, di un miliardo di euro, di cui circa 600 milioni in costi di personale e 400 in risparmi nella produzione grazie all’uso di piattaforme condivise. La crisi in cui è rimasto impantanato l’intero mondo occidentale dell’automobile e la pressante concorrenza cinese, del resto, impongono manovre eccezionali.
PRIMI NUMERI INCORAGGIANTI?
Intanto Volkswagen ha comunicato che nel 2025 ha generato un flusso di cassa netto di circa 6 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 5 miliardi di euro dell’anno precedente mentre la liquidità netta nella Divisione Automotive è salita a oltre 34 miliardi di euro al 31 dicembre 2025 contro i 31 miliardi di euro al 30 settembre 2025.






