Un’altra trumpiana di ferro alla corte di Mark Zuckerberg, ma più probabilmente l’effetto in quel di Menlo Park è l’opposto: un’altra trumpiana di ferro per essere sempre più alla corte di Donald Trump. Meta ha una nuova presidente, Dina Powell McCormick, moglie dell’influente senatore repubblicano Dave McCormick.
CHI È DINA POWELL MCCORMICK
La nomina è stata prontamente festeggiata da Donald Trump sul social di sua proprietà, Truth. Fra il 2017 e il 2018 Powell McCormick è stata vice consigliera per la sicurezza nazionale di Trump durante il suo primo mandato da presidente.
L’arrivo di Dina Powell McCormick, il cui ruolo la farà rispondere soltanto al ragazzo d’oro della Silicon Valley Mark Zuckerberg, è stato preceduto da altri ingressi senz’altro graditi alla Casa Bianca frettolosamente coartati dopo la rielezione del tycoon: Dana White, presidente del circuito sportivo di arti marziali miste Mma – Ultimate Fighting Championship nonché sostenitore sfegatato del tycoon e Joel Kaplan, ex vicecapo di gabinetto nei due mandati di George W. Bush e già presidente della Federal Communications Commission, che ha sostituito Nick Clegg, già vice primo ministro britannico durante l’amministrazione di David Cameron, nel ruolo di presidente per gli affari globali di Meta.
META CONTINUA A STRIZZARE L’OCCHIO A TRUMP
Appare sempre più evidente il riposizionamento di Meta che già all’ingresso di Trump alla Casa Bianca aveva prontamente scardinato i propri sistemi di fact checking per limitare la circolazione di fake news nei social network Facebook e Instagram.
Non solo: Meta, che risulta tra i massimi investitori della nuova “golden age” promessa agli elettori da Trump in campagna elettorale (investirà 600 miliardi di dollari sul suolo americano, la stessa cifra garantita da Apple), ha donato un milione di dollari a favore del comitato che si è occupato di organizzare la cerimonia seguita all’insediamento di Trump alla Casa Bianca e versato 25 milioni a Trump come risarcimento per l’espulsione da Facebook. Risulta inoltre tra le aziende hi-tech statunitensi che hanno partecipato alla colletta da 300 milioni di dollari per donare al tycoon la nuova sala da ballo realizzata demolendo un’ala della Casa Bianca.
TRUMP APRIRÀ UN OMBRELLO POLITICO PER LE BIG TECH?
Chissà se in cambio Meta chiederà a Trump un ombrello politico nelle sue sempre più difficili relazioni col legislatore comunitario con il quale potrebbe avere presto nuove grane europee per esempio con la designazione di WhatsApp come piattaforma online di grandi dimensioni nel quadro della legge sui servizi digitali europei (che imporrà il rispetto di norme più stringenti) mentre sul finire di ottobre la Commissione europea ha accusato la società di Menlo Park di ostacolare l’accesso ai dati pubblici per i ricercatori e di non avere sia su Facebook sia su Instagram un meccanismo di «Notifica e azione» intuitivo e facilmente accessibile con possibili sanzioni fino al 6% del fatturato annuo. La politica estera muscolare di Trump potrebbe spingere la Ue a rivedere le proprie normative che stanno infastidendo e non poco le Big Tech statunitensi.





