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Presentato il nuovo piano sulla banda ultralarga

Al termine del Consiglio dei Ministri di martedi è stato svelato il nuovo piano sulla banda ultralarga. Per l’adeguamento infrastrutturale necessario per tirare su l’Italia dal fondo del barile sono disponibili 6 miliardi di euro «con effetto moltiplicativo», parole di Graziano Del Rio.

Atteso da tempo, arriva dopo rinvii e ripensamenti.

L’intervento di importanza cruciale per migliorare la competitività nazionale attraverso la copertura delle reti di nuova generazione (NGA), rappresenta la base della strategia governativa per raggiungere gli obiettivi preposti dall’Agenda Digitale Europea. Il piano del governo va oltre le attese e intende superare quanto richiesto dall’Europa:

Agli obiettivi di collegare entro il 2020 tutta la popolazione italiana con la rete a 30mbps e la metà di essa con la rete 100mbs, il piano azzarda intendendo raggiungere con quest’ultima l’85% della popolazione. Solo nel 2016 si arriverà al 60% della popolazione coperta dal servizio a 30 Mbps. Attualmente l’Italia è una delle peggiori in Europa (e al mondo) con una media di connessione di 9,18 Mbps. Il raggiungimento sarebbe tuttavia vincolato dall’apporto degli investitori privati. Verrà lasciata inoltre libertà agli operatori per quanto riguarda la tecnologia da utilizzare.

Strategia per la banda ultralarga e la crescita digitale
Strategia per la banda ultralarga e la crescita digitale

(Disponibili le slides del piano)

Modalità di finanziamento: Il piano per la banda ultralarga è stato impostato come un mix di finanziamenti pubblici e privati con defiscalizzazioni sugli interventi, agevolazioni e fondi perduti. Si intende attingere dai fondi FESR e FEASR a fondo perduto per 2 miliardi di euro, dai fondi FSC ed ex FAS, (4 miliardi di euro) e dal fondo Juncker. Ai 6 miliardi sono previsti.

Sul fronte dei privati sono già spuntate le prime dichiarazioni, come nel caso di Vodafone che intende istituire una newco con lo Stato, ”Vogliamo partecipare attraverso aumenti di capitale con una quota rilevante nel veicolo che sarà individuato, in una partnership pubblico privato, in cui nessun operatore dovrà avere la maggioranza e con la presenza di un soggetto terzo, come Cassa Depositi e Prestiti in ruolo di guida e garanzia” ha dichiarato l’ad Vodafone Italia Aldo Bisio.

Sul caso Telecom: Il piano costituisce un passo indietro rispetto a quanto trapelato sulle indiscrezioni degli ultimi giorni. Non vi è alcun riferimento per quanto riguarda lo switch-off della rete in rame. Forti devono essere state le pressioni per evitare ulteriori ripercussioni sulla sostenibilità finanziaria di Telecom, che al momento mantiene una quota di mercato del 48.7% sulle connessioni.

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