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MegaChat, la videochat anti-DataGate

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Dalla Nuova Zelanda arriva una videochat che sfida Skype. Il nuovo servizio prende in nome di MegaChat e promette di offrire la massima segretezza per le proprie conversazioni.

MegaChat, a differenza di Skype, non ha necessità di nessuna installazione ed è possibile utilizzarlo direttamente dal browser. La sicurezza della privacy è garantita da un sistema di cifratura che non permette l’accesso agli stessi gestori del servizio. Il sistema che garantisce l’inaccessibilità delle conversazioni è un protocollo chiamato User Controlled Encryption (UCE), questo significa che la chiave di decrittazione è fornita direttamente all’utente che può inviarla direttamente al destinatario tramite mail.

MegaChat è per ora di una versione beta quindi bisognerà aspettarsi dei miglioramenti in corsa. Il servizio offre per ora gratuitamente 50GB di storage e secondo lo sviluppatore sarebbe già stata utilizzato per effettuare 500.000 chiamate.

Chi è l’ideatore di MegaChat

L’ideatore di MegaChat è Kim DotCom –al secolo Kim Schmitz – imprenditore informatico tedesco, classe 1974, celebre ed eccentrico fondatore del sito di file hosting Megaupload, che sta scontando gli arresti domiciliari in Nuova Zelanda per la violazione delle norme sul copyright e per pirateria online.

Kim Dotcom

Come sanno bene a MegaChat il tema della segretezza ha acquisito una grande importanza in seguito all’esplosione del Data Gate, assumendo un peso sempre maggiore nelle scelte degli utenti. La sfida nei confronti di Skype diventa per questa ragione obbligata – l’applicazione di proprietà di Microsoft era finita nel tritacarne inseguito alle dichiarazioni di Snowden rilasciate in un’intervista sul Der Spiegel nella quale dichiarava che i dati sarebbero stati raccolti già a partire dal 2011.

Il nuovo servizio MegaChat sembra pronto a essere inserito dalle autorità pubbliche nella lista nera per via dell’uso improprio che se ne potrebbe fare, soprattutto in una stagione in cui l’allerta terrorismo è al suo picco. Potrebbe quindi fare compagnia ad applicazioni come WhatsApp finite sotto il mirino del governo britannico per l’impossibilità di essere controllata dalle agenzie di sorveglianza.

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