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Banda ultralarga, una guerra senza esclusioni di colpi

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Banda ultralarga

In Italia si accende la sfida per la realizzane del Piano per la Banda ultralarga. Chi sono gli attori in campo? A che punto è la legislazione? Ecco tutto quello che c’è da sapere, comprese le dichiarazioni rilasciate su Repubblica dall’Ad Vodafone Vittorio Colao.

Cosa prevede il Piano governativo per la Banda ultralarga?

E’ un’intervento di importanza cruciale per migliorare la competitività nazionale attraverso la copertura delle reti di nuova generazione (NGA) e rappresenta la base della strategia governativa per raggiungere gli obiettivi preposti dall’Agenda Digitale Europea. Ha l’obiettivo di collegare entro il 2020 tutta la popolazione italiana con la rete a 30mbps e la metà di essa con la rete 100mbs. Solo nel 2016 si arriverà al 60% della popolazione coperta dal servizio a 30 Mbps. Attualmente l’Italia è una delle peggiori in Europa (e al mondo) con una media di connessione di 9,18 Mbps. Il raggiungimento sarebbe tuttavia vincolato dall’apporto degli investitori privati. Verrà lasciata inoltre libertà agli operatori per quanto riguarda la tecnologia da utilizzare.

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Strategia per la banda ultralarga e la crescita digitale

Il nodo sul decreto comunicazioni

Cruciali per la realizzazione del piano sono due elementi: uno è il decreto Comunicazioni del Consiglio dei Ministri che rappresenta lo strumento necessario per dare il via al piano della banda ultra larga. L’altro aspetto, meno problematico, è il parere di Bruxelles riguardo alle modalità con cui il governo vorrà investire i fondi.

Il decreto è fermo al ministero dell’Economia e per ora resta una bozza. Vi sono ancora incertezze sulla sua struttura e restano nodi da sciogliere riguardo agli incentivi fiscali necessari per gli scavi per la fibra ottica. Secondo quanto era stato anticipato dal Sole24ore la bozza in questione dovrebbe prevedere 1,4 miliardi di incentivi tramite voucher per gli utenti finali, su un ammontare complessivo da 7 miliardi di risorse. Inoltre sarebbe contenuta una clausola “pro Metroweb” che potrebbe dare all’azienda una priorità nelle gare, la notizia avrebbe generato il risentimento di Telecom Italia e Fastweb.

Il quadro attuale

Wind e Vodafone sono giunti ad un accordo di massima con i fondi F2i – fondo infrastrutturale controllato dalla Cassa Depositi e prestiti e da diverse banche – ed FSI – fondo Strategico Italiano il cui azionista di controllo è sempre la Cassa Depositi e prestiti- per un investimento in Metroweb al fine di candidarsi per la realizzazione del Piano per la Banda Ultralarga utilizzando la fibra ottica. Metroweb, controllata per il 53,8% da F2i e partecipata per il 46,2% da FSI, è il tramite per la costruzione della rete. Wind e Vodafone sarebbero interessate alla realizzazione della rete in parte puntato sulle proprie risorse e dall’altro puntando sulle gare previste dal piano.

Per la realizzazione dell’infrastruttura si innesca così una competizione tra due gruppi, da un lato Wind, Vodafone e Metroweb, dall’altro Telecom Italia – desiderosa di preservare l’infrastruttura in rame – e Fastweb – unite in un accordo per la sperimentazione della tecnologia vdls che unirebbe rete in rame con fibra ottica. Attualmente Telecom detiene una quota di mercato pari al 48.7% delle connessioni e prevede di raggiungere entro il 2017 il 75 % della popolazione con fibra ottica, quantomeno sino negli armadi.

Nella competizione per l’adeguamento della banda era trapelato il nome del colosso dell’energia controllato dal Tesoro ENEL, la società guidata da Francesco Starace, indicata dal Governo come il «candidato migliore» per portare avanti il progetto di ammodernamento infrastrutturale. Enel collaborerà alla posa della rete ma non sarebbe interessata a fare concorrenza con gli altri operatori.

Le dichiarazioni di Colao, si accende lo scontro con Telecom

In un’intervista rilasciata l’11 giugno al quotidiano La Repubblica, dall’AD di Vodafone Vittorio Colao respinge l’ipotesi di neomonopolismo di ritorno sulla banda ultralarga. Non mancano le accuse a Telecom per il fatto di tenere una posizione antistorica quando dice “teniamo fuori lo straniero.

Rispondendo alla domanda sulle divergenze con Telecom Colao ha detto “In Italia stiamo investendo moltissimo sulla banda ultralarga e continueremo a farlo. Il problema è la concorrenza. Ogni tanto riprende a circolare il batterio di un neomonopolismo di ritorno“.

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Vittorio Colao, Ad Vodafone

“Faccio un plauso all`Antitrust italiana – ha aggiunto – che ha dimostrato di avere a cuore sia lo sviluppo delle reti sia della concorrenza. Adesso in Italia il problema è questo: se vogliamo evitare che la fibra sia solo per i ricchi dobbiamo mutualizzare il sistema. Bisogna assicurarsi che, come per le strade, un sistema raggiunga tutta la popolazione. Trovo inoltre stupefacente che nel 2015 qualcuno possa dire `teniamo fuori lo straniero`, soprattutto quando si tratta di un player europeo. E` una posizione antistorica da parte dei vertici di una società concorrente”.

Prosegue l’Ad: “Il governo italiano staprocedendo bene, ha una visione strategica chiara, che è quella di informatizzare il Paese. Da solo però non basta. Posare i tubi e la fibra è la prima cosa, ma poi bisogna intervenire sulla struttura giuridica, amministrativa e regolamentare. E far capire l`importanza della Rete. I giovani già lo sanno, vanno coinvolti quelli di 40,50 e 60 anni. Il modello può essere quello inglese, che spinge benevolmente gli utenti a usare il web. Penso alle multe, ad esempio. Se l`unico modo per pagarle diventa internet, già molta spinta è fatta.”

Se l`Europa fosse una, con un unico sistema giuridico e regolatorio ci sarebbe posto per 4 player. La mia ambizione è che Vodafone sia uno di questi”.

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