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Banda larga, l’Italia fa qualche passo in avanti

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Banda ultralarga

Qualche buona notizia sulla banda larga arriva dall’ultimo rapporto di I Com, Istituto per la Competitività, che ha presentato a Roma il rapporto sulle reti e i servizi di ultima generazione. L’Italia resta fanalino di coda sulla diffusione della banda larga, ma passa dal 55% al 68% delle abitazioni connesse alla broadband.

In tutti i paesi, dice il rapporto di I-Com si stanno registrando una serie di fenomeni di slancio verso l’innovazione delle infrastrutture e dei servizi: Germania, Ungheria, Spagna, Francia, Austria. Per esempio Svezia, Finlandia e Olanda occupano i primi tre posti della classifica per la velocità delle connessioni.

L’Italia rimane in fondo alla classifica, prima di Grecia e Cipro, ma registra dei passi in avanti rispetto al 2012 e passa da un valore calcolato da I-Com su broadband index da 42,4 al 49,1 nel 2013. Come è stato possibile conseguire questo risultato? Grazie al numero delle abitazioni connesse alla banda larga che sono passate dal 55% del 2012 al 68% del 2013. La migliore performance a livello europeo.

Tra le Regioni italiane, l‘Emilia Romagna ha la percentuale piu’ alta (75%) di abitazioni connesse alla broadband, seguita da provincia di Bolzano e Veneto (74%) e dall’Umbria (73%). In fondo alla classifica le regioni del Sud: dal 60% di Campania e Puglia al 58% della Sicilia; La Basilicata ha registrato il maggiore tasso di crescita a livello nazionale, passando dal 43% di case connesse nel 2012 al 65% nel 2013. 

“Questa nuova edizione del nostro indice fotografa l’impegno profuso dal nostro Paese nello sviluppo delle infrastrutture digitali, incluse la copertura 4G e la banda larga mobile. Il gap che ci separa dal resto dell’Europa può e deve essere colmato a partire dalla creazione di una vera cultura digitale e informatica, penalizzata in Italia anche dalla composizione anagrafica matura e dal basso livello di istruzione” – commenta Stefano da Empoli, Presidente I‐Com – “Dal punto di vista della politica, è evidente che la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda Digitale sia subordinata allo sblocco degli investimenti sulle reti (pubblici e soprattutto privati) e ad un sostegno efficace alla domanda, diretto (incentivi ai consumatori) e indiretto (E‐government). È in questa direzione che è urgente muoversi.

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