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Vivendi non molla: le ambizioni su Telecom e Mediaset restano

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Vivendi

Vivendi intende impugnare la decisione di Agcom, continuando a sognare la creazione di un campione latino dei media

 

La sentenza dell’Agcom, che costringe Vivendi a scegliere tra Telecom e Mediaset, potrebbe rappresentare un bastone fra le ruote della francese, che continua a nutrire importanti ambizioni su Mediaset, mentre è certa che con Telecom il meglio debba ancora venire. Ma andiamo per gradi.

La posizione di Vivendi, tra Telecom e Mediaset

vivendiA Vincent Bollorè l’Italia piace. E non poco. L’imprenditore francese ha iniziato a far affari in Italia nel 2002, diventando socio di Mediobanca (è secondo azionista detenendo l’8% del capitale). In Generali ha ricoperto la carica di vicepresidente fino al 2013, ma è Telecom a rappresentare il suo primo (vero) colpo grosso. Attraverso Vivendi, azienda di cui ricopre la carica di Presidente, detiene il 23,9% del capitale, una quota che ne fa il primo azionista della compagnia telefonica.

Ma la campagna italiana di Bollorè non finisce qui. Dopo esser saltato l’accordo con Mediaset, la francese ha iniziato a rastrellare le azioni dell’azienda media italiana, Il primo giorno si è assicurato il 3,01% del Capitale dell’azienda del Biscione e in poche ore ha raggiunto il 28,8% del capitale ad un passo dal 30%, soglia massima oltre la quale è necessario lanciare una offerta su tutto il capitale.

La sentenza di Agcom

La posizione di Vivendi, che avrebbe potuto portare ad una possibile alleanza strutturale tra Mediaset e Telecom Italia, sotto la regia dei francesi, potrebbe rappresentare un pericolo per la concorrenza. Con conseguenze serie per le Tlc, le emittenti televisive e i consumatori.

Telecom, o un “operatore in posizione dominante”, come scrive il Garante della concorrenza, potrebbe puntare sui numerosi clienti per “per restringere la concorrenza anche nei nuovi mercati dell’audiovisivo via Internet”. Non solo: Telecom potrebbe “escludere dal mercato anche gli altri operatori di tlc”, grazie a prezzi molto bassi e grazie a contenuti televisivi in esclusiva, come le partite di Champions League.

Interpellata proprio da Mediaset su questa posizione dominante, Agcom ha deciso: entro 12 mesi il gruppo francese dovrà diminuire le quote e ridurre la sua partecipazione in Telecom Italia oppure in Mediaset. Non solo: “allo scopo di consentire all’Autorità di svolgere un’adeguata attività di monitoraggio”, entro 60 giorni Vivendi dovrà presentare il piano che gli consentirà di uscire dalla posizione dominante. Si tratta della prima decisione dell’Agcom su questa parte della `legge Gasparri´, in particolare sui tetti di controllo nel settore media e telecomunicazioni.
mediasetScendendo i particolari, l’Autorità italiana, alla luce degli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria, ha stabilito che l’attuale posizione di Vivendi non risulta conforme alle prescrizioni di cui al comma 11 dell’articolo 43 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in ragione delle partecipazioni azionarie nelle due diverse società italiane. La decisione si fonda sul Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) in cui si sostiene che le imprese di comunicazioni che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40% non possono acquisire ricavi superiori al 10% del cosiddetto `Sistema integrato delle comunicazioni´ di tv, radio ed editoria. Secondo gli ultimi dati, Mediaset avrebbe ricavi di circa il 13% del Sistema integrato delle comunicazioni.

Nel caso “di inottemperanza all’ordine è applicabile la sanzione amministrativa” prevista dalla legge 249 del 1997, il gruppo francese rischia una sanzione del valore tra il 2% e il 5% del suo fatturato.

Le mire di Vivendi

Vivendi non si arrende certo alla sentenza e si profila la possibilità di un ricorso al Tar e anche in sede Ue. E mentre l’azienda francese, in occasione dell’assemblea con gli azionisti, assicura che è pronta ad adattarsi alle richieste dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, sempre in tale occasione ribadisce le sue mire sulle aziende italiane.

Bollorè non intende chiudere alcun fronte, ma vuol chiarire la sua posizione. “La legge Gasparri dice che non abbiamo diritto ad avere il controllo delle due società. Ma noi di Vivendi non abbiamo il controllo di Mediaset, che è controllata dalla famiglia Berlusconi. Noi comunque certamente ottempereremo a quello che ci è chiesto e faremo il necessario”, ha detto in assemblea Vincent Bollorè.

“Le nostre ambizioni in Italia restano invariate” ha invece detto l’amministratore delegato di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, sostenendo che “creazione e distribuzione dei contenuti sono le due forze motrici del gruppo”. Insomma, la francese ha bisogno sia di Telecom sia di Mediaset per dar vita ad un “campione latino” dei media.

Nel caso l’azienda d’Oltralpe fosse costretta a scegliere però, sembrerebbe Telecom quella che dovrà ospitare nel board l’azienda straniera. Per de Puyfontaine, la presenza del gruppo francese in Telecom Italia è “a lungo termine” e, soprattutto, “il meglio deve ancora avvenire”.

Rinnovato il mandato di Bollorè

Non solo Italia tra gli argomenti dell’assemblea parigina. Durante l’incontro con gli azionisti, infatti, è stato anche approvato il rinnovo del mandato di Bollorè quale membro del consiglio di sorveglianza e ha cooptato il figlio Yannick nello stesso cds. L’ok a Bollorè è avvenuto con l’82,12% dei voti favorevoli.

Perchè Vivendi vuole Mediaset (a tutti i costi)?

Mediaset, per quanto valga meno di Vivendi, è comunque il primo gruppo Media italiano per telespettatori e introiti pubblicitari. E non solo: l’azienda italiana è presente anche sul mercato spagnolo: anche questo è qualcosa che fa gola a Vivendi.
Grazie ad un eventuale accordo con l’azienda del Biscione, Vivendi potrebbe dare vita ad un polo media e telecomunicazioni sull’asse Roma-Parigi-Madrid.

I guai di Bollorè: indagato per aggiotaggio

La scalata di Vivendi a Mediaset era già programmata da tempo. Ed era un punto di arrivo (non definitivo) per Vincent Bollorè, che avrebbe deciso di disdettare l’accordo iniziale preso con Mediaset per far scendere il valore del titolo della casa del Biscione, e quindi approfittarne.

È con questa accusa che la procura di Milano ha iscritto VinceTelecomnt Bollorè e Arnaud de Puyfontaine nel registro degli indagati, nell’ambito dell’inchiesta della scalata di Vivendi a Mediase., seguita dai pm Stefano Civardi e Fabio De Pasquale.

Ci spieghiamo meglio. Secondo la procura di Milano, Vivendi non avrebbe più rispettato gli accordi presi con Mediaset “per far scendere artificiosamente il valore del titolo Mediaset” e quindi poi programmare la scalata “a prezzi di sconto”.

Che tutto sia stato pianificato era anche l’accusa contenuta nell’esposto che i legali del Biscione avevano presentato negli scorsi mesi in procura chiedendo, appunto, l’intervento dei Pm sulla faccenda.

C’è da dire, comunque, che l’iscrizione di Bollorè dopo la denuncia di Fininvest, era quasi cosa dovuta, per il proseguio delle indagini.

 

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