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Vi racconto come i giornali francesi hanno nascosto i guai di Sarkozy

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L’analisi di Pierluigi Magnaschi, direttore di Italia Oggi, sul bizzarro atteggiamento dei media in Francia sul caso Sarkozy-Libia

Coloro che lodano sperticatamente i quotidiani stranieri sono spesso coloro che li leggono alla svelta o non li leggono affatto. Basta prendere un recentissimo caso francese. Prima di analizzare il fatto è purtroppo necessario fare una breve premessa per capire bene il gioco delle date di copertina.

Il quotidiano Le Monde, infatti, porta la data del giorno successivo rispetto a quello della sua uscita. Infatti esce nel tardo pomeriggio per poter essere distribuito la sera a Parigi e solo il mattino dopo in tutte le località francesi. Quindi, ad esempio, l’edizione datata mercoledì 21 marzo era stata chiusa in tipografia nella precedente serata di martedì. Le Figaro invece segue i criteri classici e se viene chiuso nella notte di un giorno, porta la data del giorno successivo, quando cioè, fin dal primo mattino, viene messo in vendita nelle edicole. Due giorni fa, ad esempio, Le Monde ha dedicato la sua apertura (dico l’apertura!) della sua prima pagina (dico la prima pagina!) a un argomento che, al massimo, avrebbe dovuto essere pubblicato in una pagina interna. Le Monde invece, a questo argomento, dedica l’intera apertura della prima pagina. Il titolo, a caratteri cubitali, si domanda: «Perché gli uccelli scompaiono?».

Aver fatto una scelta ornitologica come questa, per la prima pagina di Le Monde, che è il più autorevole quotidiano francese, significa sicuramente che il giorno prima, in Francia, non era successo nulla. Càpita di rado, ma càpita. Ci deve essere stato, evidentemente, un vuoto di notizie come quando a Ferragosto, spesso, si finisce per titolare: «C’è un caldo insopportabile».

Sennonché, in Francia, quel giorno era successo un fatto di cronaca rilevantissimo. Addirittura sconvolgente: l’ex presidente della Repubblica, e tuttora influentissimo uomo politico francese, Nicolas Sarkozy, era stata messo in garde à vu (cioè, in pratica, arrestato, sia pure in attesa della convalida, entro 48 ore, del provvedimento restrittivo da parte del magistrato) presso i locali della polizia giudiziaria di Nanterre, sospettato di avere intascato tangenti addirittura dal dittatore libico Gheddafi.

Quando di primo mattino, com’è mia abitudine, ho letto, in versione elettronica la prima pagina di Le Monde del 21 marzo ho avuto subito la sensazione che mi fosse stata recapitata una fake news sotto forma di prima pagina. Questa scelta di Le Monde infatti è inesplicabile ed inconcepibile. Il mio amico Paolo Isotta, se l’avessi potuto interpellare, mi avrebbe sicuramente detto che il tipo di giornalista che ha preso questa decisione «nun tien ‘a faccia». Cioè se ne fotte del giudizio dei suoi lettori.

Mi sono convinto che quello che è stato fatto è pura verità, quando, giunto in redazione, ho avuto fra le mani la copia cartacea di Le Monde che è impossibile manipolare anche se, di fronte all’enormità di questa scelta, che si connota come un scandalosa autocensura, qualche dubbio mi era rimasto ancora.

Le Monde che aveva scelto di aprire la prima pagina con gli uccelli che scompaiono ha però poi dedicato all’arresto di Sarkozy il secondo titolo della prima pagina corredato anche dalla foto dell’ex presidente della repubblica francese. Ma, proseguendo nella propria autocensura, per trovare, all’interno del giornale, l’articolo relativo all’arresto di Sarkozy, bisogna arrivare addirittura a pag. 11. Ci sarà ovviamente chi, per salvare la faccia, si giustificherà dicendo che la notizia è arrivata all’ultimo momento. È una scusa che non tiene. Avendo lavorato come vicedirettore al giornale del pomeriggio la Notte, di fronte a una notizia di questo genere, per gettare all’aria tre pagine già fatte (ovviamente le prime) e per poi rifare in corsa le nuove tre pagine, su un argomento così importante, la redazione e i tipografi, opportunamente mobilitati, ci avrebbero messo non più di mezz’ora anche nei tempi delle linotypes e del piombo fuso. Con l’impaginazione elettronica (che è quella utilizzata attualmente) si sarebbe potuto fare anche molto più in fretta.

Le Figaro del 21 marzo non fa migliore figura. Avendo avuto la possibilità di trattare con più calma l’argomento, dedica tutta l’apertura della prima pagina a questo titolo: «Siria: i curdi abbandonati dall’Occidente» e lo correda con una immensa foto a colori (che non usa mai, con queste dimensioni, in prima pagina) in modo da saturare quasi l’intero spazio delle prima pagina stessa con una notizia che non è nemmeno di cronaca, visto avrebbe potuto essere data anche il giorno prima. Pazienza.

Uno, a questo punto, potrebbe ipotizzare che all’arresto di Sarkozy, Figaro dedichi almeno il secondo titolo come importanza (come, del resto aveva fatto Le Monde nella sua prima pagina). No, Figaro vuole battere il record dell’auto-imbavagliamento: la seconda notizia di prima pagina infatti la dedica al sindaco di Parigi, Anne Hidago, che non riesce a far funzionare come si deve il servizio di bike sharing nella capitale francese. A Sarkozy, Figaro dedica solo il terzo titolo di prima pagina, tra l’altro di sole due colonne. Il titolo dimesso, composto in caratteri minuscoli, dice: «Sarkozy interrogato su dei supposti finanziamenti libici». Robetta, insomma. Di Gheddafi, nemmeno l’ombra. E il particolare (tutt’altro che insignificante) che Sarkozy sia stato interrogato sotto arresto nella cella di un commissariato di polizia, non compare. Per la prima pagina del Figaro, Sarkozy avrebbe potuto anche essere stato interrogato nel salone imperiale della sua sterminata villa di Neuilly-sur-Seine, il quartiere ultrachic della iper-nomenclatura parigina dove egli vive con Carla Bruni.

Il seguito del servizio del Figaro sull’ex presidente della Repubblica francese lo si può leggere, non a pagina 2 e seguenti, come avrebbe dovuto essere doveroso, visto l’interesse del tema, ma a pagina 4, cioè su una pagina di sinistra che, come è noto, ha molto meno visibilità della destra perché su di essa lo sguardo del lettore tende a scivolare.

La conclusione? Teniamoci stretti e cari tutti i nostri gloriosi quotidiani che, alle volte, si lasciano andare ma che, ad una vergognosa autocensura nei confronti del potere come quella poc’anzi descritta, non si sarebbero mai prestati. Sarebbe stato, per tutti, non solo impossibile ma anche inconcepibile.

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