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Che cosa sta escogitando Trump contro la Cina

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L’approfondimento di Andrea Pira, giornalista di Mf/Milano Finanza

Contro la Russia sanzioni per aver interferito nelle presidenziali del 2016 e accuse di intrusioni informatiche che hanno messo a rischio le infrastrutture energetiche. Contro la Cina lo spettro di una guerra dei dazi e la richiesta di ridurre di 100 miliardi il surplus commerciale che Pechino vanta nei confronti degli Usa. Questi i due fronti aperti nelle ultime 24 ore dalla Casa Bianca. Nel caso cinese si tratta di conferme di quanto emerso come indiscrezione la scorsa settimana.

I NUMERI CINESI

Il taglio richiesto a Pechino è di 100 miliardi non di un solo miliardo come il presidente aveva scritto su Twitter subito dopo la missione a Washington di Liu He, uomo di fiducia del presidente Xi Jinping per gli affari economici. Si tratta di quasi un quarto del deficit da 375 miliardi che la bilancia commerciale statunitense sconta nei confronti della Repubblica popolare. Pechino a sua volta calcola un avanzo nel 2017 a quota 276 miliardi, ossia pari a due terzi degli oltre 442 miliardi di surplus globale.

COSA STUDIA LA CASA BIANCA

L’amministrazione statunitense, che Trump tra dimissioni e licenziamenti, sta rimodellando a sua immagine e somiglianza, non ha dato dettagli su come si immagina che i cinesi intervengano sulla bilancia degli scambi. Dalla capitale cinese ribattono che un’eventuale battaglia sulle tariffe non sarà un «gioco a somma zero».

LE RESTRIZIONI IN CANTIERE

 Ma più che ai recenti dazi su alluminio e acciaio, che soltanto in minima parte toccheranno la Cina (pur il bersaglio principale), Pechino guarda al pacchetto di misure protezionistiche che l’amministrazione Trump potrebbe mettere presto in campo. Si parla di tariffe che colpiranno importazioni dalla Cina per 60 miliardi nei settori delle telecomunicazioni, che i dipartimenti del Tesoro e della Giustizia potrebbero varare già la prossima settimana, assieme a restrizioni sui visti per gli studenti che si occupano di tecnologia e scienze. Intanto il dipartimento del Tesoro si è mosso sanzionando cittadini e agenzie russe per il ruolo nelle interferenze durante le elezioni che portarono Trump alla presidenza, tra le accuse per il magnate di legami con Mosca.

DOSSIER RUSSIA

Tema scivoloso, tant’è che ieri il procuratore speciale Robert Muller ha esortato la Trump Organization a consegnare tutti i documenti legati agli affari del presidente con i russi. Si tratta della prima vera azione contro entità russe nel corso dell’amministrazione del tycoon, comminate lo stesso giorno in cui Washington, assieme a Francia, Germania e Gran Bretagna ha condannato con una nota congiunta l’attacco all’ex spia russa Sergei Skripal e alla figlia, avvelenati con il gas nervino a Salisbury.

LO SCENARIO INGLESE

Un attentato, considerato un attacco alla sovranità britannica, che con «elevata probabilità» i quattro governi imputano alla Russia, senza intravedere alcuna un’altra soluzione alternativa. «Abbiamo iniziato a preparare misure in risposta», ha annunciato all’agenzia di stampa Interfax il viceministro degli Esteri, Sergei Ryabkov, in merito alle sanzioni, che ipotizza siano state pianificate per influire sulle presidenziali russe di domenica.

(articolo di Mf/Milano Finanza)

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