.Economia, Economia

Tax Ruling, non solo Apple. L’annoso problema Europeo

di

Tax ruling

Da Apple a Google, da Fca a Starbucks, passando per Amazon e Ikea: il problema del tax ruling coinvolge tutte (o quasi) le multinazionali

Non solo Apple. Il Tax ruling, il meccanismo in base al quale un paese spiega ad una multinazionale quale trattamento fiscale avrà (o le sarà riservato) in anticipo, delineando una sorta di accordo, è cosa vecchia. E a dirla tutta ha già fatto diverse (importanti) vittime: la Commissione Europea ha cambiato il suo atteggiamento verso le dinamiche fiscali che alcuni Paesi del Vecchio Continente riservano ad alcune grandi aziende. La multa ad Apple (ma non solo) ne è la più chiara testimonianza.

Tax ruling: il caso Apple

AppleBruxelles ha multato Apple per una cifra record di 13 miliardi di Euro, per aver goduto, dal 2003, di vantaggi fiscali illeciti accordati dall’Irlanda. Secondo la decisione Ue, Cupertino dovrà restituire alla stessa Irlanda le imposte inevase, grazie a un sistema di aliquote vantaggiose, sui profitti ottenuti nel periodo dal 2003 al 2014.

Fca: vantaggi fiscali dal Lussemburgo

Lo scorso anno, l’Unione Europea ha condannato Fca, per aver ricevuto attraverso la sua controllata Fiat Finance and Trade (FFT), un trattamento fiscale di favore dal Lussemburgo. Secondo le indagini svolte, infatti, FFT avrebbe pagato le tasse solo su una piccola parte del suo patrimonio contabile effettivo e lo avrebbe fatto anche a una remunerazione estremamente bassa. Per comprendere a pieno quanto stiamo dicendo, basterebbe pensare che se Fca fosse stata trattata a condizioni normali di mercato, gli utili imponibili dichiarati dall’azienda in Lussemburgo sarebbero stati 20 volte superiori. La controllata della casa automobilistica, dunque, ha ottenuto una riduzione indebita dell’onere fiscale pari ad almeno 20-30 milioni di euro. Anche Fca, come Apple, non ci sta alle accuse che le sono state rivolte e ha fatto ricorso.

Nel mirino Ue anche Starbucks, la multinazionale del caffè

Anche Starbucks Coffee Trading SARL è finita sotto indagine per tax ruling. I Paesi Bassi avrebbero ridotto in maniera artificiosa le imposte pagate dalla società statunitense, provocando un ammanco nelle casse dell’erario di 20-30 milioni. Quello di cui è stata accusata la catena di caffetterie, in realtà, è molto più complesso di quanto descritto sopra: non si tratta di semplici agevolazioni fiscali. Starbucks è stata accusata dall’Unione Europea di aver versato royalty molto alte alla controllata Alki, per l’utilizzo del know-how relativo alla tostatura del caffè. Un particolare: Alki non è tenuta a pagare le tasse né a Londra né nei Paesi Bassi. Girando alla sua controllata buona parte dei profitti, Starbucks Coffee Trading SARL avrebbe ridotto la base imponibile.

Amazon: tasse minime, in Lussemburgo

AmazonAnche Amazon avrebbe ricevuto un trattamento fiscale di favore da parte del Lussemburgo. In particolare, il colosso dell’e-commerce, grazie ad una legge del 2003, avrebbe pagato, come tasse dovute, solo una quota percentuale minima dei suoi introiti nel mercato europeo. Le indagini sono ancora in corso.

Tax ruling: indagini anche per Google, McDonald’s, Ikea

Sotto la lente d’ingrandimento Ue, per tax ruling, ci sono Google, McDonald’s, Ikea e e altre multinazionali europee. AbInBev e Atlas Copco, per esempio, avrebbero ricevuto un trattamento di favore dal Belgio.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati