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Spotify cresce ancora. Tutto pronto per debutto in Borsa

Spotify

Spotify punta ad un direct listing: sarebbe la prima volta che un’azienda di queste dimensioni sceglie di rinunciare ad intermediari per vendita azioni

 

I numeri ci sono. Spotify continua a crescere ed ad attrarre nuovi utenti. Nelle ultime ore, la piattaforma di streaming musicala lanciata nel 2008 da un’idea di Daniel Ek (ex CTO di Stardoll) e Martin Lorentzon (co-fondatore di TradeDoubler), ha annunciato di aver raggiunto 70 milioni di abbonati e 140 milioni di utenti in 61 paesi, il doppio del rivale più immediato, Apple Music.

Le sorprese non finiscono qui. Il colosso svedese, infatti, sembrerebbe aver presentato alla Sec, ottenuta l’autorizzazione formale a procedere, la documentazione per un direct listing, che dovrebbe arrivare tra marzo e aprile, al New York Stock Exchange. Cosa significa? Che Spotify sceglie un collocamento azionario iniziale che emarginerà intermediari e sottoscrittori: ci sarà una vendita di azioni esistenti direttamente agli investitori. Se le indiscrezioni venissero confermate, la società svedese sarebbe la prima azienda di queste dimensioni (vale, ad oggi, 20 miliardi) a scegliere una quotazione simile.

Che la quotazione in Borsa si a vicina, lo si comprende anche dalla volontà di eliminare i vecchi debiti. Due fondi, TPG e Dragoneer Investment Group, avevano capitanato un prestito da un miliardo a Spotify (denaro che ha consentito di resistere a pressioni per accelerare l’Ipo), ma il debito è stato trasformato in buona parte in azioni che poi avrebbero venduto a Tencent al doppio.

Non mancano comunque le grane. La piattaforma di streaming musicala sarebbe finita nell’occhio del ciclone a causa di alcuni diritti d’autore non pagati. La società Wixen Music Publishing, titolare esclusivo delle licenze di canzoni di varie band e artisti (compresi Tom Petty, Neil Young, Janis Joplin, Doors, Missy Elliott) ha fatto causa per 1,6 miliardi di dollari al servizio di streaming musicale online Spotify, con l’accusa che il colosso svedese della musica in streaming avrebbe usato migliaia di brani senza averne i diritti di riproduzione e senza pagare quanto dovuto.

In particolare, Spotify avrebbe fatto ascoltare ai propri utenti, senza averne il diritto, canzoni come “Light My Fire” dei Doors o “Free Fallin’” di Tom Petty. Per questo Wixen Music chiede danni per un minimo di 1,6 miliardi di dollari insieme a un decreto ingiuntivo. La causa è stata depositata venerdì scorso presso un tribunale californiano. A  dirla tutta, per Spotify non è il primo problema legale in materia di licenze. Nel maggio scorso la compagnia di Stoccolma si è accordata per un pagamento da 43 milioni di dollari volto a evitare una class action capitanata dagli autori David Lowery e Melissa Ferrick. A luglio, invece, sempre per via dei diritti sono arrivate le cause di due editori musicali di Nashville, Rob Gaudino e Bluewater Music.

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